Legnano story - note personali
Precedente  |  Successivo ]     [ Su  |  Primo  |  Ultimo ]     (Article 49 of 293)
 
 
Chiese ed oratori trecenteschi
 
Il triste destino subito da tutti i palazzi signorili della Legnano rinascimentale non tralasciò di accomunare alcune chiese ad una demolizione altrettanto miserevole.
Questa sorte toccò, principalmente alle chiese conventuali, le quali subirono le vicende degli ordini monastici stessi. Presenti nella Legnano medioevale e rinascimentale in gran numero le comunità religiose presero a scomparire dalla fine del 1500 in avanti.
Con loro persero di importanza anche i monasteri delle Clarisse (voluto dai Vismara), degli Umiliati di S. Erasmo, dei Frati Minori osservanti dell'antico convento di S. Angelo sorto già all'epoca di Leone da Perego; scomparve il convento di S. Caterina edificato lungo via Lampugnani a fianco della braida, il convento di S. Agnese presso l'attuale piazza 4 Novembre, il convento di S. Maria del Priorato, i cui ultimi resti furono demoliti nel 1963. Facendo un esame di tutti questi edifici si finirebbe per cadere in un discorso archeologico. Infatti di loro rimangono solo qualche foto ingiallita, tanti documenti di fondazione, compravendite, donazioni, e nei casi più fortunati qualche affresco strappato che ci riempie di stupore, vuoi per la testimonianza di un onorevole passato, vuoi per il messaggio culturale che ancora oggi è in grado di comunicarci.
Tutti questi conventi costruiti in sasso e mattoni erano dotati di un oratorio o chiesina annessa (spesso solo aule rettangolari di modeste dimensioni) che non sono sopravvissute al nostro secolo devastatore. Elenchiamo quindi solo a titolo di testimonianza: la chiesa di S. Maria del Priorato che ci ha lasciato un affresco con un ecce homo, dai cartigli ed alcuni conci scolpiti; la chiesa di S. Angelo, che vestì per molti Legnanesi importanti la funzione di ultima dimora e nella quale su affreschi molto antichi era effigiato il beato arcivescovo Leone da Perego; la chiesa di S. Agnese che, sopravvissuta al suo convento (in piazza 4 Novembre), era stata ai primi del 1400 sconsacrata ed adibita ad uso civile; la chiesa dell'Annunciata posta alla fine di via Corridoni e da lunghi anni in disuso prima della demolizione ed il cui convento era posto lungo il Sempione poco prima della casa Corio dotato di una piccola cappella priva di divisione tra pubblico ed officiante; la chiesa di S. Nazaro in Legnanello posta a fianco della località cosidetta La Morta, dove sono state rinvenute le tracce del cimitero dei Legnarellesi; la cappellina di S. Chiara nel convento donato dai Vismara (in corso Italia) ed una chiesa di S. Maria in Legnanello (forse una nuova denominazione per il S.Nazaro che per altro scompare dagli elenchi ufficiali delle chiese dopo il 1500) demolita nel 1940 e posta tra il Sempione e via Galvani.
Dobbiamo purtroppo per esigenze di brevità tralasciare la descrizione degli edifici scomparsi per i quali si rimanda il lettore ai preziosi scritti dell'ing. Guido Sutermeister pubblicati a cura della Società Arte e Storia di Legnano, continuando invece una descrizione dei monumenti rimastici ai quali in ordine d'importanza si deve anteporre a nostra basilica maggiore.
 
