Legnano story - note personali
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Non si hanno indicazioni certe sulle origini del castello, ma piu' di una citazione contenuta in atti testamentari o in altri manoscritti, che piu' avanti annoteremo, fa riferimento ad un "castrum Lignanum" esistente prima del mille.
Sussistono tuttavia dei dubbi che si si riferisca al palazzetto fortificato pervenuto nell'anno 800 da Carlo Magno all'arcivescovo di Milano Pietro Oldrado, fortilizio che resistette anche agli assalti delle truppe di Corrado III, ma non e' altresi' da escludere del tutto che si tratti proprio del maniero di San Giorgio, cioe' quello che oggi chiamano ancora Castello Visconteo.
 
E' certo comunque che questa antichissima costruzione puo' essere considerata vero e proprio castello fortificato soltanto dopo che passo' in proprieta' di Oldrado LampugnaniQuale Oldrado???(1473). Prima poteva essere al massimo una residenza di campagna o un rifugio sicuro per qualche signorotto dell'epoca. Da alcune caratteristiche della parte piu' remota della costruzione e da qualche citazione che se ne ricava da documenti riguardanti gli arcivescovi milanesi, si puo' arguire che sul luogo sorgesse un convento di frati. Ma la posizione era piu' adatta a realizzare un vero e proprio fortilizio che non a mantenervi un tranquillo luogo di preghiera e meditazione ascetica.
Ma vediamo piu' compiutamente, cercando di risalire alle origini, la cronologia dei successivi possessi con le relative trasformazioni che ebbe il complesso al quale e' legata tanta parte di storia legnanese e della signoria viscontea.
Dunque da convento di frati a residenza o "fortilizio di emergenza". Trascuriamo il difficilmente documentabile periodo di destinazione ecclesiastica per soffermarci su quella successiva. Il documento piu' indietro nel tempo e' rappresentato dal manoscritto "C 51 Inf."(Documento da ricercare), custodito nella biblioteca Ambrosiana di Milano, citato anche da Floriano Canetoli, (blasone bolognese cioe' Arme Gentilizie di Famiglie Bolognesi - 1971) che mette addirittura in relazione il "castrum" legnanese con i privilegi concessi dagli imperatori greci ai conti di Angera, con la deduzione di fare ritenere il castello di Legnano piu' antico della venuta di Carlo Magno. Ma siamo nel campo delle congetture prive di conforti storici autentici. Fermiamoci allora soltanto al manoscritto della Biblioteca Ambrosiana sopra citato.
In esso, certo Fanusio Campana, autore del manoscritto, afferma che tra i condottieri che militavano tra le file di Carlo Magno, vi fu un Licinio Legnani "vir magmanimus et officiosus, qui constituta familia in urbe  Mediolanensi, de Lignanis vocata est, et condidit castrum Lignanum".
Uno studio molto approfondito sul castello di legnano lo ha lasciato Guido Sustermeister in "memorie n. 8" (Documento da ricercare) della regia Deputazione Lombarda di Storia patria - sezione di Legnano, edito nel 1940, con una raccolta dei documenti relativi. Il Sustermeister che concorda con la tesi di un convento di frati trasformato poi in "castro", colloca la edificazione del maniero attorno alla prima meta' del 1200, escludendo l'eventualita' che lo storico Bugatti, appunto citato dal Sustermeister stesso, si riferisca al palazzo fortificato di Leone da Perego del quale oggi restano le vestigia nell'edificio dove ha sede l'asilo infantile del centro.
La rocca, oggi conosciuta a Legnano come Castello Visconteo, era denominata nei documenti in cui erano descritti gli eventi delle lunghe contese tra i Torriani ed Ottone Visconti, come "castel San Giorgio". Tale denominazione, diventa piu' frequente nei successivi secoli XIV° e XV°, ai tempi cioe' del dominio visconteo e sforzesco. Forse questa indicazione sta appunto per avvalorare la tesi che in origine il castello doveva essere un convento di frati regolari Agostiniani con annessa una chiesa dedicata a San Giorgio.
In un documento datato 14 ottobre 1261 (codice della croce n. 18) (Documento da ricercare) si afferma che in un certo punto del pianoro tra Legnano e Cascina Meraviglia (territorio di Canegrate) presso l'Olona e prati irrigui, vi era una chiesa di San Giorgio e convento.
E non si deve confondere questo immobile di destinazione ecclesiastica con l'odierno San Giorgio su Legnano in quanto nella descrizione delle chiese del tempo, redatta nel 1304 da Goffredo da Bussero, si ricava che non esisteva ancora chiesa nel punto dove oggi sorge il Comune di San Giorgio. Lo stesso Giulini nella sua "storia del Milanese, nei secoli bassi" (Documento da ricercare) afferma che la prima chiesa a San Giorgio si ebbe nel 1390.
Comunque, sia pur con il conforto di questi autorevoli dati, non e' possibile ricavare una data certa circa le origini della primitiva costruzione sulle cui vestigia sara' poi edificato un vero e proprio castello.
Cessata la remota destinazione di sede di convento di Padri Agostiniani e passata la proprieta' della costruzione e dei beni terrieri annessi, all'arcivescovo e signore di Milano Ottone Visconti, questi tra il 1230 e il 1257 fece edificare il primo nucleo del futuro maniero; probabilmente pochi locali da utilizzare come sicuro riparo a mezza strada tra Milano e il Contado del Seprio.
In tutta la Lombardia si contano a decine i castelli Viscontei; in particolare su un vasto perimetro attorno a Milano, collocati in zone dove, nel Medio Evo, la Signoria Visconti possedeva proprieta' agricole. Essi costituivano fedeli sentinelle avanzate, ottime posizioni per la difesa, nonche' per il ricovero di armigeri nella eventualita' di incursioni di predoni o conquistatori di terre, incursioni frequenti in quella tormentata epoca.
I Visconti avevano fatto ubicare il castello di Legnano in una posizione strategica, su una lingua di terra creata dalla biforcazione dei due rami dell'Olona, con l'intento di proteggere le fertili terre che si estendevano tra l'antico borgo di Legnano e la plaga che spaziava oltre Canegrate e San Vittore Olona, gia' caratterizzata dai primi mulini lungo il corso dell'Olona.
Il primo nucleo del futuro maniero si ritiene che fosse costruito tra il 1230 e il 1257 per l'incarico di Ottone Visconti, Arcivescovo e Signore di Milano. Doveva trattarsi inizialmente di un semplice "castro" composti da due semplici locali sovrapposti.
Per parlare comunque di un vero e proprio maniero, con torri e mura merlate dobbiamo attendere l'inizio del secolo successivo. Gli archi di ingresso, in mattoni come comunque tutto il resto della costruzione, sono tipici dello stile del XIII° secolo. Caratteristiche particolari sono date proprio dai laterizi cuneiformi alternati a pietre bianche onde saldare gli intersizi e dalla finestre con la sommita' ad arco, per alcune incorniciate con doppie file di mattoni in rilievo a mo' di ornamento e piccoli rosoni ai due angoli superiori.
Per circa un ventennio ed esattamente tra il 1257 al 1276 il maniero con le proprieta' adiacenti passa per confisca al nuovo arcivescovo di Milano, Martino della Torre, il quale amplio' a nord e in parte anche a sud la costruzione, rendendola piu' sontuosa.
Abbiamo trovato un riferimento storico relativo a questo periodo di possesso dei della Torre sulla "Storia di Milano nei secoli bassi" scritta dal conte Giulini, riferimento poi ripetuto nella piu' recente "Storia di milano" (vol IV):(Documento da ricercare) Nell'aprile del 1273 appunto in questo "Castello di San Giorgio presso Legnano" ospiti dei signorotti milanesi Francesco e Napoleone Della Torre, si rincontrarono re Edoardo d'Inghilterra e la regina Eleonora di Castiglia. Dopo la disgraziata spedizione dell'ottava crociata per la liberazione dei luoghi sacri dai turchi. Il re d'Inghilterra, con il suo seguito, era appunto in viaggio di ritorno dall'Oriente.
L'arcivescovo Ottone Visconti, abbattuti i Torriani, riconquista nel 1276 l'intero possedimento. Da Ottone Visconti il castello passo' all'ultimo signore della stirpe, Filippo Maria il quale nel 1437 lo assegno' "in dono e soldo" per la fedelta' e la dedizione di lunghi anni ad Oldrado Lampugnani.II° (4.2)  Questo era stato infatti prima precettore del minorenne duca e quindi ne era diventato capitano e diplomatico rendendogli numerosi servigi nel burrascoso periodo della di lui dominazione.
La famiglia Lampugnani si era insediata nel castello sin dalla fine del 1300, godeva molti privilegi e notevole reputazione avendo dato un arcivescovo a Milano e diversi abati al monastero di S. Ambrogio nonche' uomini d'arme, consiglieri, diplomatici alla Signoria. Il Lampugnani con la donazione veniva anche autorizzato a fortificare il castello. E l'Oldrado II° (4.2) affido' infatti agli ingegneri ducali il compito di farne un gioiello del suo genere. Nel periodo del suo possesso infatti il castello venne munito di mura piu' resistenti, di un torrione di ingresso e di un vallo nonche' di un ponte levatoio. Proprio in questa fase di rifacimento venne mutato l'ingresso principale che un tempo era sul lato di Ponente. Venne costruito un torrione di ingresso di gran mole e funzionale appunto in corrispondenza del ponte levatoio verso la facciata nord.
Sul portale, tra le due feritoie lungo il quale scorreva il ponte levatoio si nota ancor oggi la lapide in marmo di Oldrado Lampugnani II°.
I lavori di fortificazione, come risulta da documento conservati negli archivi dell'Ospedale Maggiore di Milano, vennero eseguiti nel 1445.
Alla morte di Oldrado nel 1460, il castello passa al nipote Giovanni Andrea (5.16), anch'egli capitano d'armi e cavaliere d'onore.
Questi mori' senza eredi maschi e la successione del castello divenne difficile. Oltre tutto nella prima meta' del '400 nella Lombardia si susseguivano contese tra capitani di ventura e signorotti che si disputavano il possesso dei castelli fortificati. Fu appunto in quest'epoca che il maniero subi' svariati attacchi a opera di Francesco Sforza i cui movimenti nel territorio periferico di Milano toccarono spesso il borgo di Legnano. In queste alterne vicende il castello fu occupato e liberato piu' volte e successivamente venne anche in possesso dei francesi, per confisca, durante le gesta di Ludovico il Moro. Nel 1524 Francesco Sforza, ripreso il sopravvente affido' al patrizio Francesco Stampa il compito di estromettere i francesi dal castello e fu cosi' che il maniero fu incendiato prima di essere abbandonato dal condottiero francese Teodoro Trivulzio, che era un acerrimo nemico dei Lampugnani.
Ma alle dispute belliche per il possesso del castello che bene o male venne poi ricostruito, seguirono quelle per la successione tra i componenti della famiglia Lampugnani alla morte di Giovanni Andrea. La contesa civile del possesso del castello si protrasse dal 1507 al 1659. Ebbe infatti inizio allorche' al primitivo defunto proprietario subentro' Oldrado III°  (6.12) conte di Ripalta d'Adda e governatore di Parma. Alla sua morte (1528) il castello con quattro mulini, due sedimi e 2024 pertiche di terreno circostanti passo' al figlio Ferdinando I° (7.7) . Oldrado III prima della morte fece riparare il castello visconteo restituendone i tratti distrutti dai francesi nello stile barocco che ormai incombeva.
Nel 1554 fu realizzata la vasta ala a Mezzogiorno con due ampi saloni per feste e ricevimenti e si aggiunsero decorazioni esterne ed affreschi, opere di Alessandro Pusterla che nel tempo andarono perdute. Venne anche costruita a nuovo la cappella gentilizia dedicata  a San Giorgio. E proprio da questa cappella il castello era denominato di San Giorgio, che non ha alcun riferimento alla vicina localita' di San Giorgio su legnano.
Francesco MariaE' forse un Visconti (cercare) non aveva eredi e alla sua morte fece donazione del maniero con le terre e i mulini circostanti all'Ospedale Maggiore di Milano, dal quale nel 1795. lo acquisto il marchese Cristoforo Cornaggia Medici. In possesso di questa nobile famiglia milanese, il pregevole immobile venne trascurato e ridotto ad alloggio per i contadini della vasta tenuta agricola circostante, in pieno dispregio ai sentimenti della popolazione e delle autorita' legnanesi di quei tempi, le quali ultime, assistettero inermi al decadimento del maniero.
Nessuna opera di manutenzione ordinaria ne' straordinaria ci risulta fosse stata compiuta nel periodo di proprieta' Cornaggia Medici ed il maniero si e' ridotto nelle condizioni in cui si trova attualmente e cioe' quasi un rudere, ad eccezione della chiesetta, del torrione centrale e di qualche altra parte interna.
In tali condizioni e' pervenuto, dopo lunghe trattative all'amministrazione comunale di Legnano dagli eredi del marchese Cornaggia Medici. Il compromesso di cessione risale al 1963 ma venne modificato, nella sostanza e nella forma, successivamente anche per l'intervento dell'Autorita' tutoria.
La cessione venne comunque perfezionata piu' tardi ma il Comune ha potuto avere la piena disponibilita' del castello in pratica soltanto nel 1973
Nel periodo in cui il castello visconteo era stato tenuto in proprieta' dei Cornaggia Medici, molti nobili dell'epoca nonche' le tele e qualche altro ornamento, vennero trasferiti nelle varie altre proprieta' che i Cornaggia avevano a Mozzate Seprio e a Besnate. Di tutto il materiale prezioso, affreschi compresi, che arricchivano il vetusto maniero, ben poco, ad eccezione di alcuni stemmi nobiliari posti in rosoni esterni o sui camini, e' conservato nel museo civico.
I Cornaggia trasportarono nella loro villa di Mozzate Seprio anche un lettone artistico antico in legno, in stile barocco con torciglioni a candelabro agli angoli e a una testata, pure finemente intarsiata, che aveva al centro una Madonna con bambino di pregevole fattura.
Questo letto appartenente di certo ad Oldrado III° Lampugnani e fino al 1929 era ben conservato, la leggenda popolare si ostina a chiamarlo "il letto del Barbarossa" nonostante l'evidente anacronismo.
Sarebbe gran cosa se si riuscisse a recuperarlo, eventualmente acquistandolo assieme ad altre opere d'arte che si trovano nel castello per farne un nuovo ornamento, allorche' la costruzione monumentale sara' restaurata. Tra i quadri vi era anche un ECCE HOMO a tre quarti di busto, seduto su una sedia e reggente in mano una verga di comando. Si tratta di una tela di 80 cm. x 100 circa, attribuita al Guercino. Nel 1939 fu acquistata dal Commendator Ing. Enrico Cerini. Altre tele pervennero dalla famiglia Cornaggia Medici a certo Luigi Granata di Milano.
Il castello di legnano, anche se mal ridotto, conserva pur sempre il suo valore storico. Per circa otto secoli fu muto testimone di tanti avvenimenti che si susseguirono nella nostra zona. Esso ci ricorda momenti tristi e periodi di splendore; nei suoi saloni per feste e ricevimenti, molte antiche nobili famiglie della Legnano dei tempi andati si alternarono per divenire protagoniste dei fasti di una piccola corte nostrana. I sotterranei del castello con i suoi cunicoli, non tutti esplorati in epoca piu' recente, celano segreti che forse resteranno impenetrabili. Il Sustermeister aveva provato l'esistenza di un cunicolo sotterraneo, una vera e propria "segreta" che forse raggiungeva in direzione di San Vittore Olona una casa del '400 ancor oggi esistente in via Magenta n. 2 appartenuta alle famiglie Forni o La Mairola o a un ramo dei nobili Lampugnani.
Storia e leggenda si sono rincorse sempre nei secoli attorno al maniero Legnanese che tanti riferimenti storici ha avuto in passato per le nostre genti.
 
