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LINEE PERCORSE DALLE VETTURE OMMIBUS
DELLA
SOCIETA' ANONIMA
(Veggasi la pianta della Città in fine della Guida).

DALLA PIAZZA DEL DUOMO ALLA PORTA VENEZIA
Linea A  - Colore Rosso: Piazza del Duomo, Corso Vittorio Emanuele, Corso Venezia alla Porta.



Linea A.
(Colore rosso è Porta Venezia).

MONUMENTI EDIFICI RIMARCHEVOLI, ECC.
Palazzo di Corte (Si può visitare nelle ore del giorno ).
Arcivescovado. Piazza Fontana. Palazzo del Duomo.
Galleria Vittorio Emanuele.
Uomo di Pietra. Galleria De Cristoforis.
Colonna di San Babila.
Palazzo di Prefettura.
Regio Conservatorio.
Reale Collegio delle fanciulle.
Seminario.
Palazzo delle Assisie.
        Serbelloni.
        Ciani. Saporiti.
Barriera.
Lazzaretto.
Giardini Pubblici. Museo Civico.
Villa Reale (Si può visitare nelle ore del giorno).

CHIESE.
Metropolitana e sue ricchezze.
Di Campo Santo.
Di San Carlo.
Di San Babila.
Della Passione.

TEATRI.
Santa Radegonda.
Teatro milanese.

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PIAZZA DEL DUOMO.

La nuova Piazza del Duomo è in corso di esecuzione su disegno dell'architetto comm. Giuseppe Mengoni da Bologna.
I lavori vennero cominciati nel marzo 1870.

Metropolitana.

Fra i più celebri e rinomati edifici, non solo d'Italia, ma benanco d'Europa, è la nostra Cattedrale. Questa insigne chiesa ebbe principio l'anno 1386 al 15 marzo; venne innalzata sulle rovine della antica chiesa di Santa Maria Maggiore o Duomo jemale, nel luogo ove era già il tempio pagano a Minerva. -
Le fondamenta di essa furono fatte gettare da Gian Galezzo Visconti, signore di Milano, allo scopo di costruire un monumento che, nella sua magnificenza e gigantesca mole, attestasse la grandezza del suo potere. -
Per la costruzione assegnò vistose rendite, e donò la copiosissima cava di marmi bianchi di Gandoglia, che trovasi presso il Lago Maggiore. -
Ignorasi tuttodì quale ne sia stato l'architetto; ovvi però chi ne attribuisce il disegno al tedesco Enrico Gamodia, e chi allo svizzero Marco da Campione. -
Il nostro Omodeo nel 1490 innalzava la massima aguglia.
Pellegrini, e quindi il Richini o Cerano disarmonizzarono collo stile greco-romano il carattere gotico del tempio nella facciata, che fu compiuta soltanto nel 1810 per ordine di Napoleone I dal Pollak e dall'Amati.  
l'interno è a croce latina, diviso in cinque navate da 52 piloni sorreggenti la volta. La lunghezza dalla porta d'ingresso allo sfondo del coro è di metri 148; la larghezza nella croce di 87, e l'altezza alla statua della Madonna di 108. Dal piano al sommo della massima cupola si ascende per 328 gradini (*).
E bello dall'alto mirare la sottoposta marmorea mole, stupenda per le 116 guglie piramideggianti, per le 4000 e più statue, poi trafori, balaustrate e terrazzi, lavori di più secoli; ed intorno l'animato spettacolo della lombarda metropoli; e più lungi l'ubertoso agro milanese, dove la celebre Abbazia di Chiaravalle, e più remota la maestosa Certosa di Pavia, e il memorabile campo di battaglia di Magenta, e gli ameni colli della Brianza colla Rotonda del Cagnola, e infine la catena dei monti che trasportano il pensiero fra le delizie dei laghi di Como e di Lecco.
Nell'interno del Duomo, dove la luce penetra attraverso le vetriate dipinte, quali da artisti del 500, quali dai contemporanei Bertini, spiccano i monumenti eretti all'arcivescovo Ariberto, l'inventore del Carroccio; a Gian Giacomo de' Medici, che vuolsi disegno del Michelangelo con statue di bronzo di Leone Leoni; al Vimercate e al Caracciolo, del Bambaja, autore dell'altare della presentazione; a Ottone Giovanni Visconti; all'arcivescovo Arcimboldi; inoltre ammiransi l'urna di porfido del Battistero, le statue di Martino V e di Pio IV de' Medici, quella di San Bartolomeo dell'Agrati, i bassorilievi del capocroce allo svolto, e le statue del Bussola, la Madonna dell'albero del Buzzi, denominata dal ricco candelabro che sta dinanzi all'altare ; i pulpiti rivestiti di rame stonati da Andrea Pelizzone e sostenuti ciascuno da quattro cariatidi `di bronzo; gli intagli degli stalli del coro, della cantoria; il tabernacolo all'altare maggiore, opera dei Solari lombardi e dono di Pio IV ; infine nella segrestia meridionale il Tesoro, e nella cripta o cappella sotterranea, la preziosa urna ove riposa la salma dell'arcivescovo S. Carlo.
Nel principio del Duomo ovvi una meridiana eseguita nella seconda metà. del secolo passato sotto la direzione dell'illustre astronomo Boscovich, la cui perfezione subì qualche pregiudizio in occasione in cui si rifece il pavimento.