 
 
Certamente non paragonabili, per importanza architettonica ed opere d'arte contenute, alle più grandi chiese di S. Magno, S. Ambrogio, Santuario delle Grazie e chiesa di S. Maria nascente sul Sempione, molte piccole cappelle ed oratori della Legnano antica, sono riuscite a giungere integre a noi, nonostante l'assedio loro portato dalla città moderna in evoluzione.
In ordine di anzianità esse sono:
la chiesetta di S. Erasmo, la chiesa di S. Martino, l'oratorio di S. Bernardino, l'oratorio della Purificazione, l'oratorio della Ponzella, l'oratorio della cascina Mazzafame e l'oratorio della cascina Olmina.
Sono tutte aule rettangolari di poche pretese architettoniche. L'origine è in genere conventuale o si rifà all'ingrandimento di qualche cappellina sacra da lungo tempo preesistente sul luogo.
Vengono adibite come oratori conventuali o, più tardi (Ponzella  Mazzafame - Olmina) come piccole chiese legate ad un complesso rurale in cui si officia la domenica, per non sottoporre i fedeli a troppo lunghi trasferimenti. Le dimensioni oscillano tra i 6-8 metri di larghezza ed i 9-12 metri di lunghezza.
Sono coperte con soffitto piano di legno e solo verso la fine del 1700 furono dotate di piccola sagrestia o fu ampliato il campanile in precedenza costituito da un semplice muro con aperta una finestrella per la campana, sul tipo di quello che possedeva la chiesetta di S. Giorgio al castello di cui abbiamo precedentemente parlato.
Tra tutte la più antica come luogo di culto deve essere stata la chiesetta di S. Martino. Il fatto che sia legata al santo cui vengono dedicati molti mortorietti, che sorga sul luogo più prossimo al teatro delle ultime fasi della battaglia di Legnano, che sia stata usata come mortorietto fino alla fine del 1600, ci induce a ritenerla ingrandimento di una cappellina votiva del XII secolo. Essa è tuttavia stata rinnovata e la forma antica non traspare più dagli attuali muri. I materiali costruttivi di queste chiese sono il legno, il mattone, le tegole, le pavimentazioni in cotto; nessuna opera è in marmo, eccettuata la soglia; l'altare è fatto in muratura intonacata con alcune decorazioni in legno dipinto; anche le balaustre erano semplici recinzioni in legno.
Un bell'esempio di questo tipo di altare e balaustra in legno decorato era presente nella chiesetta del castello, come si vede ancora nelle fotografie, ma è stato stupidamente distrutto in affannose ricerche.
Alle finestre spesso non erano apposti serramenti, ma solo grate con una tenda. Grande semplicità quindi modestia di materiali. Le opere d'arte da loro contenute sono poche anche se talvolta importanti per la storia di Legnano.
In esse si coglie forse con più vigore la forza della fede dei Legnanesi antichi e ci si avvicina alla vera vita del borgo fatto non solo di nobiltà, ma da tanti agricoltori ed artigiani di gusti semplici e con un bilancio non sempre attivo da far quadrare.
Per maggior completezza del discorso facciamo seguire una serie di note riassuntive della storia di ciascuna delle citate chiesette con una breve descrizione.
 