 
 
OTTONE VISCONTI di UBERTO da Massino, Prelato a Desio ricco e giovane, costrui' qui un castro a torre (ante 1230) ed a lato installo' a Cenobio di Agostiniani nel 1230: nel 1257 viene confiscato dal signorotto milanese MARTINO DELLA TORRE, il quale lo fa prolungare a Nord ed a una parte al sud.
L'arcivescovo OTTONE VISCONTI abbatte' i Torriani nel 1276 e riconquista il maniero e la sua vasta proprieta'. Gli segue: LA SIGNORIA VISCONTI durante tutto il 1300 ed oltre, FILIPPO MARIA VISCONTI ultimo di essa signoria, dona nel 1437 il maniero con "privilegio di fortificarlo" al suo fedelissimo OLDRADO LAMPUGNANI II°, capitano magnifico, che lo fortifica immediatamente con sei  torri, ponte levatoio e muro merlato. Morendo (1640), istituisce il fidecommesso per i suoi discendenti primogeniti maschi fra cui si distingueranno: Marchese OLDRADO III° LAMPUGNANI (coniugato con Agnese Visconti) dal 1507 al 1528. Questi prolunga l'ala nord-Sud (finestre sforzesche) la quale, abbattuta a Sud dal Capitano Trivulzio nella contesa fra francesi ed imperiali (marzo 1524), viene ricostruita ed ampliata a mezzodi'. OLDRADO III° (6.12) Lampugnani vi fa affrescare il suo stemma, paesaggi e trofei. Marchese OLDRADO IV° LAMPUGNANI dal 1577 al 1591.
Conte FRANCESCO II° LAMPUGNANI (9.11) dal 1591 al 1638.
Conte FRANCESCO MARIA II° (12.1)  J.C.C. dal 1695 al 1729.
Proprieta' all'OSPEDALE MAGGIORE DI MILANO e l'ente nel 1795 lo vende al marchese CARLO CRISTOFORO CORNAGGIA MEDICI della Castellanza con cui inizia il ciclo dei nobili Cornaggia sotto cui, "tempore mutandis" nel nostro secolo viene abbandonato a semplice fattoria agricola con deficentissima manutenzione dello storico immobile. (secondo Guido Sutermeister).
 
 
L'inerzia e il tempo portarono cosi' gravi e irreparabili danni a tutta la costruzione. Il castello divenne patrimonio dei cittadini soltanto a partire del 1963 quando la proprieta' e i terreni attigui vennero acquistati dal Comune di Legnano.
Si dovette comunque attendere circa dieci anni prima che il Comune potesse disporre della proprieta'. Per la zona circostante al castello si provvide subito all'allestimento del parco pubblico, le vicende  riguardanti il castello  sono ancora oggi ben lontane dall'essere concluse. Diversi furono i progetti elaborati per il restauro del fatiscente edificio ma gli alti costi  che questi richiedevano alle casse comunali e il tiepido interessamento degli enti privati  locali nei confronti fecero rimanere invariata la situazione. Dopo alternate vicende che non approdarono ad alcun risultato, nei primi mesi di quest'anno (1992) il Comune decise di bandire un concorso aperto  a tutte le imprese degli Stati della CEE per il restauro della gestione del castello per un certo periodo di tempo. Il progetto elaborato dalla societa' Ripa Invest procedeva alla ristrutturazione del castello a struttura alberghiera privata dotata di circa quaranta camere, con sale per congressi e un ristorante. Ad un cittadino sarebbero state riservate piccole sale situate nella torre d'ingresso da destinarsi alle attivita' delle contrade. All'esterno un ippodromo avrebbe fatto da cornice all'intera struttura e sarebbe stato teatro dell'annuale palio delle contrade. Ma nell'agosto di quest'anno la sopraintendenza ai Beni Artistici e culturali, confermando il parere espresso in precedenza, nego' l'assenso a tale progetto, ritenendo che la realizzazione all'interno del castello di una struttura alberghiera snaturerebbe l'edificio. Percio' Legnano attende ancora una soluzione per evitare il totale decadimento di uno dei suoi monumenti piu' antichi e insigni. Nelle immediate vicinanze del castello che appartennero prima all'Arcivesvado e poi alle famiglie proprietarie del castello, e' stato creato un vasto parco ad uso cittadino.
Su Decreto del presidente della Giunta regionale del 23 giungo 1973 venne infatti istituita, e dieci anni dopo formalmente riconosciuta la riserva locale ad interesse sovracomunale e chiamata "Parco Bosco Comunale" di Legnano.
Il parco Bosco Comunale prende cosi' comunemente il nome, cosi' come si legge all'ingresso, di "Parco Castello" e per la stretta vicinanza e per il comune destino  che fino a pochi anni fa legava queste terre al castello cittadino.
Il parco nacque con alcune finalita' ben precise, prima di tutte quella di offrire un esempio di salvaguardia e di tutela dell'ambiente naturale. Si senti' quindi l'esigenza di creare, soprattutto, di conservare - l'ambiente originale di terre non intaccate e stravolte dal passaggio umano.
All'interno del parco trovano cosi' posto uno stagno di notevoli dimensioni che ospita numerose specie di uccelli stanziali, una fascia boschiva caratterizzata da  zone arbustive e arboree e zone adibite a prato.  Gli obiettivi naturalistico ambientali che il parco si propone sono comunque messi a dura prova dal notevole afflusso - soprattutto nei mesi estivi -  di persone che usufruiscono  e traggono benefici  dalla presenza di questa "oasi" verde  posta all'interno di un'area urbanizzata qual'e' la nostra.
 
 
 