(*) Si può salire sul Duomo mediante pagamento di una tassa di centesimi 25 per ogni persona da mezz'ora dopo l'Ave Maria del mattino ad un' ora prima di quella della sera. Una disposizione dell'Autorità non permette che si abbia a salire da soli.

Palazzo Reale.

L'area ove ora sorge questo edificio era anticamente Il Broletto, o sede del'autorità cittadina. Trasferito il Municipio nel 1228 in Piazza Mercanti, Matteo I Visconti converse quel luogo in palazzo ducale ; Azzone nel 1336 lo ornò; Galeazzo II lo rifabbricò, e Francesco Sforza lo abbellì. Il palazzo era al di fuori cinto da portici, rinforzati da quattro torrioni, e per una via sopra i tetti comunicava col privato palazzo del Visconti a S. Giovanni in Conca. Logorato dagli anni, fu nel 1662 modificato, per ordine del governatore Don Luigi de Gusman Ponza di Leon, dall'architetto Ambrogio Pessina con due grandi portici laterali, sui quali erano dipinti in medaglie i ritratti dei governatori di Milano. -
L'arciduca Ferdinando lo fece rifabbricare tra gli anni 1772 al 1778, come è al presente dall'architetto Giuseppe Piermarini da Foligno, scolaro di Luigi Vanvitelli napoletano (*). Il palazzo è grandioso, e le stanze sono addobbate con lusso, adorne di bei damaschi, di stucchi e di pitture di Giocondo Albertolli, Knoller, Traballesi, Hayez, Palagi ; ma sopratutto di Andrea Appiani. Magnifica è la gran sala delle Cariatidi. -
Nel 1796 vi furono posti gli uffici della Repubblica Cisalpina.
Nella maggior sala il giorno 9 luglio 1797 vi si diede il gran pranzo patriottico ai deputati di tutti i comuni di Lombardia, destinati a dare il loro voto a nome del popolo per la creazione della Repubblica Cisalpina. Soggiacque dopo il 1799 a varie destinazioni; finchè vi fu insediata il 24 giugno 1802 la sede del governo della Repubblica Italiana.
Creato il Regno d'Italia serv+ di abitazione al Vice-Re, principe Eugenio di Beauharnais; come poi lo fu dal 1818 al 1848 pel Vice-Re austriaco, l'arciduca Rainieri.
Oggi è di proprietà del Re.
Al. palazzo reale è unita una chiesa dedicata a San Gottardo, pur fatta erigere da Azzone, la quale conserva tuttodì della sua antica costruzione in terra cotta e dello stile del XIV secolo, il poscoro e il campanile, il più bello della città, e dove fu posto nel 1336 dal Visconti il primo orologio a batteria che suonasse in Italia. Fu in diverse epoche rimodernata: vi sono pitture di Knoller e Traballesi.
Sulla soglia di questo tempio, la mattina del 16 maggio 1412, veniva pugnalato il duca Giovanni Maria Visconti, il quale, a soli 20 anni, si era giàmostrato uno dei più atroci tiranni.