 
Posto lungo il Sempione a fianco dell'ospedale di Legnano, questo piccolo oratorio (cubiti 14 x 33) è segnalato negli elenchi del 1300 lasciatici, come già accennato, dallo storico Bussero.
Esso era affiancato all'ospizio-convento di S. Erasmo fondato quasi certamente dal padre umiliato Bonvesin della Riva (morto nel 1313, il 5 gennaio).
Prima del grande ospedale-ospizio, di cui si è già parlato nella prima parte di questo libro, una stazione tenuta dai frati, costituiva un'importante struttura di asilo per i viandanti che percorrevano già nell'XI secolo, l'antica Strada Magna oggi Sempione.
Questa stazione assunse il compito della cura dei malati e dei vecchi con Bonvesin della Riva e fu quindi ingrandita e dotata, nel 1300, anche di una chiesetta con un altare dedicato a S. Margherita. Il complesso mantenne nei secoli fino al 1925, la funzione di ospedale e di orfanotrofio e ricovero per i vecchi.
Vi era infatti sulla facciata una finestra dotata di una bussola rotante nella quale, le donne, che non intendevano allevare i loro nati, di notte lasciavano i piccoli "esposti" perché le suore li crescessero con carità cristiana. Veniva data anche una certa quantità di vino e di pane alle partorienti, e questo uso era richiamato da un affresco vicino alla porta. La facciata dell'edificio duecentesca nelle forme architettoniche, era letteralmente costellata da affreschi aggiunti di volta in volta da donatori o viandanti. Formava un vero e proprio polittico di stili e colori.
Quando nel 1925 venne decisa la demolizione dell'edificio medioevale che ingombrava il Sempione e doveva essere rimodernato per divenire un più efficiente ricovero per anziani dotato di convenienti servizi, infermeria e mensa, fu incaricato il pittore Gersam Turri di strappare le affrescature più belle che sono ora custodite nel museo civico. Le altre vennero invece distrutte assieme ai muri. La chiesetta-oratorio posta sul fianco venne invece restaurata ed in parte rinnovata. All'edificio trecentesco, già rimodernato nel 1490 da Gian Rodolfo Vismara, vennero modificati i muri esterni, rifiniti in paramano e pietra, fu cambiata la facciata settecentesca in lesene di cemento con portale a timpano triangolare e la facciata stessa rifatta in mattoni fu adattata ad uno stile trecentesco un poco falso, con una lunetta sopra il portale ed un rosone cieco al centro della facciata "a capanna".
All'interno oggi troviamo uno degli affreschi strappati dalla facciata dell'ospedale, che testimonia le origini del monumento. Sull'altare è posto un bellissimo trittico donato da Gian Rodolfo Vismara nel 1492, rappresentante al centro la Madonna col Bambino che tiene in mano una rosa. Sulla sinistra un S. Erasmo e sulla destra S. Magno vescovo benedicente.
Nel 1930 spesso si fece per questa pala riferimento a Benvenuto Tisi detto "il Garofalo" che firmava i suoi quadri ponendo un garofano in basso a destra. Questa attribuzione è tuttavia azzardata, in quanto il Tisi non ebbe modo di dipingere nel Legnanese e secondariamente i fiori raffiguranti nel quadro sono tutte rose.
Per la composizione delle figure e per il cromatismo, quest'opera ben conservata, si inquadra molto bene nelle produzioni artistiche della Legnano di fine 1400. Potrebbe essere quindi ascrivibile al Cristoforo Lampugnani che dopo il Melchiorre aveva lavorato per i nobili legnanesi.
La cappella maggiore venne affrescata agli inizi del 1800 dal pittore legnanese Antonio Maria Turri.
Sulla facciata laterale nel 1925 è stata trasportata una lapide in granito con le date 1677 e 1927, alle quali si devono riferire eventuali lavori di ammodernamento.
 
 
Come già accennato, questa chiesina sorge più vicina, tra tutte, alla zona che vide le ultime fasi della battaglia di Legnano. Essa è posta quasi alla fine di via 29 Maggio sul bordo di quella discendenza del terreno che i Lombardi della Lega avevano scelto come ostacolo difensivo, per attaccare dall'alto il Barbarossa atteso da Castellanza in valle. Tale scoscesità era stata invece interpretata dai Tedeschi, giunti alle spalle dei Lombardi da Borsano, come un baluardo scelto dai nemici a mo' di impedimento per una propria ingloriosa fuga. lronia della sorte, una vera e propria scelta sbagliata aveva costretto gli Italiani a battersi come leoni per non morire ed aveva cambiato le sorti della battaglia stessa. La dedicazione della chiesina a S. Martino appare antica quanto la battaglia stessa.
La forma della chiesa è semplice, con un'aula rettangolare sulla quale, nel 1400, fu inserito un ampliamento. L'orientamento originale, nord-sud, venne così modificato col trasporto della facciata ad ovest. La chiesa è dotata di una piccola sagrestia con una bella volta a crociera e da un'auletta laterale che doveva costituire locale per riunioni in occasione delle processioni agricole.
Il padre prevosto Pozzo la definisce: chiesa campestre posta fra le vigne tra S. Angelo et la Castellanza, et per quello si vede dalle scritte antiche fu sempre con il nome di Chiericato, et è antichissima come dalle pitture, et fabrica si vede.
Nel 1700 vennero chiuse le aperture a lato della navata principale che consentivano di vedere l'interno del mortorietto e furono dotate di serramenti anche le due finestrelle quadrate della facciata.
Venne infine costruito un campaniletto con una bella cornice mossa sopra la cella campanaria.
Nel 1977, grazie all'interessamento della contrada di S. Martino, guidata da Sandro Gregori, la chiesetta è stata restaurata con una nuova pavimentazione (la primitiva era in cotto), si è provveduto a rivedere la copertura, a pulire gli affreschi, a porre una vetrata artistica nella finestra di facciata, opera di Roberto Maria Mascheroni. E' invece l'artista libanese Elbacha l'autore di un grande mosaico policromo eseguito, sempre con i temi della battaglia di Legnano e della contrada, come pavimentazione marmorea del sagrato della chiesina.
L'antica strada che passava davanti a questa, giungeva un poco più a nord vicino alla cosidetta via del Confinante (via Dandolo) ove si trova una seconda chiesina ancor più antica, detta di S. Giorgio.
In questa si trovano affreschi databili agli inizi del 1300.
Nel suo intorno furono seppelliti molti morti e soldati (forse anche quelli della battaglia, a giudizio di Sutermeister).
Tutta la zona detta in Galvagno (ricordiamo i reperti romani) dovette dunque per secoli costituire un importante nucleo della Legnano più antica. Nella chiesina di S. Martino, ci ricorda il maestro Pirovano, un Joannes Lampugnanus dipinse una bella deposizione con la Madonna e le Pie Donne, di sapore mantegnesco, attorno al 1480.
 