 
La nostra rapidissima escursione tra le vestigia degli edifici antichi di Legnano, sia scomparsi che tuttora esistenti, segna una importante tappa obbligata presso il Castello Visconteo detto di San Giorgio. Abbiamo trattato gli argomenti e i ritrovamenti sempre in ordine cronologico giungendo fino alle soglie del 1300. Per parlare di questo castello dobbiamo tuttavia fare un passo indietro.
Ci e' stata segnalata la presenza di possedimenti arcivescovili in Legnanello gia' nel 700 dopo Cristo. Ma essi non erano i soli della zona; infatti presso i luoghi, su cui sorge l'attuale castello le campagne erano i proprieta' legata all'Arcivescovato. Una antica pergamena ci dice che il capitolo degli ordinari della Metropolitana di Milano fu costretta a permutare la terra della chiesina di San Giorgio presso Legnano con relative rendite. Questo passaggio era stato fatto il 14 ottobre 1261, poiche' i canonici della chiesina venivano percossi e scacciati da "gente perversa e potente residente in Legnano". Nella descrizione delle coerenze vengono indicati i nomi dei Lampugnani, dei Della Torre, della cascina Meraviglia. I terreni furono acquistati dai Torriani e dai Lampugnani, i quali dovevano evidentemente essere i vicini prepotenti. Le terre, la chiesina e i mulini erano al confine tra Canegrate e Legnano.
In quell'anno Ottone Visconti non era ancora salito agli onori vescovili e in Legnano le proprieta' di Leone da Perego erano cadute in mano ai Torriani. Sui terreni, esattamente vicino alla grande biforcazione dell'Olona, in cui ora sorge il castello, gia' era stata segnalata la presenza di un fortilizio edificato dai Della Torre certamente intorno al 1260 1261 e passato poi in mano ad Ottone Visconti nel 1277, quando questi sconfisse Napo Torriani.
Ottone evidentemente non considerava sufficientemente sicura la braida dal punto di vista militare e nei documenti spesso si menziona il fatto che raggiunse una sua proprieta' posta a sud, alla fine della via Porta di Sotto. Se il castello fosse ancora piu' antico non e' dato a sapere, ma e' improbabile, in quanto le terre cedute risultano senza edifici.
Presso questo luogo viene segnalato, in epoche piu' antiche, un convento dedicato a San Giorgio patrono degli arcieri con annessa una chiesina gia' rovinata nel 1231, a causa delle gia' viste prepotenze. Da questo edificio, con ogni probabilita', deriva il nome dei campi; tuttavia esso e' scomparso e, non essendoci rimaste rovine, si puo' pensare sia stato inglobato nelle nuove costruzioni. Nella sua posizione topografica il castello godeva in modo naturale delle possibilita' difensive fornite dal fiume Olona e non necessitava, al suo nascere, di un fossato allagabile.
Quando Ottone Visconti nel 1262 era divenuto arcivescovo di Milano non era potuto entrare in possesso dei beni arcivescovili lasciati da Leone da Perego, a causa delle pressioni dei Torriani che osteggiavano la sua nomina. Allora Ottone si pose a capo del partito dei fuoriusciti e finalmente in un fatto d'arme risolutore, presso Desio, occorso l'anno 1277 sconfisse l'esercito dei Torriani i quali, il 21 gennaio 1277, furono banditi da Milano che accolse il suo arcivescovo.
In Legnano nel frattempo i beni della Curia erano tenuti dagli Oldrendi, i quali presto si accordarono con Ottone. Il castello era allora formato da una sola torre quadrangolare appoggiata ad un edificio rettangolare, lungo circa 20 metri. Entrando nel cortile, essa viene individuata al centro dell'ala di abitazione sulla destra.
Ha base quadrata di m. 7,5 di lato, ed e' costruita in mattoni come tutte le case di Legnano dopo il 1200. Possedeva un ingresso carraio verso il lato ovest con grandi pietre alla base. Le aperture ricavate con mattoni cuneiformi lunghi e sottili, ai bordi, sono tutte ad arco ed i classici conci bianchi di marmo arricchirono il motivo architettonico dei voltini. I muri della torre sono piu' spessi di quelli del fabbricato a fianco pressoche' coevo. Anche i pavimenti indicano i dislivelli rispetto a quelli vicini. Il piano del cortile e dell'ingresso era molto piu' basso, circa m. 1,5 ed e' stato modificato dopo il 1400. Anche le finestre sono state in tempi posteriori distrutte od occluse. La torre doveva essere piu' alta e certamente portava sulla sommita' una merlatura difensiva come ben dimostra ancora ad un chilometro di distanza, a sud del castello, una costruzione medioevale coeva chiamata "Cassinetta di Canegrate". Questa doveva essere la difesa a Sud del castello e delle proprieta' arcivescovili, ma, dopo il 1300, non fu piu' legata ai possessori del maniero.
Dentro la primitiva torre gli intonaci sono tutti scomparsi nella parte sottostante, mentre nella parte superiore sono ancora conservati e mostrano, a causa di alcuni distacchi, ben tre successive affrescature a motivi geometrici, a composizioni di armi, a decorazioni rinascimentali, che sara' interessante strappare e recuperare. L'antica torre potrebbe risalire al 1231 circa quando, stando alle parole del documento prima citato, i Torriani si erano insediati in questa zona di proprieta' dell'Arcivescovado, danneggiando il convento, la chiesina di San Giorgio e i Canonici, fino a ricevere in permuta le terre, nel 1261.
Avuta la proprieta', i Torriani ampliarono la torre, aggiungendo sul fianco, quel corpo a due piani lungo 20 metri che sara' tolto da Ottone Visconti nel 1277; l'arcivescovo infatti, ripresa in mano la braida legnanese, riottenne anche le terre del castello, prese con la forza dai Torriani. L'ampliamento del 1261 si appoggia al lato nord della torre e va a congiungersi a quanto apparentemente resta della chiesina e del convento. Esso consiste in due enormi sale larghe m. 7,5 e lunghe m. 20; il materiale esterno e' sempre in mattone forte cotto.
Le finestre e le volte erano coronate da voltini ad arco sempre lavorati con mattoni a concio e pietre bianche, nello stile caro anche a Leone da Perego per il suo palazzo. Attualmente le aperture denunciano che sono state apportate modifiche alle facciate, murando le antiche finestre e le porte. Inoltre durante l'uso agricolo della proprieta' sono stati demoliti i solai interni, ricavando nell'edificio tre piani a non piu' due, sistemando nella parte sotterranea un deposito di botti e tini e nelle parti superiori dei depositi per derrate alimentari.
Anche la vecchia torre venne adibita ad uso agricolo sistemandovi il torchio per l'uva. Interessanti sono i canali di pietra dei pavimenti usati per fare defluire i mosti e per lavare le botti e i tini. Nella facciata si notano ancora i fori dei ponteggi dei costruttori. Non sono solo pero' dei buchi; infatti i costruttori hanno posto per ogni appoggio di ponte tre mattoni; uno in piano, gli altri inclinati a formare un triangolo. Una imperfezione costruttiva diviene cosi' motivo architettonico. Anche sulla destra della torre piu' antica doveva esistere un'ala di costruzione Torriana o Ottoniana; infatti dei tratti di muro con finestre similari all'ala di destra sono inglobati nella costruzione successiva. Dopo Ottone sia l'amministrazione di Milano che la proprieta' del castello sempre in mano alla famiglia Visconti (eccezzion fatta per Guido della Torre nel 1311 e Luigi il Bavaro nel 1328, che furono eletti in Milano, ma solo per un anno ciascuno).
Arriviamo cosi' alle soglie del 1400, quando i destini delle due grandi famiglie nobili milanesi e cioe' Visconti e Lampugnani, entrambe presenti in Legnano  con svariate proprieta', si legarono con rapporti di affari e politica e di governo. Umberto Lampugnani (3.3) detto Umbertino, e padre di Oldrado II°, era cresciuto nell'ambiente ducale, dove suo padre di nome anch'egli Oldrado (2.0) , era in servizio della signoria viscontea.
Umbertino si era laureato in Pavia in legge ed era lettore di diritto canonico e civile in quell'universita' dove, come insegnante, dal 1372 al 1381, si era fatto una certa notorieta'. Per avere iscritto alcune opere di diritto, fu chiamato ad un posto di governo da Gian Galeazzo Visconti durante le riforme operate dal Duca nell'amministrazione del Comune di Milano. I suoi figli (cinque ma forse seiControllare il numero) crebbero in un clima di cultura e di governo. In particolare tra loro Oldrado II divento' presto precettore del giovane Filippo Maria Visconti e risiedette in Pavia.
Alla morte di Giovanni Maria Visconti (1412), fratello di Filippo, capitani di ventura e signorotti occuparono le terre viscontee ed iniziarono a concedere a Filippo Maria il diritto di successione.
Questi, nel 1422, assoldo' il capitano Francesco Bussone, detto il Carmagnola, il quale, con grande perizia militare, porto' la potenza del ducato  ad alti livelli mai visti. Oldrado II capitano e diplomatico per eccellenza divenne, in questo periodo tormentato, la seconda coscienza del Duca e, non avendo famiglia, era anche molto vicino a deferenze al Visconti. Molte vicende gli occorsero come quelle che lo videro trionfare politicamente sul Carmagnola poi allontanato e fatto uccidere, o colpi di mano come la presa del castello di Castelleone, dove catturo' il ribello Fondulo, fingendo un'azzoppatura del cavallo. L'Oldrado era uomo di azione e si era preoccupato, per meglio conservare i suoi beni, che non poteva curare personalmente, di insegnare al nipote Cristoforo Lampugnani (5.9) a fare di conto ed amministrare le terre e le case. Fu proprio il nipote che curo' in Legnano
L'acquisto di una grande distesa di campi e prati siti nella piatta valle dell'Olona, nonche' le vigne sistemate sulla cosiddetta costa di San Giorgio.
Le terre erano state acquistate dai nobili Crivelli di Uboldo. Questa famiglia imparentata con i Visconti aveva avuto come eredita' lasciti e terreni gia' del convento, poi dei Lampugnani e Torriani, poi dei Visconti. Ora, con l'acquisto ufficiale per lire 8706, l'8 ottobre 1426, le terre tornavano alla famiglia che le aveva possedute anticamente. Cio' che a noi piu' interessa e' che Oldrado, con questo acquisto fa il suo primo passo di circuizione del Castello Visconteo, in quale lo interessa grandemente. Infatti la "Casa Magna" dove sarebbe questa casa?) in Legnano, lungo il Sempione, e di sua proprieta', non gli sembrava degna e sufficientemente fortificata dato il tipo di figura politico-guerriera che impersonava.
Venne quindi naturale a Filippo Maria, quando dovette sdebitarsi con Oldrado per avergli consegnato Gabrino Fandulo ed i suoi castelli, dare in dono e soldo il castello di Legnano a costui che possedeva gia' piu' di meta' dei sedimi intorno e aveva acquistato anche la fortificazione in fondo al vallo con la stadera da 25 braccia per pesare le derrate alimentari.
Ricevuta in proprieta' la costruzione viscontea, Oldrado immediatamente vi fece eseguire grandi lavori. Innanzitutto, ritenendo insufficiente la difesa fornita dai rami naturali dell'Olona, fece cingere le costruzioni con robuste mura alte m. 5,2 merlate e formanti attualmente un rettangolo di m. 80 x 70.
In antico tale rettangolo doveva andare oltre la lunghezza di m. 80 x 112. Agli angoli del rettangolo ed al centro dei lati est e ovest  sorgevano sei torri cilindriche sull'esterno, appiattite verso l'interno, con piede svasato, la merlatura superiore protetta dalle intemperie, mediante tetti, in legno e tegole, di forma conica. Torri alte m. 12,5 dal diametro di m. 5,5. Erano tutte collegate mediante una passerella lignea posta sul paramento interno delle mura dietro le merlature ghibelline; dalle torri, mediante apposite feritoie, si potevano proteggere i movimenti dei difensori o respingere ad archibugiate eventuali attacchi; non compaiono mai postazioni per pezzi di artiglieria, il che fa supporre che, dopo il 1550, questa piazzaforte non fosse piu' importante militarmente. Sull'esterno delle mura, Oldrado fece scavare un vallo difensivo che poteva essere, in caso di bisogno, facilmente allagato, grazie ad alcune chiuse lungo il corso dell'Olona. Il pezzo difensivo di maggior spicco era tuttavia ricavato sul lato nord del quadrilatero, al centro della facciata. Si tratta di un torrione rettangolare di m. 9,2 x 14 alto m. 16,5. Interamente costruito in mattoni e legno, aveva qualche pietra di rinforzo alla base delle fondamenta. Era munito di ponte levatoio e ballerina pedonale per il passaggio dei visitatori. Nel suo interno, dopo un portone con arco a tutto sesto che costituiva l'ingresso, vi era una serranda metallica da calare, in caso di sicurezza, che imprigionava gli assalitori, esponendola colpi dei difensori appostati nel torrione ai piani superiori. Si poteva sparare all'interno sia dai portelli aperti nel soffitto sia delle feritoie che dal cortile e dagli spalti erano aperte verso l'ingresso.
Vi era inoltre un secondo portone ligneo a chiudere gli accessi dall'interno del cortile. Entro la torre si trovava anche una bilancia a ponte per i carri agricoli, usata fino al 1900. Attualmente la fossa nel 1440 poteva essere anche un'ulteriore difesa da aprire sotto i piedi degli invasori, e' stata riempita di terra, eliminando i cinematismi della bilancia. Anche i contrappesi, gli argani, i ponti levatori, la grata metallica, non esistono piu', perche' marcescenti furono eliminati dai contadini, che usarono il castello dopo il 1883. Nel torrione esistono anche due sale superiori, nelle quali trovano posto la guardia e il capitano d'arme. A questi ambienti si accedeva, in antico da una scala esterna in legno poggiante su mensoloni di serizzo.
Piu' tardi questa venne eliminata, con la creazione di una scala interna in muratura collocata nell'andito d'ingresso anticamente occupato dalla ballerina pedonale. Da un punto di vista architettonico la costruzione delle mura e delle torri, non rappresenta certo un'opera particolarmente ricercata; tuttavia sapendo che l'anno di costruzione e' il 1426, immediatamente la loro forma fa venire in mente le torri angolari del Castello di Milano, alla cui costruzione Oldrado aveva assistito e che , tonde, con il basamento svasato e in pietra bugnata, doveva averlo colpito, inducendolo a ripetere il motivo architettonico nuovo nel castello di Legnano. Qui tuttavia, per poverta' di mezzi, si era rinunciato alla pietra.
Sul torrione sopra la porta di ingresso troneggia una grande lapide con scolpito lo stemma Lampugnani e le iniziali dell'Oldrado. Esso rappresenta il classico scudo sannitico inclinato con l'aquila imperiale ad ali spiegate nella parte superiore e una banda trasversale inferiore formata da una scacchiera e tra file di quadrati.
Sopra, lo stemma e' sormontato da un elmo con celata che indica la sua qualita' di militare, poi un cesto che contiene un agnello, simbolo della sua mitezza (si fa per dire) e in bocca all'agnello una camarra, strumento per domare cavalli focosi, che lo qualifica comandante di cavalleria.
Vi sono poi una pigna e rami di pino, da cui non risulta il significato; al collo del cimiero si vede una piccola croce di Malta concessa al Lampugnani nelle trattative che egli ebbe con il re di Cipro. Al lato del torrione di ingresso sono addossati, sulla sinistra, una scuderia edificata con mattoni ad archi ogivali e di fattura del 1800; sulla destra una piccola aula affrescata con motivi floreali che, in un primo tempo, doveva essere parte della chiesina di San Giorgio e poi trasformata in guardiola di ingresso per l'accesso al torrione. Oldrado pero' non si limito' a costruire le mura e le torri, anzi ingrandi' anche le parti residenziali iniziata dai Torriani e da Ottone Visconti, allungando di m. 30 il corpo di fabbrica a sud della torre primitiva e inglobando di avanzi di muro di un'ala diroccata, come abbiamo gia' accennato, sul lato ovest.
Al termine della facciata sud di questo corpo fece eseguire una scala che, mediante due livelli di ingresso, portava ad una nuova ala perpendicolare al fabbricato grande. Questa nuova ala aveva, al piano terreno, un grandissimo salone di m. 15 x 8 con piccolo studio ricavato dietro il camino posto a est. La volta del salone e' molto complessa, formata da pennacchi e crocere che si uniscono in una volta a botte centrale. Certamente questo doveva essere il salone d'onore sia per l'architettura che per le dimensioni.
Non sono rimasti affreschi, il che sembra strano; purtroppo pero' lesioni della volta fecero costruire un muro di sostegno mediale alla sala ed alcune modifiche alle primitive finestre, nonche' l'ultimo uso fatto dai contadini fecero perdere gli intonaci originali.
Molto interessante e' invece, nel piccolo studio a lato, un sistema di riscaldamento ad "aria calda" ritrovato sotto il pavimento, completo di focolare, griglie e cunicoli di riscaldamento per la sala. Questo raro esempio di impianto sembra non essere mai stato usato, perche' al momento della scoperta non presentava tracce di bruciature. Il suo accesso avviene all'esterno del fabbricato sul lato sud, mediante una porta e un corridoietto nel sottosuolo. Con questo sistema tutta l'ala e il salone, le camere da letto, superiori, potevano essere rese confortevoli d'inverno. Nella parte superiore le stanze hanno tutti soffitti in legno di rovere con travi e correnti che formano classici motivi a cassettoni. Le formelle dei cassettoni e le travi erano decorate con motivi a colori di foglie e fiori. Nelle stanze tra l'ala sud e la torre antica trovano posto i locali di soggiorno e al piano superiore altre camere da letto della famiglia Lampugnani.
Quelle a piano terreno molto alte e soffittate sono prive di decorazioni, al contrario le camere da letto al piano superiore hanno una bella serie di affreschi raffiguranti motivi di tarsie marmoree, che ricordano quelli ritrovati in casa Bossi di via Gigante ed eseguiti con ogni probabilita' da Gian Giacomo Lampugnani.
E' doveroso ricordare che Beniamino Bossi fu Francesco, era notaio nel 1528 e rogava stabilmente nel castello.
Gli affreschi sono cinquecenteschi perche', nel 1550, tutta l'ala di Oldrado II era andata distrutta ed era stata riscostruita dai suoi successori. Quando Oldrado III dovette fuggire esule in Francia, gli furono confiscati i beni e il castello. In quest'ultimo poi il capitano Teodoro Trivulzio aveva fatto appiccare un incendio, distruggendolo. Al suo ritorno, Oldrado III (6.12) lo restauro'.
Nella seconda camera da letto e' poi venuto alla luce un piccolo vano nel muro, affrescato con una testina femminile (il ritratto della proprietaria??) e che reca i segni delle cerniere di una piccola porta. Serviva come ripostiglio per le gioie ed i profumi della castellana. Nei pavimenti vi sono tracce dei fori per fare passare l'aria calda dai locali bassi a quelli superiori. Ogni stanza e' dotata di camino. Tuttavia non vi sono camini preziosi o scolpiti come si sono ritrovati nelle antiche case patrizie di Legnano.
Nel 1547 Oldrado III senatore, che aveva ereditato il castello dal Oldrado II, poi da Maffiolo (4.8)e da Giovanni Andrea (5.16), fece eseguire le gia' citate modifiche alle finestre, eliminando quelle con il voltino ad arco; fece affrescare la facciata sud e l'interno del cortile con una serie di architetture di colonnati e travature formanti molti riquadri. In ogni riquadro trovava posto o un trofeo con armi o una scena campestre. Queste decorazioni sono oggi pressoche' illeggibili. In questa occcasione elimino' anche una passerella aerea, che portava dalle sale signorili del primo piano alla torre centrale del muraglione ovest, collegando l'abitazione alle mura difensive direttamente, senza scendere al piano terreno. Tuttavia la costruzione e' coronata da un cornicione imponente con travetti e mensole lavorate di buona fattura. Anche i comignoli sul tetto sono tutti lavorati con pregevoli giochi di mattoni e tegole. Le finestre balcone sono fornite di pregevoli inferriate poste in opera nel 1600.
Sull'interno del cortile si affacciano ora delle stalle costruite dai Cornaggia nel 1800 e dei fienili, i quali sono andati a coprire in parte la cosiddetta caneva. Questa consiste in una grande stanza ricavata a pozzo nel terreno, tutta rivestita in mattoni, nella quale, durante l'inverno, veniva accumulata neve, che nel sottosuolo restava gelata tutto l'anno e poteva essere attinta vuoi per uso cucina, vuoi per le ghiacciaie, per conservare cibi.
Nel 1935 la caneva riservo' una sorpresa. Profonda m. 8, cioe' al di sotto del livello del vallo difensivo, rivelo' all'ingegner Sutermeister, una porticina, poi murata, che dava accesso ad un cunicolo uscente dal castello in direzione di San Vittore Olona. In questa direzione e diretto verso il castello di Legnano, nelle cantine della casa dei nobili del 1400 in via Magenta, in San Vittore, vi e' un cunicolo similare, interrotto pero' dal terreno franato. Anche a San Giorgio vi e' la cosiddetta casa "della regina" con analogo manufatto. Questi condotti formavano una vera e propria rete di collegamenti nascosti. Vi e' da pensare che tale via di fuga fosse in comune tra i possessori di queste proprieta' del 1400 cioe' Visconti e Crivelli (imparentati) e servisse sia per fuggire dalle case e trovare asilo nel castello, sia per uscire dallo stesso in caso di necessita' come spesso avvenne.
Una menzione particolare deve essere fatta della chiesina del castello, intitolata oggi a San Giorgio. All'inizio di questo capitolo si e' visto come sui luoghi del castello prima della sua edificazione esistesse un convento con una piccola chiesa che aveva dato il nome ai luoghi. Orbene, e' sempre stata prerogativa degli antichi dedicare sempre allo stesso uso gli spazi in cui vivevano. Nel corso dei secoli sono state quindi rinnovate le aree cimiteriali sempre sugli stessi campi di sepoltura, le fortificazioni sempre nelle medesime posizioni strategiche, le case lungo le stesse direttrici. Sciupata dal tempo, ogni costruzione veniva abbattuta e ricostruita per uso analogo a quello antico. A tale regola non sfuggono anche le chiese. Esse nascono in genere in prossimita' di un luogo venerato, magari pagano antico. Prima vi e' una colonna, una statua, una lapide, poi una croce o una cappellina davanti alla quale inginocchiarsi, poi la cappellina non basta piu' e la si trasforma in un piccola chiesa od oratorio, poi la si ingrandisce magari fino al punto di farne una cattedrale quando la gente o la citta' intorno e' divenuta ricca e numerosa.
Questa realta' storica ci porta a credere che con buona probabilita' la chiesina del castello con quegli strani ambienti contorti e vecchissimi che le stanno a fianco sin dal 1440 risorta dalle fondazioni di quest'antico convento di San Giorgio esistente prima del 1231 e da lungo tempo disatteso. Gli Agostiniani infatti l'avevano abbandonato nel 1262 a causa della prepotenza dei Torriani. Ricordiamo che il castello fu da loro edificato con la prima torre ad ala. e dentro lo stesso, nell'aprile del 1273, i reali d'Inghiltera Gregorio ed Eleonora provenienti dall'oriente e di ritorno in Inghilterra si fermarono tre giorni a Milano da Napo e Francesco Torriani. Alla loro partenza essi furono accompagnati a San Giorgio presso Legnano ove pernottarono. San Giorgio non era il paese odierno, ma il castello in quanto allora non esisteva il comune predetto. Se i Torriani avessero aperto al culto la chiesa, e' difficile a dirlo. Certamente lo dovette fare Ottone Visconti in quanto come sacerdote aveva necessita' di un oratorio. Negli antichi elenchi di Goffredo da Bussero non compare una chiesa di San Giorgio, pero' si menziona ad una chiesa di San Nazaro che "vi fu" e un altare a San Tommaso apostolo, che non si riesce s stabilire ove fosse collocato. Forse la chiesa aveva ripreso ad essere usata sotto ad un altro titolo?. Forse non era piu' stata rimessa in funzione??:
A questi interrogativi non si puo' rispondere certamente; e' piu' probabile la prima ipotesi, visto che il documento che la cita direttamente dopo quello del 1262 e' datato 1580. Essa viene definita "Oratorio di San Maiolo" (che era abate di Cluny). Il padre Pozzo parroco di Legnano, nel 1640, la chiama invece oratorio privato San Giorgio.
In altri documenti del 1686 e 1779 la chiesa e' menzionata con il nome di San Giorgio (forse pero' la definizione era superficialmente attribuita al luogo e non all'altare). Nel 1845 tuttavia gli elenchi delle chiese la riportano ancora una volta con il nome cambiato in San Angelo, mentre in una coreografia del 1845 si dice che sul torrione  di entrata del castello si vede una grandissima medaglia in affresco rappresentante San Antonio del foco. Oggi e' scomparsa come sono scomparse le innumeri dedicazioni attribuite alla chiesina. Questo disordine e' tuttavia indice del fatto che la stessa fosse usata. Nel pavimento abbastanza augusto uno dei proprietari del castello si era fatto seppellire gia' intorno al 1450. La toma coperta con un voltino di mattoni e di dimensioni , 0,7 x 2 conteneva pochi resti ossei, alcuni brandelli di stoffa e una ciotola con 74 monete bronzee di piccola dimensione, piu' due monete d'argento di 23 mm. di diametro. L'inesperienza e la fretta degli scopritori hanno fatto si' che non vi siano documenti fotografici della tomba prima della spoliazione; e' quindi molto difficile dire chi fosse inumato.
Tuttavia si puo' ipotizzare, vista la data delle monete risalenti all'epoca di Gian Galeazzo Visconti e Filippo Maria Visconti e tenuto conto che il piu' importante dei Lampugnani del castello Oldrado II e' seppellito in Milano nella chiesa di Santa Maria Del Carmine, che si tratti del fratello Maffiolo Lampugnani oppure del figlio di costui Giovanni Andrea, il quale, alla morte del padre affianco' lo zio Oldrado nella conduzione del castello.
Giovanni Andrea fara' anche apporre le sue iniziali G.A. sullo stemma marmoreo del torrione. Inoltre la sua figura viene ricordata in una delle diverse iscrizioni tombali presenti sulle pareti della chiesina. Sempre per volere di Giovanni Andrea fu eseguito il busto marmoreo di Oldrado posto in una nicchia ricavata all'interno del cortile. Questa statua in arenaria rappresenta l'antico capitano di cavalleria con la sua armatura a mezzo busto.
La chiesina era usata quindi fin da allora come tomba di famiglia ed oratorio privato. Dell'antica cappella, rifatta nelle volte e nella facciata, nel 1800, per mano dei Cornaggia, non esistono dipinti murali a parte le iscrizioni tombali. Unico quadro presente e' un S.Giorgio a cavallo di fattura piuttosto rozza e risalente agli inizi del 1800. Altre opere artistiche non esistono nel maniero; quelle che vi furono andarono disperse per altre case ed istituti, nella lunga serie di traversie subite dal maniero. Alcuni di questi arredi mobili e quadri ci vengono segnalati nel libro Il castello di Legnano (Memorie n.8 a cura di Guido Sutermeister - 1940 - Legnano).
Riporto le sue parole:...Dai tempi in cui chi scrive conobbe il castello, cioe' dal 1906, esso era gia' praticamente spogliato di quasi tutto. Vi tenevano i proprietari alcuni locali in buon assetto per goderli nella stagione propizia, ma col mobilio dell'epoca che correva. Tuttavia in un locale soprastante al salone sopraddetto, si conservava ancora un lettone artistico antico in legno, con quattro torciglioni a candelabro agli angoli, lavoro del primo barocco, quindi certamente appartenuto all'Oldrado III che aveva rifatto il Castello. Esso e' poi stato asportato dai Cornaggia stessi nella loro villa di Mozzate Seprio. E' un oggetto che non potra' mancare nel castello restaurato. Vi erano poi pochi quadri in una sala da pranzo e precisamente: un Ecce Homo coronato di spine, a tre quarti di busto seduto su una seggiola e reggente in una mano una verga di comando. La tela 0,8 x 1,02 e' attribuita con molta verosimiglianza al Guercino. Fu acquistata nel 1939 dal Comm.Dott.Ing. Cerini Enrico a Legnano, presidente della nostra Sezione Storica Legnanese.
Due ritratti ovali ottocenteschi, di circa 0,60 x 0,90 raffiguranti un membro Cornaggia a mezzo busto, in veste di cacciatore e sua moglie in veste popolana che porta ad offrire un vassoio di frutta fresca.
Queste due tele sono ora in possesso del Sig.Granata Luigi a Milano. Vi era poi un armadione ottocentesco nel quale con altre carte dell'amministrazione Cornaggia si conservavano una decina di cartelle con documenti seicenteschi riferentesi alle proprieta' del castello ed altre proprieta' dei Cornaggia stessi in Besnate. Tutto fu asportato da essi verso il 1929, ne' sappiamo che cosa sia tuttora conservato.
Nessun camino dagli stemmi nobiliari e' conservato in castello, ma parecchi ne possediamo in Museo, provenienti dalle proprieta' dei Lampugnani, dei Visconti e dei Crivelli..."Anche altri quadri sono presenti presso la Ca' granda di Milano con i ritratti dei Lampugnani ultimi possessori del castello. Molte traversie, contese per il possesso, ed alla fine la mancanza di eredi diretti portarono, dopo secoli di storia Lampugnani, nel 1729 il conte J.C.C.F. Maria II a lasciare in eredita' all'Ospedale Maggiore di Milano tutte le sue proprieta'. Quest'ultimo vendette al Marchese C.Cristoforo Cornaggia al prezzo di Lire 124.620 l'anno 1798 tutta la costruzione con le proprieta' connesse. Costui acquisto' il castello per rinvedirne gli splendori e fece addirittura inserire il suo stemma a fianco di quello dei Lampugnani nei cartigli di famiglia. A lui si devono le intonacature delle torri di destra con affrescati dei motivi floreali stile impero. Nel 1925 l'Ing. Sutermeister rinvenne nella stessa torre moltissime figure animali e decorative in cotto per fasce e modanature che, oltre 50 anni dopo l'acquisto, dovevano essere messe in opera per trasformare le facciate del castello nello stile infelice della meta' del sec. XIX. Tuttavia il caso o il buon senso fecero desistere da tale lavoro sia gli affrescatori che i muratori. Ma una ben piu' grave disgrazia si abbatte' sul castello. I Cornaggia ad un certo punto si convertirono alle usanze cittadine e trasferirono l'abitazione in Milano, abbandonando il castello che avevano trasformato in casa di soggiorno, aggiungendo una grande spianata a terrazzo sul lato sud, interrompendo le mura, eliminando le torri posteriori e creando delle balaustre lungo i lati prospicienti l'Olona. Essendo grandi le proprieta' agricole legate al castello, essi pensarono di istallarvi un allevamento di bovini (circa 50), edificando stalle a sud e fienili in centro al cortile. Il materiale per queste costruzioni venne sottratto alle merlature ed alle torri distrutte. Dal 1900 in poi la proprieta' venne abitata dai contadini e dal mezzadro, i quali si installarono, facendo tramezzature negli ambienti ed usando malamente lo stabile, senza operarvi mai manutenzioni.
In tali condizioni il castello e' pervenuto all'amministrazione comunale di Legnano, che aveva fatto vari tentativi per acquistarlo e ricuperarlo a pubblico uso.
Nel 1963, dopo lunghe trattative, fu stipulato col Cornaggia un compromesso di cessione, che venne modificato, nella sostanza e nella forma successivamente, anche per un intervento dell'autorita' tutoria. La cessione fu perfezionata negli anni successivi con vari compromessi tenuto anche conto della destinazione a parco e area di servizi data dal piano regolatore alla zona circostante il castello. Il Comune ha potuto avere piena disponibilita' dell'immobile e di circa 240.000 metri quadri di terreno soltanto nel 1973.
Da quel momento l'Amministrazione comunale ha sempre avuto la volonta' di recuperarlo, ma le condizioni in cui si trovava il castello erano tali da richiedere un impiego notevole di denaro e gli anni della crisi finanziaria degli enti locali sono arrivati prima che si potesse tentare un qualunque intervento sia pur conservativo.
Durante l'amministrazione Accorsi era stato indetto un concorso di idee per i restauri e per l'utilizzazione del castello e del parco circostante. Il vasto giardino pubblico che si estende attualmente tra la strada carrozzabile che costeggia il lato ovest del maniero e la costa di S.Giorgio, e' stato il primo passo compiuto verso il risanamento e la valorizzazione di questa zona ad uso pubblico.
Colla amministrazione presieduta dal Sindaco Franco Crespi, per una iniziativa venuta dalla base, che ha raccolto l'adesione di varie associazioni ed enti cittadini, si e' costituito, presieduto dallo stesso Sindaco, un comitato per la salvaguardia e il recupero del castello visconteo di Legnano. Fu aperta in primo luogo una pubblica sottoscrizione e fu elaborato un piano esecutivo per le opere di primo intervento in vista del restauro del complesso, secondo un progetto inoltrato alla Regione e alla Sovrintendenza, per le rispettive competenze.
 