Arcivescovado

Il primitivo edificio fu distrutto da Attila, e rialzato quindi nel 573 dal metropolita Lorenzo II; atterrato ancora dal Barbarossa, venne ricostruito nel 1178, dopo il trionfo di Legnano, dall'arcivescovo Galdino, e reso più agiato da Giovanni Visconti, e più ancora nell'anno 1494 da Guido Antonio Arcimboldi.
Nel 1565 San Carlo Borromeo lo compò per opera del Pellegrini, il quale architetto ideò il magnifico cortile con portici dorici sotto, e jonì sopra e la porta bugnata verso la via delle Ore, e l'altra verso il Duomo.
Del Pellegrini è anche la bella scuderia di forma decagona a tre piani. Il cortile verso la Piazza Fontana è opera di Fabio Mangone, fatta eseguire dal cardinale Federico Borromeo.
Nel 1797 vennero sloggiati i preti, e vi fu insediato mi Consiglio militare francese, unitamente alle carceri pei detenuti francesi e cisalpini, e verso la fine del 1798 vi risiedette il Comitato di Polizia.
Dal 1799 in avanti ritornò esclusiva sede degli arcivescovi.
Nel cortile del Pellegrini veggonsi ora due magnifiche statue colossali, il Mosè di A. Tandardini e l'Aronne di G. Stilizza. Nelle stanze Arcivescovili vi è una Galleria di quadri fondata dai cardinali Monti e Pozzobonelli.

Piazza Fontana.

A questa Piazza si diede il nome di Fontana, allorchè nel 1780 venne abbellita e lastricata, ponendovisi nel mezzo la fontana di granito rosso, ridotto a lucido, disegno di Piermarini, con due bellissime Sirene di marmo bianco di Carrara, opera di Giuseppe Franchi carrarese, celebre professore di scultura nell'Accademia di Belle Arti.
l'acqua per l'alimento della fontana si trae dal canale Seveso, che scorre di sotto la città, per mezzo di una ruota mossa continuamente dalle acque medesime del Seveso.
Questo luogo era il Viridarium degli antichi, e, se si deve credere al Fiamma, vi era un vasto giardino, nel mezzo del quale i Gentili veneravano la statua della dea Februa, quale oracolo a cui ricorrevano per le predizioni sopra l'esito della guerra. Nell'anno 1864, idi primavera, fa abbellita da verdi zolle ed alberi e sedili a cura del Municipio.

Palazzo della fabbrica del Duomo.

A tergo della Metropolitana ovvi il palazzo sede dell'Amministrazione della fabbrica del Duomo. Venne eretto su disegno dell'architetto Pietro Pestagalli dopo l anno 1845.
La facciata a colonne ne è grandiosa.
Nell'interno del palazzo trovasi la piccola chiesa dell'Annunziata, detta di Campo Santo, perchè nel medio evo in questo luogo eravi un cimitero.
Sull'altare si vede un basso rilievo di marmo di fabbrica che doveva essere posto ad ornamento della porta settentrionale della Metropolitana. In questa Piazza si esponeva nel medio evo, in tempo di pace, il famoso Carroccio.

Teatro Santa Radegonda.

Qui presso, nella via omonima, è il teatro di Santa Radegonda costruito nel 1850, sull'area di una sala che serviva a pubblici trattenimenti, con disegno dell'architetto Giacomo Moraglia. Ivi era l'antica chiesa di Santa Radegonda, demolita nel 1783, nel cui spazio veniva eretto verso il 1803 un teatro per marionette dalla signora Anastasia Franzini, vedova Barbini in società con Carlo Re, e quindi convertito dalla sola Barbini in teatro per opera o commedia circa l'anno 1810; e il vecchio teatro durò a tale uso per alcuni anni soltanto.

Galleria Vittorio Emanuele.