 
La terza e più recente (stando agli elenchi delle visitazioni di San Carlo - 1580)  delle piccole chiese di Legnano e' ubicata presso la cascina San bernardino a sud-ovest della città, alla fine di via Liguria via Delle Palme.
E' un piccolissimo oratorio (cubiti 8 x 15), in cui si venera un affresco raffigurante la Madonna, edificato a ricordo delle prediche di S. Bernardino nel convento di S. Angelo, nell'anno 1444.
Il prevosto Pozzo ci dice che era più antica, e nell'anno 1642 fu intrapreso l'uso di celebrare la festa di S. Bernardino, il 20 maggio. L'autore racconta anche l'aneddoto riguardante un malvagio che, passando, ruppe con un'archibugiata, la campana, ma colpito da mala sorte dovette rendere l'anima otto giorni dopo per morte violenta. Subito dopo, la chiesa venne messa a posto da padre Gervaso Crivello e venne per lunghi anni officiata.
Nel 1800 vi si fecero dei lavori e il venerato affresco con la Madonna, il Bambino, e S. Bernardino, fu restaurato in quanto presentava una grave spaccatura dovuta alla caduta di un fulmine sulla chiesetta.
In quella occasione per riparare tutta la costruzione stessa furono abbattute le due ali di muro a fianco dell'affresco e venne ricreato un arco con due porte laterali le quali portavano in una cappella absidale semicircolare aggiunta come coro all'oratorietto.
A proposito dell'affresco  occorre ricordare un fatto curioso, nel 1940 esso fu attribuito dall'ing. Guido Sutermeister a Daniele Crespi detto "il Cerano".
Tale denominazione sempre ripetuta senza osservare il dipinto, ha portato alla comune nomea di "affresco del Cerano. Nel 1970 in occasione della visita da parte del Sovrintendente alle Gallerie di Milano, questa attribuzione fu esclusa, infatti il Cerano era molto più grandioso nel suoi dipinti, inoltre, mentre il suo modo di ritrarre S. Carlo riproduce sempre il naso adunco originale del Borromeo (lui lo conosceva in vita), il ritratto presente in questa chiesina porta un naso, di grandi dimensioni, ma diritto, esattamente come lo voleva la moda pittorica del 1600. La chiesina inoltre era sotto il patrocinio dei Lampugnani e lo dimostra lo stemma gentilizio sull'acquasantiera all'ingresso. Quando alla fine del 1700 si pose mano alle riparazioni dei danni causati dal fulmine, l'affresco fu ritagliato e coperto da una cornice lignea con lesene e capitelli che sorreggono una trabeazione a mo' di iconostasi sormontata da due angioli.
In questo modo fu rovinato e scomparve il cartiglio con la firma dell'autore. Questo si nota invece presente su un disegno del 1700 che riporta (due volte) la scritta Fancicus Lampugnanus fecit 1644. Con questa dedica cadono tutti i dubbi circa lo stile dell'opera che è proprio attinente a quello dei fratelli Lampugnani soprattutto paragonandolo alla Pala d'Altare di S. Ambrogio. Ed è anche più logico che anticamente i nobili Lampugnani facessero lavorare i loro rinomati artisti, invece di chiamare un concorrente da Milano. Tanto più che stando alle lettere del Perracino al Cardinal Sfondrati, egli testualmente dice essere una cosa più fantastica che reale il pensare di poter dare incarichi per pitture private al Procaccini od al Cerano che erano oberati di lavoro per gli enti ecclesiastici più importanti. Questo ovviamente ci allontana ancor di più dall'oratorio di S. Bernardino.
Sempre nel 1800 la chiesina fu arricchita di una piccola sagrestia sul lato sinistro, a fianco della torricella del campanile. Al suo interno il pittore Antonio Maria Turri eseguì gli affreschi recentemente scoperti dopo l'ultimo restauro degli anni Settanta.
In questa occasione l'intervento della Contrada di S. Bernardino ha permesso di restituire salute fisica al tetto pericolante, ai pavimenti ed ai muri della chiesa.
L'affresco venerato è stato spostato in fondo all'abside e l'interno della chiesina è divenuto più grande per l'afflusso dei fedeli, essendo state modificate le balaustre.
 