 
 
 
 
 
 
 
Il Castello di Legnano
Da Memorie n. 8
 
Le "Memorie" della Societa' Arte e Storia hanno raccolto nel corso di alcuni decenni una massa di notizie precise, che hanno illuminato le vicende della nostra citta' in epoche lontane e prima sconosciute. Dalla storia Legnanese nel secolo scorso si conosceva soltanto la "Battaglia", grazie all'entusiasmo dei patrioti e dei poeti del Risorgimento, che ne avevano fatto  un simbolo delle virtu' italiche. Solo alcuni nostri concittadini - o meglio compaesani - come il maestro Pirovano, cominciarono a raccogliere qualche cimelio dell'eta' romana, di cui il suolo legnanese e a poca profondita' celava in quantita' notevoli.  Dobbiamo pero' all'azione assidue ed appassionata dell'Ingegner Guido Sutermeister lo studio sistematico, lo scavo e la raccolta delle testimonianze piu' antiche, conservate poi nel Museo Legnanese. Agli studi archeologici il Sutermeister aggiunse con profitto anche quelli della Legnano medievale, rinascimentale e moderna, pubblicati via via nelle "Memorie". In particolare la storia del castello Visconteo, fu da lui ricostruita e chiarita sulla base di una vasta documentazione d'archivio. Purtroppo dette "memorie" sono poco note e diversi numeri sono esauriti. Lodevolissima e' dunque la decisione del benemerito "Lyonnes Club Legnano Cisalpino" di ripresentare gli scritti del Sutermeister contenuti nelle memorie n. 8 in una nuova veste tipografica e metterla a disposizione di un piu' vasto pubblico.
Ai testi del Sutermeister si aggiungono in appendice alcuni documenti sul Castello recentemente estratti dall'Archivio di Stato di Milano e gia' dal sottoscritto pubblicati nel "profilo Storico della citta' di Legnano". Benche' il testo sia alquanto ostico alla lettura, il contenuto appare interessante.
  AUGUSTO MARINONI
 
NUOVI DOCUMENTI SUL CASTELLO
Da Memorie n. 8
 
Nel 1526, un anno dopo la battaglia di Pavia, il Capitano del Seprio, Giovanni Arcimboldi, residente a Gallarate e sotto la cui giurisdizione si trova Legnano, invia una lettera alle autorita' milanesi in dichiara di non essere grado di compiere il suo dovere se non dispone di un castello in cui rifugiarsi in caso di grave minaccia, e da cui partire con i suoi soldati alla ricerca dei malfattori. La soluzione migliore e' quella di poter usare il Castello di San Giorgio su Legnano, di cui e' proprietario Oldrado Lampugnani. Grandi sarebbero i vantaggi per i Legnanesi, i quali sono costretti a versare molto denaro agli Spagnoli che dominano Abbiategrasso. Stando io in quel castello, di l'Arcinboldi, difendero' cosi' bene Legnano sia dalla parte di Milano che da quella di Gallarate, che non dovra' piu' pagare nessun tributo agli Spagnoli, ma soltanto la paga dei soldati difensori.
Tutto questo il Capitano ha gia' spiegato al signor Oldrado, il quale e' disposto ad alloggirar nel Castello il solo Capitano senza i soldati; primo perche' ha un figlio a Madrid, secondo perche' non ci sarebbe posto pr i soldati, terzo perche' avendo gia' risposto negativamente alle richieste degli Spagnoli e del Duca d'Urbino, non si puo' dire si' a nessuno.
Illustrissimo ed excellentissimo Signore, Signore mio singularissimo, volendo io exeguire la commissione pr vostra excellentia ad me concessa, et non atrovando nel paese dil Seprio loco piu' habille et comodo del loco et castello de Legnano, si pr proibire che le victuaglie non siano conducte alli inimici, quanto ancora per proibire alla grande contribuzione quale  dicto paese  presta a li Spagnoli di Abbiate, quanto ancora èper alloggiare mia compagnia, ho richiesto dicto castello al Signor Oldrado Lampugnano in nome di Quella, fazendogli intendere il gran proficto quale se faria al paese, se 'l mi havesse concesso dicto castello. Me ha risposto, non volendo dare per alogiare soldati, quanto per me, cossi' como amico, senza alcuna compagnia me l'ha offerto. Et li rispecti pr li quali non lo volle dare sono questi: primo che ha lo suo figlio in Spagna, secundo che non ha altra habitazione, et che gli e' stato richiesto dal Signor Duca di Urbino, et ancora de Spagnoli, et che non l'ha voluto concedere ad niuno. Pertanto mi e' parso dare avviso ad Vostra Excellentia per farli intendere, quando non se habbi ditto castello, non se potra' bene eseguire la prefata commissione per esere dicto loco piu' vicino a Milano, Como et Abbiate Grasso che loco ove mi possa alloggiare, et ancora per proibire alle dicte gran contributione, quale se ne danno agli Spagnoli, alle quale contributione se non se li prevede, non si potra' pagare i soldati, perche' il loro pagamento se ha ad fare sopra la contributione del paese, come sa Vostra Excellentia. Donde Quella, se li pari, potra' scrivere una litera al prefato Signor Oldrado, qual voglia conceder dicto castello, et quanto piu' presto, ad cio' se possa eseguire quanto se ha a fare, advisando Vostra Excellentia che, quando si habbi dicto castello, defender0 talmente dicto paese, si' verso Milano quanto ancora verso Gallarate, che non pagara' contributione a dicti Spagnoli ne' alcune altre spese, ma sollo quelle se scoderanno per pagare li soldati, quali non saranno de le quattro parte una se paghino ad epsi Spagnoli.
Non altro. Ad Vostra Excellentissima humilmente mi raccomando
  Da Gallara' alli 29 ottobre 1526
  Di Vostra Illustrissima Signoria
      Umile servitore
      Gioanne Arcinboldo
 
Qualche giorno dopo e' successo un fatto grave. Il Capitano da tempo preparava la cattura di un falsario, tale Bonifatio Visconte. Informato della sua presenza a Sesto Calende in casa del fratello, l'Arcinboldi vi si reca di notte, circondata la casa vi si irrompe. Ma trova soltanto messer Alberto, il fratello ammalato del criminale, il quale all'alba appare sull'altra sponda del Ticino ed urla improperi contro il Capitano. Questi approfitta ora per aggiungere al rapporto una nuova preghiera al Duca, perche' insista presso Oldrado e gli ottenga il permesso di servirsi del Castello, oppure ottenga quello di Fagnano. Ci sarebbe anche una soluzione di ripiego: in convento di San Angelo in Legnano, ma trattandosi di un convento occorre il permesso speciale del Duca.
 
Per un'altra via ho advisato Vostra Excellentia si' come haveva richiesto ad Illustrissimo Magnifico Messer Oldrado, che volesse in nome di Quella, concederme il Castello di Sanctio Giorgio, loco ottimo a questa impresa, ad cio' che potesse exeguire quanto haveva in commissione da Quella, et che epso Messer Oldrado ha recusato darlo. Ho ancora richiesto de entrare in el castello di Fagnano. Mi son date  se non parole, di sorte che sino ad hora non vedo via potere intrare ne' in l'uno ne' in l'altro, et me ritrovo potere stare mal securo qua  circa per non havere loco dove me possa redurre ad uno bisogno. Pero' iterum supplico Vistra Excellentia che voglia scrivere ad esso Messer Oldrado che voglia darme esso castello, quale e' loco piu' apto ad questa impresa, che si possa ritrovare, et non potenfo havere esso castello,  per non stare cossi' malsicuro, similmente si digna scrivere al Magnifico Messer Joanne Baptista Visconte, patrone de quello de Fagnano, che me lo voglia concedere, ad cio' possa haverne uno. Ho ritrovato uno monasterio di frati di Sancto Angelo di Legnano, qual'e' loco assai comodo per redursi et starli per corrarie. Per essere loco de chiesia non li sono voluto entrare senza spetial licentia di Vostra Excellentia; pero' a Quella piacia darme commissione poterli entrare, occorrendo bisogno.
De le cose che occorreranno da uqa, alla giornata ne adviser' Vostra Excellentia, alla quale humilmente me ricomando.
Gallarete, tertio novembris 1526.
 