I lavori di questa Galleria, unica al mondo, vennero solennemente iniziati il 7 marzo 1865, avendovi posta la prima pietra re Vittorio Emanuele.
L'architetto ne fu il comm. Giuseppe Mengoni.
La costruzione durò due anni e mezzo circa. Fu aperta al pubblico il 15 settembre 1867.
Misura metri 195 di lunghezza; metri 14, 50 di larghezza; all'ottagono la larghezza è di metri 39. La superficie totale dei fabbricati è di metri quadrati 8600.
L'altezza dei fabbricati è di metri 26; quella dal piano alla sommit? dei vetri nelle braccia intorno all'ottagono è di metri 32, e di metri 50 l'altezza della cupola dell'ottagono.
Gli archi maggiori verso le Piazze del Duomo e della Scala hanno una luce di metri 24 per metri 12, 21; quelli d'ingresso verso le vie Silvio Pellico e Berchet metri 23 per metri 12.
Venticinque statue d'illustri italiani, eseguite da artisti milanesi, adornano gli ingressi e l'ottagono. Quattro affreschi veggonsi negli scompartimenti della volta dell'ottagono, larghi metri 15, alti 7, 50; e furono eseguiti: L'Europa, dal Petrasanta; L'Asia, dal Giuliano; L'Africa, dal Tagliano; L'America, dal Casnedi.
Gli stessi egregi artisti eseguirono nei pennacchi dei due grandi archi laterali quattro figure ; sono all'arco verso la via Silvio Pellico : La Scienza, del Pagliano, e L'Industria, del Pietrasanta. All'arco verso la via Berchet: L'Arte, del Canedi, e L'Agricoltura, del Pagliano.
In questa Galleria vi sono magnifici negozi, e i due più eleganti caffè di Milano (*).

DALLA PIAZZA DEL DUOMO  A PORTA VENEZIA.

Teatro milanese.

Questo teatro venne fondato dal dottor Carlo Righetti nell'anno 1869 per rappresentazioni in dialetto milanese ed operette buffe; è sotto gli auspici di un'Accademia, il cui presidente è il Sindaco di Milano, e conta fra i soci onorari illustrazioni dell'arte cittadina.
Il locale fu ridotto in forma di teatro a spese del fondatore su disegno dell'architetto Carlo Vismara; è molto elegante; possiede pitture pregevoli, fra le quali due quadri del Domenico Induno.
Pur bello è il telone, rappresentante Meneghino che cede il primato alla giovane Commedia milanese.

L'Uomo di Pietra.
Sul Corso Vittorio Emanuele, all'altezza del primo piano della casa N. 29, evvi incastrata al muro un'antica statua molto digradata dal tempo, che il popolo designa col nome di Uomo di Pietra, e che rappresenta
(*) Sulla prima pietra della Galleria sta incisa la seguente epigrafe:

VITTORIO EMANUELE
RE D'ITALIA
POSE
7 MARZO 1865
AUSPICE IL RE. MAGNANIMO
DITE RIVENDICAVA L'ITALIA A LIBERTA'
MILANO INIZIA LE GRANDI IMPRESE
DEI. LAVORO E DELL'ARTE
CHE NELLA LIBERTA'
HANNO VITA RIGOGLIOSA E FECONDA.
una persona togata.
Varie sono le opinioni intorno a questa statua; alcuni la vogliono attribuire a Cicerone, per essere scritta ai piedi una sentenza di questo oratore; altri a Mario, od a Cesare, ed altri ad Adelmano Menclozio, creato arcivescovo di Milano l'anno 948, per la vicinanza della di lui casa di abitazione, e per avere esso fatta in quel luogo fabbricare una chiesa, demolita nel 1787. più probabile è l'asserto del Grazioli che la vuole di qualche console romano, che, benemerito di Milano, ha conseguito l'onore della statua.

Chiesa di S. Carlo.

Sull'area dell'antica chiesa di Santa Maria dei Servi o del Sacco, che da ultimo era stata ridotta dalla gotica forma dal Pellegrini, si gettavano le fondamenta nell'anno 1838 della chiesa attuale di S. Carlo, che fu terminata nel 1851. Costò circa 3,000,000 di lire. Il disegno, non troppo felice, è dell'Amati.
Dicontro alla chiesa evvi il grande Albergo della Ville, fabbricato non sono molti anni.

Galleria De-Cristoforis

Vicino alla chiesa di San Carlo vi è la Galleria De-Cristoforis.
Venne incominciata nell'anno 1830, ed inaugurata nel 1832 con una sfarzosa festa da ballo in costume, data dall'arciduca vicere Rainieri.
L'elegante disegno è dell'architetto Andrea Pizzala; fu costruita sull'area di antico palazzo appartente al duca Serbelloni.

Leone di Porta Venezia.