 
Legnanello fin dal 700 d.C. era stata una frazione staccata di Legnano; aveva, già nel 1300, tre chiese.
La prima che abbiamo già visto era quella di S. Erasmo; la seconda era la chiesetta di S. Stefano che però, sorgeva presso S. Vittore Olona, e quindi è edificio più classificabile come non legnanese, la terza era la chiesa di S. Maria o dell'Annunciazione che l'ing. Sutermeister individua presso la località La Morta, lungo il Sempione e che, con ogni probabilità, era dedicata prima ad un S. Nazaro poi scomparso come titolazione dell'altare.
Quest'ultima chiesetta non compare più negli elenchi ufficiali delle chiese, già nel 1530. In sua vece, nei cataloghi, comparirà, 17 anni dopo, un piccolo oratorio presso il convento delle Canossiane della Barbara Melzi che, assumendo il nome di S. Maria della Purificazione, fungerà da chiesa parrocchiale per la frazione di Legnanello fino al 1902, quando verrà poi eretta la basilica in stile neoromanico del Redentore.
La vecchia chiesina di S. Maria tuttavia rimase in piedi (forse sconsacrata) fino al 1940, anno in cui venne allargato il Sempione e l'angolo di via Galvani vide scomparire l'edificio che all'esterno presentava foggie secentesche.
La chiesina della Purificazione benché strutturata con un semplice oratorio privato, è tuttavia molto aggraziata nelle forme.
In facciata presenta un bel portico con quattro colonne portanti degli archi coperti da un tettuccio a capanna.
Il rimanente frontone è decorato con due finestre rotonde circondate da festoni in stucco con fiori e frutta. Al centro una più severa finestra rettangolare dona luce alla navata interna. Questa è unica e rettangolare, terminante con un'abside. Nel presbiterio si trovano pregevoli affreschi dei pittori Lampugnani Francesco e Giovanni Battista.
Attualmente viene usata come cappella privata dall'istituto delle suore Canossiane con la cancellata posta sull'esterno a filo del colonnato sempre chiusa.
Sul suo sagrato, fino alla fine del 1800, si tenne la caratteristica festa legnanese del "Caru mi caru ti"  il giorno 2 febbraio di ogni anno.
Con la creazione della nuova chiesa parrocchiale l'uso fu trasferito in piazza Redentore.
 
 
 
 
 
 
fine pagina