Due giorni dopo il povero capitano deve riferire di un altro insuccesso. Portato Messer Alberto a Gallarate, giunge notizia che a mezzo miglio di distanza gli erano certi Spagnoli imboscati. Et io, prima lasssato quattro fanti alla custodia d'esso messer Alberto, et piu' ancora il consignai et comandai alkli consuli et homini di dicto loco di Gallarate che soto pena de rebellione tenessero in bona custodia messer Alberto. Invece al suo ritorno l'Arcinboldi trova che messer Alberto e' stato liberato con l'aiuto dei  traditori gallaratesi.  Se io avesse hauto qua loco securo dove fusse possuto mettere entro messer Alberto, non seria robato. Pero' la supplico at fare scrivere al signor Oldrado me dia quello de Sanctio Giorgio, overo al signo Gioani Baptista Visconti, me dia quello di Fagnano, pero' sono piu' comodi, sono qua vicini; altramente si sta con grande periculo de inimici, perche' non si ha ddove retrarsi occorrendo.
Al 22 dello stesso mese di novembre l'Arcimboldo scrive da Varese, ricordando una sua lettera (probabilmente oggi perduta) in cui riferiva circa un assalto fatto dai nemici al castello di Legnano.
Per un'altra mia de 19 del presente scripsi ad Vostra Excellentia si como li nemici erano scorsi al castello de Sanctio Giorgio per intrarli, ma non introrno. Niente de meno penso esser il sito, pero' sono scorsi piu' avanti. Frase un po' involuta, il cui senso e: non poterono entrare a causa del "sito" ossia la robustezza del castello, "pero", (ossia percio') passarono oltre. Il seguito della lettera puo' dare l'idea delle penose condizioni del territorio e delle sofferenze della popolazione causate dal passaggio continuo di eserciti nemici. Il Capitano dovrebbe ultimare il castello di Ierago, loco deputato per mi et mia compagnia, perche' non se n'e' possuto havere de li altri piu' comodi qua, (cioe' non e' riuscito ad avere il castello di legnano) ma le difficolta' sono tremende. Ha saputo che il Capitano Zucaro con cavalli circa tercento era gionto in Gallera', et che ivi monstro' una patente del Duca di Borbone de alogiare nel Seprio, et de riscotere le contributione, et poi se parti' di li' et ando' ad Cassiano (Cassano) dove in questa nocte e' alloggiato. In Bustyo Grande li sono venuti circa ad 500 fanti, quali ancora stanno ivi, et Bonifactio hieri sera gionse al Castelleto con quatro bandere de fanti et certi cavalli, che ivi volevano passare Ticino et venire sopra il Seprio et ad quale fino io non lo so.
Non si accenna a Legnano che probabilmente in quell'occasione fu rusparmiata, ma nel corso di due secoli questi episodi si sini frequentemente ripetuti creando situazioni spesso drammatiche e disagi che stremarono intere generazioni.
 
 
 
ORIGINI DEL CASTELLO DI LEGNANO
Da Memorie n. 8
 
La zona che circondava Milano, fu disseminata durante la Signoria dei Visconti, dai castelli collocati nei vari centri rurali dove i membri della vastissima Famiglia possedevano vaste proprieta' agricole. Tali castelli servivano ai loro proprietari come luogo di soggiorno estivo, per sfuggire agli inconvenienti della Metropoli  nella stagione calda (basti pensare alle vie strette della Milano d'allora ed all'uso dell'acqua dei pozzi) ma nello stesso tempo servivano come punto d'appoggio per le battute di caccia nei boschi vicini, lo sport che era tanto in voga nel tre quattrocento, e forse non ultimo, permettevano loro di passare lieti soggiorni agresti, nel mezzo delle loro proprieta' durante il periodo dei raccolti.
Ma i castelli, quale piu', quale meno, furono tutti sistemati a luogo di difesa, per le necessita' di quei tempi, in cui le lotte civili e fratricide e le incursioni di armati forestieri, (attirati non di rado dai contendenti stessi) erano all'ordine del giorno.
Nel nostro settore dell'Alto Milanese, ve ne erano buon numero di castelli, e molti di essi si sono conservati sino a noi. Legnano, Crenna, Somma, Orago, Cassano, Fagnano, Turbigo si onorano di possedere ancora il loro castello, mentre Busto, Gallarate, Saronno ed altri lo ebbero, ma ne fu distrutto coll'andare dei tempi.
Al di la' della ragione predetta, cui dovevano la loro esistenza, sta' pero' una ragione di carattere generale che non va trascurata: essi rappresentavano su un vasto perimetro intorno a Milano, le sentinelle fedeli avanzate della Signoria Viscontea.
Quindi la loro vita subiva le vicissitudini di quella della Metropoli e se i nemici interni o forestieri sferravano attacchi a Milano, questi colpivano o si ripercuotevano anche su di essi e sui borghi da essi denominati.
Ci e' percio'' apparso utile aggiungere al fascicolo "documenti" una rapida esposizione cronologica Ricavato in estratto dalla Cronologia di Milano del Gargantini.) di tutti gli avvenimenti che turbarono Milano dal 1277 al 1500, cioe' nel periodo della Signoria dei Visconti e degli Sforza che e' quello che maggiormente ci interessa nei riflessi di Legnano e del Castello.
* * *
L'ubicazione del castello di Legnano, nella zona a sud della citta', nella biforcazione creata dai due rami dell'Olona che sono contornati da  alte file di pioppi e betulle, fa si che esso sia poco visibile, sia per chi percorra la grande antica via del Sempione, come per chi transita colla moderna ferrovia Milano-Gallarate. Quindi esso e' ed era appartato dalle grandi linee per cui e' poco conosciuto benche', come vedremo, e tutt'altro che privo di interesse.
Esso ha una sua storia anche se non roboante di molte battaglie ed ha pure i suoi meriti artistici come diremo.
La costruzione  della parte maggiore del Castello risale ad Ottone Visconti, Arcivescovo e Signore di Milano dal 1277 al 1295, colui che abbatte' il dominio dei Torriani su Milano. Il Bugati, storico del 1500, dice che fu costruito da Ottone Visconti come pure quelli di Angera e di Cassano Magnago) Gli Arcivescovi avevano anche prima di Ottone grandi possedimenti i Legnano, talche' si usa considerarli addirittura come feudatari dell'antico borgo. Un documento del 1346 parla della "Corte di Legnano" anziche' del "Borgo di Legnano" come e' uso generale per tutti gli altri luoghi di egual importanza nella zona.
Si dice che Erlembardo Cotta, pure Arcivescovo di Milano, possedesse gia' sin dalla meta' del sec. XI, un castello in Legnano, nel quale si rifugio' San Arialdo perseguitato dai simoniaci che egli aveva aspramente combattuto per restaurare la moralita' fra i religiosi. Non sappiamo che il Castello dei Cotta esistesse la' dove poi sorse questo di cui ci occupiamo, o se quello invece fosse dove Leone da Perego pure Arcivescovo di Milano, morto nel 1257 in Legnano, costrui' il Palazzo della Mensa Arcivescovile del quale qualche vestigia e' ancora conservata. Vedi il suo disegno nella fase. "La Tomba di Leone da Perego" edito nella nostra Sezione Legnacee del 1939.).
Ad ogni modo e' evidentissima la continuita' del possesso Legnanese degli Arcivescovi e risulta che la dimora di Legnano rappresentava  per essi un luogo di soggiorno estivo, oltre che di interesse per i loro redditi rurali. Diversi convegni furono qui da essi convocati.
I tempi erano molto agitati sotto Ottone Visconti. Egli aveva si rovesciato da Milano Napo Torriani, ma la minaccia del ritorno di sorpresa era sempre latente. La posizione da lui scelta per erigere il castello, corrispondeva oltre a quanto detto, anche alla posizione  naturale dei due rami dell'Olona che aprendosi a V intorno, se non rappresentavano che una debole difesa naturale, offrivano invece il mezzo sicuro e rapidissimo per allagare il fossato e renderlo impenetrabile anche di inverno durante il gelo (basta infatti togliere l'acqua per fare cadere il ghiaccio, e poi rimetterla al momento opportuno).
Si potrebbe obiettare che Ottone avrebbe potuto raggiungere un'analoga difesa per mezzo dell'Olona anche nel centro di Legnano, trasformando il Palazzo suo in Castello con fossato. Perche' non lo fece?. E' difficile rispondere. Forse il luogo del palazzo non si prestava al suo programma senza una distruzione di case che apparve eccessiva nel piccolo borgo di allora, delimitato come era a sud ed a ovest dalle vie Palestro, via Ponte Carrato, via Milano il cui arco indica appunto il perimetro antico, assai vicino a tale palazzo.
Dopo Ottone Visconti, il castello seguito' ad essere possesso dei Signori di Milano, e tutte le vicissitudini dei Visconti ebbero la loro eco in Legnano che fu teatro di riunioni politiche, di raduni militari, di travolgimenti. Legnano era sempre stata fedele alla Signoria Viscontea, specialmente per opera della famiglia Lampugnani che vi si era insediata sin dalla fine del 1300 e godeva di molti privilegi e della piu' alta reputazione, per aver dato all'Arcivescovo di Milano, diversi Abati del Monastero di san Ambrogio, e capitani, e giuristi, e magistrati di governo, sia sotto il Comune, come sotto le Signorie Viscontee e Sforzesche.
Una visita odierna all'interno dei locali, mentre rivela uno stato di esercizio attuale poco edificante., da' la visione di una grande abitazione signorile ben munita di sale e saloni. Si' una abitazione di signori fu essa certamente, ma oggi e' pietosamente decaduta  da che i proprietari ne usano per dare alloggio ai contadini della vasta  tenuta agricola circostante, in odio ai sentimenti della popolazione Legnacee ed ai sentimenti che gli stessi proprietari, come discendenti di una nobile prosapia potrebbe coltivare per perpetuare il retaggio della loro nobilta'.
 
LA DENOMINAZIONE "CASTELLO DI LEGNANO"
Da Memorie n. 8
 
Il Castello che oggi chiamasi "di Legnano" nei documenti del sec. XIV XV XVI e' invece detto "Castrum Sancti Georgii" Non siamo sicuri se intendere tale denominazione semplicemente come "dedicazione" a San Giorgio o se per caso il nome provenisse da una relazione col non lontano paese di San Giorgio su Legnano odierno. Facciamo un po' di analisi:
1° - La chiesetta padronale contenuta nel Castello e' dedicata a San Giorgio. E' vero che essa come la vediamo oggi e' di costruzione dei primi anni del 1800 cioe' fu fatta costruire dai Marchesi Cornaggia quando presero possesso del Castello. Ma risulta dal manoscritto del Prevosto Pozzi (1628) con molti particolari esatti, che un'altra chiesa esisteva da lungo, essendo stata eretta dall'Oldrado Lampugnani del fu Gio Andrea nel 1515 e dotata di messa quotidiana.
2° - Il paese di San Giorgio nei documenti dell'albore del 1400 e' segnato talvolta come "locus Sancti Plebis Parabiagi Duc. Mlni" e talvolta come "Cascina Sancti Georgi Plebis Parabiagi Duc. Mlni" ed il territorio della cascina o loco di San Giorgio giungeva sino alla "Costa di San Giorgio".
3° - Invece e' decisivo il fatto che i terreni irrigui del pianoro che circondava il Castello sono segnati sui documenti della stessa epoca "sitae in territorio Burri Legnano ubi dicitur... ecc.". Quindi sin d'allora il Castello sorgeva in territorio sottoposto a Legnano.
Conclusione: La denominazione "Castello di San Giorgio" va intesa dunque come un omaggio al Santo se non per rapporti col "Locus Sancti Georgii" che non e' molto lontano ma non ha, ne' ebbe, alcun rapporto con i terreni della zona del Castello. Il castello era dunque dedicato a San Giorgio che e' proprio il protettore degli Arcieri e dei Cavalieri. Coi' segue usi e costumi professati dalla cristiania' di tutte le epoche, ma in particolare da quella del medio evo, epoca che ci interessa qui.
 
I PASSAGGI SOTTERRANEI FRA IL CASTELLO DI LEGNANO E I LUOGHI VICINI
Da Memorie n. 8
 
In quasi tutte le nostre borgate si parla di passaggi sotterranei che furono notati  nell'andare dei tempi nascenti da qualche cantina dei palazzotti. Essi esistono realmente, ma invariabilmente questi cunicoli risultano accessibili per soli pochi metri, poi sono ostruiti da franamenti del soprastrato. Si tratta di opere che ebbero ragione di esistere nei sec. XIV e XV.
Anche nel castello di Legnano viene additata nella caneva (il deposito per la neve a servire per gli usi domestici estivi, una cisterna profonda oltre otto metri e quindi piu' profonda del vallo che la circonda), una portina che fu murata quando la cisterna venne adibita a caneva, la quale portina e' ubicata in direzione di San Vittore e si ritiene rappresenti l'andata del cunicolo che fu identificato in San Vittore stesso, nella casa dei nobili del 1400 che trovasi in via Magenta 2. In questa casa, sul cui arco di ingresso fa bella mostra uno stemma di famiglia non ancora sicuramente identificato ( Famiglia Forni - o la-Mairola o Lampugnani?) attualmente di proprieta'' degli eredi dell'Ingegner dell'Acqua, vi e' infatti nella cantina un cunicolo che si estende in direzione del Castello, ma e' tosto ostruito da terreno franato. E' noto che vi erano i nobili Lampugnani residenti a San Vittore ed a Cerro, dei quali tuttavia parleremo ancora; cio' ci induce a pensare che tale cunicolo si ramificasse anche alle case di tali signori.
Anche dall'altro lato, verso San Giorgio, vi e' luogo a credere che vi fosse analogo cunicolo. Se ne parla in San Giorgio, ove il punto di arrivo poteva essere in quella casa detta "della Regina" sulla quale sino al 1930 si vedeva infisso uno stemma Visconteo che fu poi asportato da un antiquario e poi disperso.
Pero' anche i Crivelli possedevano in San Giorgio un "sedimen Magno" che vendettero all'Oldrado Lampugnani quando nel 1426 gli vendettero alcuni sedimi nel Castello e molti terreni circostanti. Il cunicolo era forse in comune per i Visconti ed i Crivelli?.
Rilevero' inoltre l'osservazione fatta da un contadino, che in un suo podere che trovasi esattamente sulla linea di congiunzione fra San Giorgio e il Castello di Legnano, vi e' un misterioso vuoto sotterraneo che risuona battendo il terreno col pal di ferro.
Cose che il tempo permettera' certamente di indagare opportunamente. In quei tempi alquanto oscuri per le continue guerriglie civili e militari, la possibilita' di mutuo aiuto fra i Signori delle vicinanze era per essi garanzia contro sorprese improvvise.
 