Il leone su di una colonna, che vedesi a destra nel principio del Corso di Porta Venezia risale al 1502, e fu eseguito a spese della città per volere del prefetto Catiliano Cotta.
La colonna venne eretta soltanto nel 1626 da Carlo Francesco Serbelloni.
Varie sono le asserzioni degli storici su questo monumento; alcuni opinano sia testimonio della vittoria riportata da Francesco I Sforza sui Veneti a Caravaggio ; altri lo stemma della Porta Orientale, che era uno stendardo bianco con lione nero.
Chiesa di San Babila

Sulle rovine dell'antico tempio del Sole venne innalzata la chiesa di San Babila. Subì una totale riforma nel 1588, e fu anco a' nostri giorni rimodernata. - La chiesa era anticamente fuori delle mura della città, le quali seguivano la linea delle due vicine vie del Monte Napoleone e Durini.

Palazzo di Prefettura.

Nella vicina via di Monforte, che si trova a destra della chiesa di San Babila, evvi il palazzo della Regia Prefettura, residenza pure del Prefetto.
Il disegno di questo palazzo è di Giovanni Battista Diotti, che ne era proprietario. In una delle sue sale possiede pitture dell'Appiani.
L'attuale facciata venne costruita dipoi con disegno dell'architetto Pietro Gilardoni, e terminata nel 1818.
Innanzi a questo edificio, già sede dei governatori austriaci, cominciò la gloriosa lotta delle cinque giornate del marzo 1848, che finì colla cacciata degli Austriaci dalla città.

Chiesa di Santa Maria della Passione.

La chiesa di Santa Maria della Passione, che trovasi nella vicina via del Conservatorio, fu fatta innalzare, in forma di croce greca, da Daniele Birago, arcivescovo di Mitilene (in partibus) nel 1485, e donata ai padri lateranensi. Il celebre scultore Cristoforo Solari, detto il Gobbo, eresse nel 1530 la grandiosa sua cupola.
Nel 1692 venne ridotto il tempio a croce latina. -- La stravagante facciata fu disegnata dall'architetto Rusnati.
Questa chiesa ha peregrine pitture di Bernardino Luini, di Daniele Crespi, di Giulio Campi, di Cesare Procaccini, di Enea Salmeggia, di Gaudenzio Ferrari, ecc. Degno di ammirazione è il bellissimo monumento a Daniele Birago, opera del celebre Andrea Fusina, che lo eseguì nel 1495.

Regio Conservatorio.

Presso la chiesa della Passione vi è il Regio Conservatorio di Musica, il cui edificio, già convento dei padri lateranensi, non offre nulla di rimarchevole.
Il Conservatorio fu istituito nel 1808 a spese del governo. Dell'antico refettorio si formò una elegante sala con palco ad uso di teatro, testè rimodernata, che serve per accademie vocali ed istrumentali.
Nel 1868 venne in esso creata una biblioteca musicale.

Reale Collegio delle Fanciulle.

Nella via della Passione, vicinissima al Conservatorio, è il Reale Collegio delle Fanciulle. Fu esso fon-dato da Napoleone I, con decreto 18 settembre 1808, e riformato nel 1861; quivi venne da altra sede trasportato soltanto nell'anno 1864. Vi sono stabiliti 24 posti gratuiti a vantaggio di fanciulle di famiglie civili, i cui genitori abbiano reso notevoli servigi allo Stato.
Il disegno del grandioso edificio è dell'architetto Besia; esso era prima propriet?_del conte Archinti.
Ritornando sul Corso Venezia per la via della Passione, e quindi lungo il Naviglio, troviamo il

Seminario.

Il Seminario Maggiore fu fatto erigere sull'area di una casa di Umiliati nel 1570 da San Carlo Borromeo, su disegno di Giuseppe Meda, uomo di genio intraprendente e perseverante.
La Porta che dal Corso mette all'edificio fu aggiunta, circa un secolo dopo, dall'arcivescovo Alfonso Litta su disegno di Richini, fiancheggiato da maestose cariatidi, rappresentanti la Pietà e la Sapienza.
Il grandioso ed imponente cortile è degno di ammirazione per la sua vastità e bellezza; ha due ordini architravati l'uno sopra l'altro con colonne maestose binate, dorico il primo, jonico il secondo.
Nel 1798 furono i seminaristi traslocati altrove, per porre in quell'edificio i prigionieri tedeschi; quindi nel 1799 i giovani requisiti per le milizie della Cisalpina.
Nel ritorno degli Imperiali fu rimesso in pristino.
Nel 1859 servì per qualche tempo di ospedale militare pei sol-dati feriti, austriaci e francesi.

Casa Castiglioni.

Di contro al Seminario evvi la casa bramantesca ora del sig. Silvestri, e gi?à di proprietà Stampa-Castiglioni, ed in origine dei marchesi Pirovano, indi degli Scaccabarozzi.
Questa casa, in oggi molto rovinata ed informe, si annovera solo per essere stata una delle prime fabbriche del Bramante, e di sua mano dipinta.
Ove è il ponte sorgevano gli Archi o Por-toni di Porta Orientale, costruiti di viva pietra sulla forma delle antiche porte romane dopo la desolazione di Federico Barbarossa nel 1171. Su di essi vedevasi scolpita una scrofa in atto di allattare i suoi piccoli parti.
Vennero de-moliti nel 1819 (*).

Palazzo delle Assisie.

Poco discosto dal ponte, volgendo a sinistra, lungo la via del Senato, è  il palazzo sede ora della Corte d'Assisie. è In questo luogo sorgeva anticamente un monastero di Umiliate.
San Carlo Borromeo nell'anno 1579 lo fece demolire, ed affidò l'incarico all'architetto Fabio Mangone di costruirgli un nuovo fabbricato, ove istituì un Collegio detto elvetico, venendovi educati i chierici svizzeri. Concorse all'opera anche il cardinale Federico Borromeo. L'edificio è de' pii vasti e ben architettati che si conoscano in Italia. I suoi ampi cortili sono adorni di doppio porticato dorico e jonico, con colonne di granito.
La facciata, alquanto barocca, è del Richini. Nel 1786 1' edificio fu convertito in sede del governo.
Nel 1797 fu destinato per le riunioni del Gran Consiglio dei Juniori della Repubblica Cisalpina ; indi per sede del Ministero della guerra della Repubblica Italiana. Sotto il Regno italico vi aveva residenza il Corpo Legislativo, il Senato ed il Ministero della guerra. Nel 1817 il governo austriaco vi poneva gli Uffici della Contabilità dello Stato, la quale venne abolita, con poco senno, nel 1864.
(*) Tre erano le porte costruite sulla forma delle romane, e cioè la Orientale, la Romana, demolita nel 1782. e gli Archi di Porta Nuova.
Ritornando al ponte di Porta Venezia devonsi rimarcare :

Palazzo Busca.

Appena passato il ponte, a man dritta, è l'imponente palazzo del defunto Antonio Busca.
Apparteneva già alla famiglia Serbelloni.
Lo fece innalzare Giovanni Galeazzo Serbelloni, di poi consultore della Re-pubblica Italiana, su disegno del valente architetto Simone Cantoni; venne terminato soltanto nell'anno 1795. Magnifica ne è specialmente la facciata; nel mezzo di questa si vede un bellissimo pezzo architettonico con colonne isolate che forma una loggia maestosa, decorata di un grande bassorilievo di stucco dello scultore Donato Carabelli, rappresentante alcuni fatti della storia di Milano del tempo di Federico Barbarossa.
In una sala del primo piano vi è un dipinto del Traballasi, Giunone che cerca sedurre Eolo perch?è sommerga il naviglio trojano. Sulla facciata di questo palazzo, verso il ponte, vi è una lapide che ricorda avere ivi preso stanza Napoleone Bonaparte, entrato la prima volta in Milano, il 15 maggio 1796.
Il giorno 8 giugno 1859 vi abitò il re Vittorio Emanuele.
Di contro al palazzo Busca è la chiesa di San Pietro Celestino ; possiede buone pitture dello Storer e del Procaccini, ecc.

Casa Ciani.

Poco lungi, a sinistra, vi è la casa del barone Ciani, sorprendente per decorazioni in terra cotta; ha bassorilievi ed iscrizioni riferentisi ai gloriosi fatti delle guerre combattutesi per la indipendenza italiana negli anni 1859 e 1860.

Palazzo Saporiti

Nell'area del soppresso convento dei cappuccini a Porta Orientale (1810), citato nei Promessi Sposi del Manzoni, un signor Belloni, arricchitosi coi giuochi che si tenevano nel teatro alla Scala, su disegno dell'ingegnere architetto Giusti, verso il 1811, faceva innalzare questo palazzo, comperato quindi dalla fa-miglia dei marchesi Saporiti.
Maestosa ne è l'architettura, con grandioso colonnato d'ordine jonico, ricca di un bassorilievo di Pompeo Marchesi e di varie statue di divinità, in parte la-vorate dallo stesso Marchesi ed in parte da Grazioso Rusca.
In questo tratto di Corso è pur degno di essere osservato il palazzo Ponti, gi? appartenente alla famiglia Bovara, e quindi a quella dei Camozzi di Bergamo, e testè al Busca.
L'elegante disegno di esso è dell'architetto Fe-lice Soave.
Fu abitazione degli ambascia-tori della prima Repubblica Francese.