DESCRIZIONE DEL CASTELLO DI LEGNANO
Da Memorie n. 8
 
Ad integrazione di quanto ben vedesi nelle illustrazioni e disegni che accompagnano questa monografia, faremo qui di seguito un esame delle singole parti che costituiscono il castello.
Il gruppo di fabbricati sorge su un'area di m. 75x70 delimitata dal robusto muraglione in mattoni del vallo, alto m. 5,20 dal fondo della fossa e dallo spessore di 1 a 2 metri. Un cammino di ronda corre internamente sul muraglione, ad altezza quasi pari al terreno interno; il muraglione e' sopraelevato per circa tre metri da un muro di minore spessore fatto a merli ghibellini per proteggere i movimenti dei difensori interni. Questo sopraelevamento manca in molta parte del muraglione, per le distruzioni avvenute nel tempo.
LE TORRI.
Nei due angoli frontali  del muraglione e in due punti equidistanti dei tratti laterali paralleli, vi sono simmetricamente disposte quattro torri, rotonde all'esterno ma appiattite verso l'interno. Esse sono alte 12,5 metri ed hanno un diametro di 5,50 metri nella parte alta.
Le torri erano pero' sei originariamente Esistevano tutte all'epoca del Prevosto Pozzo, come si rileva dal suo manoscritto) e due o sono crollate o comunque furono demolite sin dalle fondamenta, perche' nessuna traccia di esse e' attualmente riconoscibile.  Anche l'esame della planimetria generale fa supporre le altre due torri avessero esistito agli altri due angoli oggi nudi del quadrilatero periferico.
Le torri sono munite  di feritoia all'altezza del cammino di ronda, sistemate nelle adatte direzioni per impedire con il fuoco i tentativi di scalata del vallo, ed hanno in un piano superiore ampie aperture uso merlature sottotetto, per analogo scopo. Esse sono in mattone come tutta la costruzione del castello, ma una, quella di ponente nella facciata, rivela nella sua periferia esterna avanzi di intonacatura e di affrescature decorative  a base di festoni di fiori sorretti da anelli. Ma quasi tutto e' svanito e solo si riesce a capire che trattasi di una decorazione stile impero, che sarebbe stata in stridente contrasto con la severita' di tutta la costruzione lombarda a mattone in vista. Il nostro pensiero corre ad attribuire a Carlo Cornaggia, acquirente del castello nel 1708, l'intenzione di affrescare stile impero le torri e chissa' quale altre parti; ma fortunatamente all'intenzione segui' probabilmente solo l'esperimento su di una torre quella che ci rivela le tracce di cui dicemmo, perche' altro non vi si trova. L'intenzione aveva perdurato a lungo perche', abbandonate nel vano della stessa torre trovammo ammassati, nel 1925, moltissimi elementi di cotto per fasce decorative e modanature che oltre 50 anni dopo si dovevano aggiungere alle torri per la trasformazione nello stile infelice della meta del sec. XIX.
Il torrione di ingresso
E' l'elemento che piu' risalta attualmente all'occhio del visitatore, per la severita'' della sua robusta linea e perche' dimostra immediatamente la purezza incontaminata della sua costruzione. Ma contrariamente a quanto si credette sin qui', il torrione non fa parte della costruzione di Ottone Visconti. Esso e' di costruzione del 1400. Vedremo fra poco che la parte costruita nel 1300 aveva un'altra torre di ingresso. Questa di cui ci occupiamo va assegnata all'Oldrado Lampugnani e quindi fa parte dei lavori di fortificazione da lui fatti nel 1445 come risultano dalla lettera ducale di autorizzazione gia'' riferita e qui' allegata nei documenti col n. 249. Su cio'' non sussiste piu' dubbio. Basta infatti esaminare gli analoghi portoni a ponte levatoio costruiti nel Castello di Milano sotto Francesco Sforza, 1450 1466; basta osservare che anche la' furono adottate le torri rotonde, sia pure piu' lussuose, per convincersi che tutta l'opera perimetrale che contorna il Castello di Legnano e' della stessa epoca.
Ha la base rettangolare di 92x14 metri e l'altezza di 16,5 metri sul piano stradale. Era munito di ponte levatoio e di ballerina pedonale, nonche' di serranda interna di sicurezza. Gli elementi nobili di tale attrezzatura mancano oggi, ma la costruzione e' sempre pronta a ricevere gli equivalenti nuovi. Nell'interno della torre vi e' al piano terreno una bilancia a ponte moderna per carri, poiche' quella originale di 24 braccia nominata all'atto di acquisto dell'Oldrado non vi e' piu'. Nel piano superiore vi sono due stanzette d'abitazione e piu' su, un solaio aperto, perche' la torre termina a merlature ghibelline sovra le quali riposa il tetto a largo spiovente. Sulla facciata del torrione si vedono tracce di intonaco e di un grande affresco irriconoscibile, che tanto poteva essere una figurazione di santi (San Giorgio?) come lo stemma d'un tardo proprietario. Cosi' poco vi e' ancora di esso che e' meglio rinunciare a voler capire qualcosa.
Invece una bella lapide di metri 1x1,2 in marmo di Candoglia trovasi inserita in alto sulla facciata stessa e reca lo stemma dell'Oldrado Lampugnani primo possessore civile del Castello . Lo scudo sannitico inclinato, e' attraversato in banda dalla ben nota fascia a scacchi dei Lampugnani; ha l'aquila imperiale in capo, onorificenza che riteniamo sia stata da lui acquisita per le importanti parti diplomatiche e militari da lui condotte per il suo Signore, che come e' noto aveva il titolo di Vicario Imperiale, gia'' assegnato dal Re dei Romani Venceslao al padre Gian Galeazzo nel 1395 con diritto di successione.
Il cimiero ornato nel collo di una piccola croce gerosolimitana e con otto ampi svolazzi, si erge sopra lo scudo ed e' a sua volta sormontato da due ulteriori pezze araldiche di distinzione: un cestello nel quale e' assisa una pecorella alata la quale tiene in bocca una camarra Nel Castello di Milano e' esposta in una sala una lapidetta di circa 35x45 cm con una figurazione di una camarra, isolata. Essa porta il N░. d'ordine d'ingresso N░. 1281 ma non se ne conosce la provenienza; si ritiene possa venire dalla Chiesa di Santa Maria del Carmine. Fu descritta in Arch. Stor. Lomb. 1895 pag. 464 e riprodotto nel Malag. Valeri. La Corte di Lud. il Moro. Vol. IV pag. 181.); una grande pigna di curiosa stilizzazione a foglie increspate, che la fanno assomigliare a un cavolino di Bruxelles in scala decupla. Questa pigna e' posta sul dorso della pecorella predetta In altre figurazioni dello stemma araldico, eseguite forse con arbitrio d'interpretazione, la pigna e' scambiata con un pino. Cio' ci richiama d'impresa del pino usata da Gian Galeazzo nelle sue espressioni araldiche.).
Nel campo della lapide due iniziali gotiche in rilievo segnano il nome del titolare: O.L., Oldrado Lampugnani.
Tali pezze araldiche corrispondono ad altrettante onorificenze o titoli di merito che l'Oldrado ebbe.
La croce di malta, forse si rapporta alla relazioni che egli ebbe con il re di Cipro per i possessi che Valentina Visconti aveva in quelle terre. La pecorella assisa, simbolo di fedelta' (al regime Visconteo). La camarra, attrezzo che allora di poneva in bocca ai cavalli focosi per domarli, e' simbolo di comando delle forze di cavalleria. Non conosciamo gli attributi corrispondenti alla pigna al pino. Di fronte a questo stemma tanto ricco di elementi, desta sorpresa che nelle pietre tombali del suo cenolafio nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Milano, diversi elementi araldici siano omessi; vi troviamo soltanto (tav 15) quello della camarra, cui anzi e' dato un piu' ampio spazio decorativo.
Al torrione di ingresso erano addossati a destra di chi entra, talune costruzioni, fra cui la scala in sasso, una rampa coperta, che conduceva al suo piano superiore. Da un certo punto di tale rampa, per un ballatoio esterno si accedeva al locale sopra l'ingresso principale. Ma tali costruzioni originali, sono scomparse, forse quando venne costruita li presso la chiesina dedicata a San Giorgio (dal Carlo Cornaggia) e le costruzioni minuscole ed indegne di conservazione che ivi oggi troviamo.
Un esame del lato destro del torrione, lascia infatti ben comprendere lo sviluppo delle costruzioni antiche originali. Nel progetto di restauro esse sono idealmente ricostruite, ripristinando lo stato del 1400.
 
Il fabbricato principale trecentesco
 
Entrando dal portone del torrione si presenta a tutta destra e di facciata un grande palazzo signorile ad angolo che tosto accusa diverse epoche di costruzione. Una prima parte e' trecentesca; la seconda parte e il braccio ad angolo appaiono di stile barocco ma tuttavia di una sobria linea; e di esso ne riparleremo.
La primissima parte, per una lunghezza di m. 20 e' evidentemente dell'epoca di Ottone Visconti; in essa tutte le finestre sono ad arco a tutto centro, ma gli archi sono con mattoni cuneiformi a spessore radiale crescente verso la sommita' dell'arco. I mattoni stessi sono di ottimo materiale duro e compatto ed hanno egregiamente resistito alle intemperie, Purtroppo, molte finestre hanno subito distruzioni parziali o totali per i capricci umani di portare varianti; un fatto comune a tutte le antiche costruzioni. Il fabbricato era a due piani, e possedeva un ampio cantinato semisotterraneo, adattissimo come camerone per una imponente scorta di armati.
Segue a questa parte maggiore, un tratto di fabbricato a base quadrata, con un lato esattamente eguale allo spessore del contiguo fabbricato ora detto cioe' di m. 7,5, il quale ha tutta l'apparenza di essere stato la torre di accesso al castello prima della costruzione del bel torrione attuale e del vallo murato. Un esame della sua muratura rivela che esso fu costruito dopo il grande fabbricato cui esso e' appoggiato in continuazione, tuttavia prima di quello che gli segue e che tanto esattamente gli si unisce, che il gruppo dei tre corpi forma un apparentemente tutto unico. Questa torre, perche' altro non poteva essere, ha oggi la stessa altezza del fabbricato vicino; il tetto ne e' unico con esso, e persino l'altezza dei pavimenti e' poco differente.
Ma questa torre, le cui porte principali sono costituite, secondo lo stile trecentesco, da archi a tutto centro formati da bei mattoni cuneiformi in quattro ordini di cerchi concentrici di spessore radiale variabile e con tasselli e serraglie d'arco in calcare duro di Viggiu', avra' certamente avuto un piano superiore a merlature, secondo lo stile caratteristico comune a molti cassi che si sono conservati anche nella nostra zona. Nel disegnino diamo una riproduzione, di cio'' che e' conservato, mentre nella tavola 24 riproduciamo un cassio che trovasi a 1 Km. a sud del castello, chiamato "La Cassinetta di Canegrate". Essa costituiva certamente l'ingresso piu' antico del castello, rivolto verso ponente nella stradetta che da un lato conduce ai mulini di sotto ed alle vaste distese di campi appartenenti al castello, e dall'altra parte a Legnano.
Vorremmo ritenere che questa torre sia posteriore al possesso di Ottone Visconti, ma con molta verosimiglianza sia pero' precedente al possesso dell'Oldrado Lampugnani.
Di certo vi e' solo, che siccome tale costruzione non e' elencata nell'Atto di vendita del 1426 dai Crivelli all'Oldrado, essa non esisteva ancora, o faceva parte sin d'allora della parte che essendo di possesso dei Visconti venne ceduta piu' tardi all'Oldrado. Per riguardo allo stile, ambedue i casi sono possibili.
A questa torre fa seguito come dicemmo, un altro corpo di fabbricato di eguale spessore e non di molto maggiore altezza, costruito dall'Oldrado, lungo circa 30 m. diritto, e con altri m. 24 in un'ala a squadra, la quale ultima resta colla sua facciata esattamente di fronte a chi entra dal torrione maggiore nella corte del castello e che chiameremo l'ala di mezzodi'.
La prima parte di questo fabbricato ad angolo ossia quella che ha le facciate a levante ed a ponente,  nel suo lato di ponente lascia riconoscere in alcuni punti di aver posseduto finestre a bifora di stile nettamente sforzesco, con il rettangolo affrescato a medaglioni, soprastante alla bifora ogivale. Ma nella sua facciata di levante nulla di cio'' lascia vedere, perche' essa e' stata tuttavia intonacata e non solo, ma le finestre tutte modificate nel 1547 dall'Oldrado III nello stile neo barocco cui gia'' accennammo.
Anche l'ala di mezzogiorno e' nello stesso stile, ed ha in piu' dei balconcini ad ogni finestra del piano superiore che sono graziosi pur essendo come tutto il fabbricato, contrastante colla costruzione lombarda della parte maggiore dei fabbricati.
Quest'ala di fabbricato, e' affrescata su ambedue le facciate di settentrione e di mezzodi' con grandi pannelli a chiaro-scuro divisi da lesene contenenti trofei ornamentali di varia natura. Purtroppo, tutto e' molto sbiadito per l'azione delle intemperie e di difficile interpretazione.
Nella facciata di mezzodi' si riconoscono nei pannelli, le scene simboliche artigiane dei mesi dell'anno, e nelle lesene il motivo ornamentale dei gruppi di istrumenti musicali a fasci incrociati.
Nella facciata a settentrione troviamo nei pannelli delle figure simboliche di animali chimerici sopra i quali pendono degli stemmi a cartoccio quasi del tutto svaniti.
Su questa facciata vi e' poi al lato sinistro, in sovrapposizione sugli affreschi predetti, un grande stemma dei Lampugnani, di epoca tarda, quale era usato da Francesco Maria Lampugnani (1695 1729) figura. Non esitiamo a dire che questo stemma rappresenta la presa di possesso definitiva del Francesco Maria dopo il trionfo suo nella grande contesa per il possesso del castello di cui parleremo nel capitolo apposito.
Nell'interno dei fabbricati, non vi sono elementi artistici che eccellano, ma essi locali sono ariosi e si prestano ad ottime sistemazioni per vari scopi di praticita' o di eleganza, purche' si abbattino talune esili divisioni utilitarie che furono fatte per alloggiarvi i contadini della tenuta agricola. L'ala di mezzodi', mentre e' divisa al piano superiore sin dall'origine in tre locali, al piano terreno costituiva un unico locale vasto ed alto, con belle volte a botte; il salone delle feste da ballo d'un tempo.
Nel recinto quadrato del vallo, altre costruzioni sono contenute che nulla di interessante contengono, salvo la caneva cui accennammo parlando di passaggi sotterranei. L'opera di restauro che in un giorno prossimo Legnano iniziera', decidera' sulla loro esistenza.
 
L'arredamento mobile del castello
 
Dai tempi in cui chi scrive conobbe il castello, cioe' dal 1906, esso era gia' praticamente spogliato di quasi tutto. Vi tenevano i proprietari alcuni locali in buon assetto per goderli nella stagione propizia, ma col mobilio dell'epoca che correva. Tuttavia in un locale soprastante al salone sopraddetto, si conservava ancora un lettone artistico antico in legno, con quattro torciglioni a candelabro agli angoli, lavoro del primo barocco, quindi certamente appartenuto all'Oldrado III che aveva tanto rifatto il Castello; tav. 16.
Esso e' poi stato asportato dai Cornaggia stessi nella loro villa di Mozzate Seprio. E' un oggetto che non potra' mancare nel castello restaurato.
Vi erano poi pochi quadri in una sala da pranzo e precisamente:
un Ecce Homo coronato di spine, a tre quarti di busto seduto su una seggiola e reggente in una mano una verga di comando. La tela 0,8x1,02 e' attribuita con molta verosimiglianza al Guercino Il Pirovano nei suoi vari scritti lo assegno' al Bernardino Luini con certe circostanziazioni che risultarono fallaci ed arbitrarie). Fu acquistata nel 1939 dal Comm. Dott. Ing. Cerini Enrico a Legnano, presidente della nostra Sezione Storica Legnanese.
Due ritratti ovali ottocenteschi, di circa 0,60x0,90 raffiguranti un membro Cornaggia a mezzo busto, in veste di cacciatore e sua moglie in veste di popolana che porta ad offrire un vassoio di frutta fresca.
Queste due tele sono ora in possesso del Sig. Granata Luigi a Milano.
Vi era  poi un armadione ottocentesco nel quale con altre carte dell'amministrazione Cornaggia si conservavano una diecina di cartelle con documenti seicenteschi riferentesi alle proprieta' del Castello ed altre proprieta' dei Cornaggia stessi in Besnate.
Tutto fu asportato da essi verso il 1929 , ne' sappiamo che cosa
sia tuttora conservato .
Nessun camino dagli stemmi nobiliari e' conservato in castello, ma parecchi ne possediamo in Museo, provenienti dalle proprieta' dei Lampugnani, dei Visconti e dei Crivelli. Essi un giorno allieteranno le sale del Castello.
 
OTTONE VISCONTI, LEGNANO E CASTELSEPRIO
Da Memorie n. 8
 
Episodi della lotta di Ottone Visconti e i Torriani
 
Alla fine di marzo 1285 Goffredo della Torre comasco, dopo aver fatta una tregua col Marchese di Monferrato con cui era stato in lotta, raccolse genti a Como e conquistato rapidamente Castelseprio si accingeva con esse a penetrare nel territorio Milanese.
Saputo cio' i Milanesi, guidati dall'Arcivescovo Ottone Visconti, loro Signore, radunarono un forte esercito composto di nobili di Crema, di Piacenza, di Brescia con fanteria di Crema e si portarono a Legnano limite del loro territorio ove si accamparono per circa otto giorni. Ne partirono il 13 d'aprile per Gallarate e Castelseprio incontro al nemico, ma si arrestarono poi in un luogo detto allora "in Bassano" per non inoltrarsi troppo.
I Torriani che erano in numero esiguo, non arrivando che a mille cavalli e tremila fanti, si arrestarono pure, continuando intanto a fortificare il castello di Castelseprio.
Intanto Matteo Visconti, pronipote dell'Arcivescovo, si era portato a Varese con il piccolo gruppo per impedire che i Torriani ricevessero viveri da quella parte.
Saputo pero' che i Torriani si erano fatti amici di Guido di Castiglione, signore della Rocca di Castiglione e che da lui ricevevano abbondanti vettovaglie, mentre dall'altra parte il marchese di Monferrato minacciava Milano da Vigevano dove si era insediato, i milanesi reputarono conveniente tentare patti col Torriani e mandarono dei delegati fidati presso Guido da Castiglione perche' fungesse da intermediario di pace. Furono: Oliviero Marcellino zio dello stesso Guido da Castiglione, Franchino da Carcano suo nipote, e Cressone Crivelli ed Abiatico Landriano.
Il 15 maggio 1285 col consenso dell'Arcivescovo Ottone, si fece una tregua per la quale Castelseprio avrebbe dovuto passare in mano ai Milanesi.
Ma all'atto di stipulare la vera pace, il 21 maggio le due parti non poterono accordarsi e la tregua fu rotta.
I Torriani invasero il Milanese ad oriente di Como, occupando i castelli di Cormenno e Merone distruggendo il Borgo di Incino ed altri.
Portatisi i Milanesi a Carate, i Torriani si ritirarono a Como. I comaschi coi loro amici, nel giugno seguente si rivolsero  recuperare Lugano e Bellinzona, che ebbero.
I Milanesi preoccupandosi poi di salvare i raccolti delle loro terre, contro i guastatori, si portarono il 4 luglio a Saronno, Lomazzo e Vertemate, poi accorsero a Varese minacciata dai Torriani che miravano a riavere Castelseprio dal Guido Castiglioni.
I Milanesi ammassatisi di nuovo in Agosto 1285 in Legnano mandarono di nuovo i loro fidati delegati a fare pressioni e minacce a Guido Castiglioni per la cessione di Castelseprio. Questi invece richiamo' i Comaschi perche' si riprendessero il Castello di Castelseprio che consegno' loro il 14 d'Agosto, rifugiandosi intanto in Como e dichiarandosi nemico dei Visconti.
I Milanesi gli lanciarono il bando e distrussero e saccheggiarono tutte le abitazioni che egli e fratelli possedevano in Milano. Castelseprio resto' ancora qualche tempo ai della Torre ma dopo varie trattative piu' che per azioni guerresche, il terreno fu di nuovo preparato ad una pace in febbraio 1286.
I delegati di Ottone Visconti fra cui erano Enrico Crivelli, Giovanni Caimi ed Oliviero Marcellino, ottennero che lui stesso Ottone, venisse in Legnano ad un congresso per la pace.
Il 27 di tal mese infatti Ottone, accompagnato dai predetti delegati e da altri e da buona scorta di uomini d'armi tenne un congresso poco lungi da Legnano Nella dicitura....."poco lungi da Legnano" usata dal Giulini siamo indotti a pensare al Castello di Legnano che dista 1 Km. dal centro di Legnano.) con Guido da Castiglione che allora era Podesta' di Como e con Luterio Rusca dei Signori di Como.
Una tregua fu di nuovo stabilita, ma la pace non avvenne se non il 3 Aprile 1286 dopo altre laboriose riunioni a Milano ed altrove, colla conclusione che venne tolto il bando lanciato da Milano contro i Castiglioni, i Rusca e altri, i quali quindi potevano rientrare in possesso dei beni loro confiscati. I della Torre, ignorati in tali trattative di pace, compresero che la loro stella era ormai tramontata in Lombardia e si ritirarono in Aquileja.
Il Castello di Castelseprio restava in mano di Guido da Castiglione, come risultato di tali accordi.
Fu con un colpo di mano effettuato da pochi uomini della Val d'Ossola assoldati da Ottone Visconti, che il Castello fu occupato il 28 Marzo 1287 improvvisamente, scacciandone Guido da Castiglione.
Ottone Visconti, chiamato a prendere possesso, ordino' la sua distruzione ed emise il divieto perpetuo alla ricostruzione , colla
nota formula:
"Castrum Seprium destruatur, et descructum perpetuo teneatur, et nullus audeat, vel presumat in ipso Monte habitare" la quale per secoli venne ripetuta dal podesta' di Milano  e dal Vicario del Seprio nel prendera' possesso delle rispettive cariche.
Dopo la morte di Ottone Visconti, i Torriani ripresero dal 1302 il potere in Milano e si diedero a tentativi di allargare il possesso.
Bandirono naturalmente da Milano i capi che avevano parteggiato per Visconti e fra essi anche Cressone Crivelli che con Ottone aveva avuto attiva parte nelle lotte non lontane.
Questi che vagava nei territori milanesi in cerca di appoggi contro i Torriani, nel Settembre 1305 Dal Giulini ) approfittando d'un momento in cui i Milanesi erano impegnati contro i Bresciani, penetro' in Nerviano con 40 cavalli e 1000 fanti e vi si installo' coll'intenzione di reclutare truppe per invadere poi Legnano e Rho a danno e minaccia di Milano. Non avendo pero' ivi potuto reclutare gente, il suo piano fallì perchè attaccato dai Milanesi dovette ritirarsi. Nerviano ebbe la peggio perchè in questa circostanza subì da parte dei Milanesi una completa distruzione.
 
Legnano e la battaglia di Parabiago
 
Nel 1339 Lodrisio Visconti cugino dell'Arcivescovo Giovanni signore di Milano, mosso da gelosia contro la di lui potenza e contro Luchino suo collaboratore, attraversata l'Adda con un esercito di Alemanni assoldati, si porto' a Legnano ove stabilì quartier generale per la raccolta delle soldatesche e dove si rifornì, prelevandosi l'occorrente dal Contado del Seprio a titolo di pagamento delle annualità di contribuzione a lui dovute come Signore di quel territorio BenchŔ il Giulini da cui togliamo la descrizione non faccia alcun accenno al Castello di Legnano, vogliamo credere che Lodrisio , avendo scelto Legnano a base di questa sua adunata, avrÓ fatto uso del Castello sia per l'accumulamento delle truppe, come per sua personale sicurezza. A sostegno di questa tesi, sta il fatto che il palazzo che Ottone Visconti aveva costruito in centro di Legnano non poteva essere usato a tale scopo senza ledere pi¨ direttamente l'autoritÓ dell'Arcivescovo suo cugino, perchŔ esso era di uso della Curia Arcivescovile. Il Castello di Legnano che noi riteniamo fosse stato un possesso personale di Ottone Visconti, poteva anche essere giÓ passato in possesso di Lodrisio come signore del Contado del Seprio , cui Legnano ora apparteneva dopo la morte di Ottone Visconti.) I Milanesi si allarmarono giustamente di questa adunata minacciosa per loro e radunarono un esercito di nobili, militi regolari e volontari . L'animo dei Milanesi era unanimamente avverso a Lodrisio ed essi partirono a presidiare alcuni borghi fra cui Parabiago ove posero 8oo militi e 2ooo fanti, Nerviano e Rho, aggregandosi anche soldatesche alemanne.
Il 21 febbraio 1339 Lodrisio, saputo della presenza dei Milanesi in Parabiago, volle affrontarli malgrado che nevicasse fortemente ed il terreno fosse abbondantemente ricoperto di neve. Entrato in Parabiago riusci' non cio' di meno dopo aspra battaglia a sopraffare i Milanesi stendendone moltissimi morti e facendo prigionieri fra altri Giovanni Visconti figlio di Vercellino e Luchino Visconti che legarono ad una pianta. Giungeva intanto un rinforzo da Nerviano che pero' non riusciva a mutare le sorti dello scontro ed i Milanesi subirono grosse perdite.
Infine arrivavano da Milano nuove truppe che entrarono in battaglia e ne cambiavano la vittoria iniziale in rotta.
Lodrisio Visconti resto' prigioniero, Luchino ed altri furono liberati ed i milanesi ritornarono trionfanti in Milano.
A perenne ricordo dell'avvenimento importante, i Milanesi fecero erigere sul luogo della vittoria la chiesa di San Ambrogio detta della Vittoria, ed ogni anno nella ricorrenza vi convennero per portare l'offerta. Cio' duro' per vari secoli, sino alla fine del 1700.
La chiesa esiste tutt'ora, ampliata, ed alcune lapidi dell'epoca vi sono conservate.
 
I LAMPUGNANI A LEGNANO E ZONA AGLI ALBORI DEL 1400
Da Memorie n. 8
 
Dal 1100 al 1300 appaiono nei documenti degli allegati, parecchi membri della casata Lampugnani investiti dalle alte cariche della Chiesa o del Comune Milanese; risulta anche che nel 1280 una Lampugnani, era moglie del signore di Castiglione Seprio. Tali documenti mostrano quanto importante fosse sin d'allora la Casata; ma qui vogliamo solo esaminare i membri della famiglia Lampugnani dal 1400 in avanti, per i loro riflessi sulla vita di Legnano nel periodo che ci interessa per il castello.
Le prime presenze in Legnano che sino ad ora possediamo, ci sono segnalate dai regesti contenuti nei Codici Trivulziani n. 1815 a 1824 Siamo molto grati al prof. Pio Bondioli per averci segnalato questa importantissima fonte di regesti sulle Famiglie Milanesi, che tanto ci giovo' per le nostre ricerche.)  da qualche altro documento notarile. Qui essi risultano gia' in Legnano e zona nel 1390 ove tal'uno di essi godeva il privilegio dell'esazione dei tributi, concessione che veniva data ad un limitato gruppi di membri della casta ghibellina riconosciutamente devoti al Duca.
Nel periodo dell'avvento a Legnano del futuro padrone del Castello troviamo dunque investiti di dazi:
1390          Dno. ROBERTO da LAMPUGNANO f.q. dni Rizardi abitante a Legnano, e' nominato compartecipe dei dazi, al traverso di Legnano (Cod. Triv 1815)
1392          Duo GUIDINO da LAMPUGNANO f.q. dni Leonis e' responsabile dell'esazione di tutta l'imposta sul sale per la Curia di Legnano ed i luoghi di Castegnate, Sponzano e Cogoretio Sponzano e Cogoretio sono localita' nella Valle Olona oggi scomparse.), Marnate, Riscaldina e Nizorina  (Cod. Triv. 1815)
1400 a 1405          Dno FRANCISCOLO da LAMPUGNANO e' ufficiale della dogana (Cod Triv. 1818)
1401 a 1402          Dno ROBERTO da LAMPUGNANO f.q. dni Rizardi, abitante a Legnano e' ufficiale del dazio al traverso di Legnano (Cod Triv. 1815)
1402          Dno GIOVANNI da LAMPUGNANO fu Beltramolo e' daziere con altri due suoi soci (Arch. Osp, Magg. Cart. 135)
1404          Dno CRISTOFORO da LAMPUGNANO f.q. Jacobino abitante a Legnano ha l'esazione delle multe sull' "usureria e sulle grassazioni" (Cod Triv. 1818)
E' intuitivo che a queste cariche, ai tempi che correvano, corrispondeva anche una certa autorita' di giudice esecutore. Eravamo negli anni in cui Gian Galeazzo con sagacia faceva organizzare su nuove basi le amministrazioni comunali e statali e aveva nominato, proprio il Dott. in Legge Ubertino Lampugnani padre dell'Oldrado Lampugnani che ci interessa, uomo di grande valore, alla riorganizzazione della Camera delle Entrate Ducali.
Ma non solo a tali occupazioni si davano i Lampugnani. Li vedremo notai, podesta' nei comuni qua' e la', mercanti di preziosi, di seta e di materie varie meno pregiate.
Fin dal 1374 il Faciolo Lampugnani f.q. dni Dalvino era nominato notaio e risiedeva a Parabiago Cod Triv. n. 1817 pag. 209/1); altri notai si stabiliranno presto in Legnano. I Lampugnani erano gia' presenti in Busto Arsizio prima del 1399 come risulta dal "Libro delle Decime di Busto Arsizio nel 1399" molto opportunamente pubblicato dal Prof. Pio Bondioli nella sua "Storia di Busto vol.i" dalla quale stralciamo qui quanto ad essi si riferisce:
Dns ARASMINO da LAMPUGNANO 1399 possiede molti beni in Busto Arsizio fra cui due case ed un'orto in Contrada Basilica e in contrada Zornago, delle quali una e' coerenziale con Tadeolo Vicemalla  (partita 93)
Dns RUBERTUS da LAMPUGNANO 1399 aveva due case in Contrada Pessina (partita 96)
LITTOLUS da LAMPUGNANO 1393 possiede una casa in Contrada Savigo; e tre campi e una vigna (partita 113)
DOMUS FRATRUM de LEGNANELLO Non sappiamo cui si voglia qui alludere perche' con consta da altre fonti che vi fosse un convento di frati in Legnanello. E' vero che l'ospizio di San Erasmo era governato dal frate Umiliato Bonvesin della Riva, sino al 1313 ma non consta che vi fosse un convento annesso.) 1399 possedeva una casa in contrada Basilica su cui pagava un soldo per tributo (partita 105)
JACOBINUS da LAMPUGNANO 1399 possedeva una casa in contrada Basilica (partita 250)
GUISCARDO da LAMPUGNANO  1399 possedeva 5 campi in varie parti intorno a Busto (partita 149)
Dno JOHANNINUS da LAMPUGNANO possedeva una casa in Contrada Pessina (partita 101)
PRONUS da LAMPUGNANO 1399 possedeva beni in Busto non specificati
PETRUS da LAMPUGNANO 1399 possedeva beni in Busto non specificati
Si rileva poi dalla pergamena n. 2990 della Biblioteca Ambrosiana che:
Dno NICOLA da LAMPUGNANO 1399 23 luglio possiede beni in Busto siti in via de Mediolano.
La presenza del Lampugnani in Busto si protrae poi attraverso ai tempi ma non potremmo occuparcene qui.
Essi vi coprirono anche cariche come inviato governativo:
Dno GUIDINO da LAMPUGNANO e' Podesta' di Busto dal 24 ottobre 1450 al 1452 (Biennio) Reg. Ducale 150
Dno TOMASINO da LAMPUGNANO e' Podesta' di Busto nel 1455. Arch. Stato Arch Sforzesco Carteggio Int. Carte 673 Milano, Ducato
Dno LEONARDO da LAMPUGNANO (degli Astolfeti) e' nominato a Podesta' di Busto per due anni. 1487 dic. 14 (Reg. Ducale 114 f. 320) Questi era gia' stato Ufficiale delle Bollette a Parma; nomina del 31 dic. 1480 (Reg. Ducale 114 f. 321 v.)
 