Porta Venezia.

Questa porta si chiamò sino al 1862 Orientale, anche Lenza, per corruzione di lingua. I Romani l'appellavano Argentea, vuolsi perchè da quivi entravano le ricchezze del paese. Alcuni storici affermano fosse dedicata al Sole, perchè da questa parte nasce ad illuminare la citt?. L'antica porta fu demolita nel 1784, e in quell'anno venne incominciata la nuova su disegno del Piermarini; i lavori non terminarono che nel 1795.
Nel 1827 l'Amministrazione della città, volendo nuovamente rifabbricarla, ne affidò il lavoro all'architetto Rodolfo Vantini di Brescia, che lo compì nel 1831.
l'esecuzione di questa porta o barriera, con colonne, statue e bassorilievi, è molto commendevole. La Concordia e la Giustizia sono di Pompeo Marchesi; l'Eternità e la Fedeltà, del Monti di Ravenna; Cerere e Vulcano, di Gandolfi ; Minerva e Mercurio, di Cacciatori; i bassorilievi di Busca, Somaini, Sangiorgio, ecc.

Il Lazzaretto.

Appena fuori di Porta Venezia, a sinistra, è situato il Lazzaretto, stato eretto su disegno di Lazzaro Palazzi nel 1489 da Lodovico Sforza, detto il Moro, ad insinuazione di Antonio Bembo, dopo la pestilenza dell'anno 1461, per la più comoda cura e separazione delle persone sane dalle infette. Il cardinale Ascanio Sforza, fratello del duca, contribuì alla generosa impresa. Il terreno aveva appartenuto al conte Galeotto Bevilacqua, che ne aveva fatto dono all'Ospedale Maggiore. --La fabbrica nel 1507 fu ridotta come al presente da Luigi XII re di Francia, in quell'epoca signore di Milano.
San Carlo, su disegno del Pellegrini fece erigere nel centro una bella cappella di figura ottagona con otto arcate aperte, affinchè gli ammalati potesser dalle loro celle vedere la celebrazione degli uffici divini. Dal 1785 in poi servì 1' edificio a differenti usi.
Il giorno 9 luglio 1797 si celebrò nel Lazzaretto la generale Federazione di tutti i capi dei diversi dipartimenti della Repubblica Cisalpina; venne allora denominato Campo di Marte, innalzandovisi la statua della Libertà, che venne dal popolo spezzata il 28 aprile 1799, all'entrare dell'esercito austro-russo.
Manzoni, ne'suoi Promessi Sposi, descrive sovranamente questo luogo.
Dicontro al Lazzaretto vi è la R. Scuola superiore di medicina veterinaria, con annesso ospedale per cura degli animali domestici infermi.
Poco discosto vi è pure uno stabilimento per lezioni di nuoto, detto Bagno di Diana, che fu architettato da Andrea Pizzala.
Il bello stradone, che si presenta dicontro alla porta, venne decretato da Napoleone I. Chiamasi di Loreto; esso continua sempre così maestoso sino alla Reale Villa di Monza.

Giardini Pubblici.

Rientrando in città per la Porta Venezia, a destra, si presenta il magnifico bastione omonimo.
Questo tratto di bastione, tutto alberato a doppio ordine di ippocastani, con comodi marcia-piedi, che si estende sino a Porta Nuova, è il passeggio preferito dalla popolazione. Qui hanno luogo i corsi pei quali la nostra città ha rinomanza. A destra di esso godesi la veduta degli ameni colli briantei, e dei monti comaschi e bergamaschi fino alle grandi Alpi. A sinistra presentansi i Giardini Pubblici.
Al vecchio Giardino, che trovasi tra il bastione e il Corso Venezia, si scende per una magnifica gradinata. Esso venne ideato dal Piermarini, e fu incominciato l'anno 1785 per ordine di Giuseppe II nell'area ove già sorgevano i monasteri di San Dionigio, che ricordava l'arcivescovo Ariberto, demolito nel 1770, e delle Carcanine, demolito nel 1775. E disegnato, secondo l'antico gusto francese, a viali regolari con un folto boschetto, fiancheggiante il giardino della Villa Reale.
Nel mezzo sorge un fabbricato quadrato ed isolato, già disegno dello stesso Piermarini. Da molti anni era in rovina per avvenutovi incendio. Ora, a cura di una società, fu ristaurato ed abbellito sotto la direzione dell'ingegnere architetto Giuseppe Balzaretti.
Nell'interno questo edificio ha un'elegante sala, sorprendente per la sua ampiezza; essa serve per concerti musicali, feste da ballo, esposizioni, accademie, ecc. Fu inaugurato il 22 febbrajo 1871.
Il nuovo giardino, incominciato nel 1856 su disegno dell'ingegnere Balzaretti nell'area principalmente della estesissima ortaglia già di proprietà Dugnani, venne aperto al pubblico nel 1861; esso desta l'ammirazione di tutti per la bellezza del suo disegno ; è a viali tortuosi, ad ondulazioni di terreno che innalzasi bruscamente al di là del rivolo che lo attraversa in senso diagonale. Una parte di questo passeggio è ridotta a giardino zoologico.
Dal bastione vi si accede da un ponte di ferro ; ha pure parecchi ingressi dalla via Palestro, Piazza Cavour e via Manin. Nell'altipiano evvi un elegante caffè assai frequentato nella estiva stagione.
Questo giardino possiede parecchie statue, due delle quali del Pattinati, l'una rappresentante L'Italia e l'altra Carlo Porta, il gran poeta milanese. Dal nuovo giardino pubblico si può accedere al

Museo Civico (*).

Il Museo pervenne al Municipio nel 1838 per l'acquisto da esso fatto delle ricche raccolte d'oggetti naturali, di proprietà del nobile Giuseppe De Cristoforis e del professore Giorgio Jan; ampliato in seguito sem-pre più con nuovi acquisti e privati doni. ?

(*) E' visibile pubblicamente nei giorni di domenica e di giovedì, dalle ore 10 della mattina alle 4 pomeridiane nell'estate, e dalle 11 antimeridiane e 3 pomeridiane nell'inverno; negli altri giorni devesi ritirare permesso o dei Municipio o del direttore del Museo.
Venne nell'attuale edificio trasferito nel 1864 dalla via del Circo, ed ordinato dai professori Jan e Cornalia. Racchiude collezioni di ogni ramo di zoologia, di botanica, di mineralogia, di geologia, di etnografia ed altre istruttive curiosità. Il palazzo apparteneva alla famiglia Dugnani sopra nominata, e conserva ancora vari affreschi del Porta di Milano, e del 'I'iepolo di Venezia. In esso fu per qualche tempo il Reale collegio delle Fanciulle. Sotto al porticato vi è un gruppo in gesso del Marchesi rappesentante Ercole che libera Alceste.
Nella via Palestro, che lambe il nuovo giardino pubblico verso la città, evvi la

Villa Reale.

Questo palazzo venne eretto su elegante e sontuoso disegno dell'architetto Leopoldo Pollack per ordine del generale Lodovico Belgiojoso ; fu terminato nel 1793. L'interno e l'esterno dell'edifizio annunziano il buon gusto dell'architetto. Sotto il regno Italico ven-ne in possesso del governo. Vi abitarono principi e sovrani; nel 1859 Napoleone III, vittorioso sui campi di Magenta. Ora è proprietà del principe ereditario Umberto di Piemonte.
La più bella facciata di esso è quella verso il giardino.
Grazioso Rusca, Francesco Carabelli e Bartolomeo Ribossi scolpirono le statue che adornano in alto il palazzo.
Le medaglie all'interno con figure a basso rilievo di stucco, rappresentanti vari fatti storici e favolosi, di cui forni i soggetti il Panini, sono di Donato Carabelli, di Angelo Pizzi, di Carlo Pozzi e di Andrea Casareggio. Nell'interno ammirasi una grande medaglia di Andrea Appiani, che rappresenta il Parnasso, ultima opera di quel pittore, e affreschi di Bernardino Luini, trasportativi su tavola dal casale della Pelucca presso Monza.










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