LA FAMIGLIA DI UBERTO E OLDRADO LAMPUGNANI
Da Memorie n. 8
 
Uberto Lampugnani, detto Ubertino, padre dell'Oldrado che ci interessa, era cresciuto lui pure nell'ambiente ducale come gia' il padre suo pure di nome Oldrado (I°), come vari avi erano gia' stati al servizio della Signoria Visconti. Un vero atavismo di classe.
Addottoratosi in legge a Pavia, Ubertino divenne "Lettore di diritto canonico e civile" in quell'Universita' Cronaca dell'Universita' di Pavia; nella Universita' stessa; regesto nell'allegato) ove insegno' dal 1372 al 1381 acquistandosi grande fama. Scrisse alcune opere di diritto Argelati segnala: 1░ trattato dei vari Filosofi: 2░ e 3░ consiglio dei giudici.) e fu anche insegnante per minor tempo nell'universita' di Padova, ma per le sue doti preclari fu presto chiamato a posti di governo sotto Gian Galeazzo Visconti, nel periodo in cui questi riformava l'amministrazione comunale e statale di Milano come gia' detto. E secolui anche i figli suoi, sia pure giovani, vissero accostati alle reggie Ducali di Pavia e Milano Maffiolo mandato in missione a Padova nel 1382. Reg. Dipl. Visc. n. 2978; regesto nell'allegato.) ma il giorno che lascio' l'insegnamento per le cariche di governo, se pure tenne ancora un suo domicilio a Pavia in Parr. S. Colombano Schede Marozzi, Museo di Pavia, voce Ubertino Lampugnani), ne ebbe probabilmente uno anche a Milano, comincio' a svilupparsi su di lui e famiglia l'attrazione delle proprieta' di Legnano anche per il migliore clima del nostro borgo che poteva offrire nella stagione calda.
Tuttavia nel 1396 egli e' nominato maestro Generale delle entrate Archivio Statale di Milano, Arch. Duc. filza 46 n. 7 e Cod. Triv. 1815 pag. 00) con lettera ducale n. 1398 e' nominato consigliere ducale e poi confermato Genn. 1399 e di nuovo febb. 1399; ancora nel 1399 venne prima nominato Giudice correttore delle frodi che si compiono in materia fiscale Vol. Lett. Duc. 1399 fol.49 t.) e poi diventa vicario Generale del Duca GioGaleazzo Visconti, ossia suo primo ministro.
Alla fine dello stesso anno muore, lasciando la moglie Giovanna Omodei del fu Gasparolo, pavese, in una schiera di figli piuttosto giovani; 5 maschi e tre femmine.
Il Benaglio dice che l'Uberto ebbe dal Duca in alcuni scritti piu' lusinghieri espressioni come "Egregio dottore in legge"; che abitava in Porta Vercellina e leggeva nell'Universita' Ticinese (Pavia) ricevendone onorevole ricompensa. Egli era detto anche Ubertino ed e' nominato fra i 120 cittadini piu' ricchi che pagarono 19.000 fiorini al principe quando abbisogno' di denaro per le continue guerre.
Cio' risulta da lettera 20 marzo 1395 firmata Pagano Milani e da ordinazione infrascritta del Duca. Fra i cittadini piu' ricchi, il cui estimo raggiungeva come massimo i 43 fiorini, troviamo a tale epoca oltre all'Uberto altri tre membri Lampugnani Dal Moriggia togliamo:Leone Lampugnani figlio del fu Paolo con fiorini 26.Umbertino Lampugnani dottore in legge figlio del fu Oldrado con fiorini 22.Maffiolo detto anche Faciolo, fratello dell'Ubertino con fiorini 22A noi non sembra corrispondente l'affermazione del Moriggia che il Maffiolo che fu vescovo di Messina fosse detto "Faciolo".Il Faciolo figlio di Salvino creato notaio nel 1374 e residente a San Vittore di Parabiago (vedi registro negli allegati) non va ad ogni modo confuso con il Maffiolo; egli ebbe tre figli: Antonio, Andreolo, e Margherita.
 
 
 
 
)
I maschi dell'Uberto sono: Maffiolo, Oldrado, Pietro, Giovanni e Giorgio; le figlie: Franceschina, Giovanna e Giustina.
MAFFIOLO          sposera' Giovanna Crivelli figlia di Galeotto e si trasferira' a Legnano, ma avra' cariche ducali.
OLDRADO          diventera' presto il precettore del giovane Filippo Maria Visconti; restera' celibe e avra' poi il seguito brillante che vedremo, al servizio diretto dei Duchi.
PIETRO          laureato in ambo i diritti canonico e civile sara' un personaggio di grande levatura morale e professionale ed entrera' nella Magistratura di Stato. Fu Vicario del Podesta' di Lodi e quivi sposo' poi Orsina Vistarini sei signori dominanti quella citta'; i suoi fili sceglieranno le varie arti. Fra essi il Princisvalle sara' ambasciatore ducale pur non tralasciando traffici commerciali marittimi. Vari Documenti degli allegati lo nominano.
GIOVANNI          ci e' poco noto e muore presto Pare avesse sposato Isabetta Castiglioni (Cod. Triv. 1821 pag. 3 lambda, qui riprodotto alla data 1428) divenendo lontano parente del Papa Martino V. Per la data di sua morte vedasi qui riportato in regesto: atto di curatela 1406 28 Magg. Rog. Regni Pietro. Arch. Not. Mil..) ma lascera' un figlio brillante, il JCC Cristoforo che nomineremo ripetutamente come segretario dell'Oldrado II.
GIORGIO          che si addottora lui pure a Pavia ma che, di estro vivace, si da alla politica piu' che al lavoro. Egli non verra' accolto al governo ducale e nell'animo suo maturano ideologie che rivelera' molto piu' tardi, allo scoppiare della Repubblica Ambrosiana. Male glie ne incolse pero', perche' fu trucidato dagli stessi rivoltosi che egli sosteneva.
Le femmine furono:
FRANCESCHINA sposatasi nel 1412 a Dno. Luigi Terzaghi fu Luca Atto Dotale 1412 16 Dic. Rog. Regni Pietro. Arch. Not. Mil..) da cui resto' vedova nel 1430 avendo un figlio Giorgio che fu messo sotto curatela Atto di Curatela 1430 21 Luglio Rog. Cagnola Ambr. Arch.Not. Mil..) del Cristoforo Lampugnani nipote dell'Oldrado.
MARIA          sposatasi in Castiglioni di Casciago Casanova. Genealogie delle Famiglie Nobili Lombarde Tav. Castiglioni VI)
GIUSTINA          che nel 1418 era sposa al JCC. Dno. Ambrogio Bozuli a Pavia.
         L'Oldrado che da piu' vicino vogliamo esaminare, e' poi rimasto celibe, dicevamo ma non senza fili.
Ebbe quattro femmine:
MADDALENA,          che sposo' Dn. Ubicino Gambarana Atto Dotale 1425 marzo 23 Cod. Triv. 1821 pag V. V. 2 Reg.negli allegati)
GIOVANNA,          che sposo' in prime nozze Gerolamo Lampugnani da cui nacque UrsinaGuidina che sposo' poi Gaspare Visconti Fratello di Azzone Gaspare Visconti e' fratello della moglie di Gio. Lampugnani cugino della sposa.), ed in seconde nozze GioAntonio Simonetta Atto Not. Matteo Suganappis 1458 21 novembre Cod. Triv. 1824.)
ANGELA,          che sposo' Pietro Bartoli da Fiorenza, colla dote di 600 scudi d'oro.
AGOSTINA,          che sposo' suo zio Giorgio Vistarini cioe' il fratello della Orsina Vistarini che aveva sposato il JCC. Pietro Lampugnani. L'Oldrado fece legittimare tali due figlie, onde esse potessero consolarsi del titolo nobiliare Atto di legittimazione 1439 24 marzo nel Reg. n. 3 dell'Ufficio degli statuti pag. 140 t. Regesto negli allegati.); le nostre ricerche non ci diedero la soddisfazione di sapere alcunche' sulla madre, perche' l'atto di autorizzazione ducale e' steso in una forma generale che prescinde dal nominare madre e figli; neppure altri atti la rivelarono mai.
 
L'AVVENTO DELLA FAMIGLIA DELL'OLDRADO A LEGNANO
Da Memorie n. 8
 
Nel 1385 Ubertino Lampugnani possedeva gia' un terreno situato fra Legnano e Rescaldina e ne allargava il possesso acquistando altre 5 pertiche da taluni Lampugnani forse suoi parenti Pergamena n. 4 nell'arch Ops. Magg. Cartella 135 riportata negli allegati.). Da un atto del 1408 risulta che Giovannino da Lampugnano fu Beltramolo, con altri due compagni acquistano per L. imp. 485 dal tesoriere della Camera Ducale il diritto sul pane, vino e carne del borgo di Legnano Pergamena n. 6 nell'arch Ops. Magg. Cartella 135 riportata negli allegati.).
Da altra pergamena della stessa provenienza troviamo che la madre di Oldrado Lampugnani, Giovannina Omodei ved. di Uberto, acquista nel 1419 Pergamena n. 10 nell'arch Ops. Magg. Cartella 135 riportata negli allegati.) da Porolla Lampugnani di Busto Arsizio, figlia del fu Leone un cassio situato in Legnano fra il ponte Carrato e i vicini mulini azionati dall'Olona. Nel 1419 Oldrado Lampugnano acquista dai Consorti Vismara di Dairago, la "Casa Magna in Contrada di Mezzo e Legnanello vicino alla Chiesa" Atto Rog. Lorenzo Martignoni del 9 maggio 1419 riportato fra i documenti Arch. Ops. Magg. Cart. 135 n. 11.) e ne fa residenza Merita da ricorda la data "12 giugno 1420" trovata su una mensoletta in cotto di una delle finestre ogivali della Casa, che raccolta, e' conservata in Museo e fu riprodotta in "Legnano Romana" a pag 43 fig. 26.) che sara' occupata piu che da lui, dal fratello Maffiolo sposo ad una Crivelli. Nella sala al piano superiore lo stemma Lampugnani e lo stemma Crivelli furono inseriti uno di fronte all'altro nella fascia ornamentale che girava in alto alle pareti del locale.
Le pareti stesse erano ornate in affresco da un grande disegno a rombi i cui lati erano costituiti da catene di fiori e frutti e foglie come esattamente si vede negli strappi che si conservano in Museo Civico.
Un ritratto di dama, probabilmente era quello della moglie del Maffiolo Lampugnani fu trovato nella fascia ornamentale del piano terreno, ed e' ora conservato in Museo. Esso e' purtroppo l'unico ritratto che si sia potuto salvare, mentre altri esistevano nella stessa sala ai suoi tempi ma noi non possiamo trovare d'essi che miseri avanzi inutilizzabili. Possiamo ritenere con verosimiglianza che oltre al Maffiolo, vi sara' stato il ritratto dell'Oldrado stesso Artisticamente e storicamente e' stato un delitto il distruggere tale Maniero; il Comune che nel 1927 fu l'artefice dell'operazione, spese per la ricostruzione (in altro luogo, secondo l'accordo che era intervenuto con l'Ufficio della Conservazione dei Monumenti) piu' del doppio di quello che poteva occorrere per l'acquisto e per un decente ripristino in loco, dello stabile tanto interessante.).
La pergamena n. 13 del 1421 ci informa che Oldrado Lampugnani fu Ubertino e il nipote Cristoforo fu Giovanni comperarono da Giorgio Terzago un piccolo sedime per allargare il possesso di quello da loro abitato, che possedevano a Legnanello. L'atto e' steso dal Notaio Giovanni Lampugnani fu Vistardo, residente in Legnano. E' da notarsi che questo acquisto e' fatto in comune con il nipote Cristoforo. Il nipote, che e' dottore in legge, conviveva collo zio, cui era utile come amministratore date le lunghe assenze che ormai l'Oldrado doveva fare per ragione di governo. Il Cristoforo, avendo anche seguito l'Oldrado nei suoi periodi di governatorato a Savona, conobbe la' e sposo' poi nel 1430 la Marchesa Belida del Carretto, dei marchesi di Savona.
Piu' tardi il Cristoforo divenuto lui pure alta personalita' nel campo del Governo Ducale, lascia lo zio per intrapprendere le sue funzioni.
La Pergamena n. 14 del 1421 ci informa che Paolo Lampugnani sposando Donna Antonia Landriani del fu Beltrame entra in possesso di 17 appezzamenti di terre site in territorio di Olgiate Olona per complessive 350 pertiche e di 7 sedimi annessi che per la verita' sono qual piu' qual meno in cattive condizioni di conservazione. La pergamena n. 15 del 1422 rende conto dell'acquisto fatto da Oldrado Lampugnani dai Conti Vismara, di un terreno di 22 pertiche detto "Prato della Resega" fra Legnano e Legnanello presso l'Olona col diritto di utilizzazione dell'acqua per irrigazione.
Ancora nel 1422 Oldrado Lampugnani compera dai Consorti Vismara il mulino sito presso quello di Santa Caterina fra Legnano e Legnanello, in continuazione del terreno predetto e al prezzo di fiorini 400 Atto del Notaio Lorenzo Martignoni 1422 dicembre 4. Perg. n. 15 in Cart. 135 Osp. Magg.).
L'Oldrado Lampugnani per le sue mansioni al servizio del Duca aveva sovente occasione di svolgere azioni punitive anche lontane, dai confini del Ducato ed anche... sul territorio dei vicini. Dobbiamo credere che fosse in seguito a tali operazioni di tal genere che egli sia divenuto proprietario dei vasti terreni in localita' svariate.
In un atto steso dal notaio Pietro Regni in Milano, L'Arcivescovo di Asti concede il 10 dicembre 1422 ad Oldrado Lampugnani il feudo sul castello e luogo di Montavito in Asteggio, su Santo Stefano di Asteggio e su Castagneto, tutti nella Diocesi di Asti. Cod. Triv. 1823 pag. 497 Reg. riportato nelli allegati).
Ma e' nel 1426 che vediamo l'Oldrado estendersi largamente nel territorio legnacee col'acquisto dai Fratelli Crivelli di diversi casolari intorno al castello e di una vasta estesa di terreni, per lo piu' irrigui, circondanti il castello e nei territori vicini, per 857 pertiche Atto del notaio Antoniolo Fossati 8 ottobre 1426 Pergamena n. 17 dell'Archivio del Castello di Legnano, in Cart. 135 Opedale Maggiore di Milano.) ed al prezzo di l. 8706 Impli. Ad un atto di cosi' grande importanza l'Oldrado non pote' neppure presenziare, impegnato nelle lotte che si svolgevano contro i Veneti pel possesso di Brescia, e quindi delego' in sua vece l'amico e parente Pietro Lampugnani fu Rizzardo pure dott. in legge.
Dall'esame dell'atto di vendita, nel quale concorrono moltissimi nomi di Crivelli, coerenziati, si puo' supporre che la vendita sia fittizia, nascondendo invece una divisione ereditaria, ( perche' suo fratello Maffiolo aveva sposato una Crivelli), ma non possiamo dare cio' per assoluto, potendo invece ben trattarsi di vendita dei Crivelli per non poter in altro modo proceder all divisione di beni ereditari.
Egual dubbio ci sorge per altri atti nei quali i venditori sono dello stesso casato Lampugnani come il compratore Oldrado.
Si puo' ben credere che l'Oldrado per il tipo delle sue missioni entrasse sovente in possesso di denaro o di terreni confiscati ai nemici, sia che il Duca fosse generoso verso di lui sia che addottasse mezzi spicci di pagare il capitano per le sue imprese, tanto piu' che questi doveva poi provvedere al pagamento dei militi usati nelle imprese stesse.
Nel 1434 Oldrado acquista da Bertino Visconti un mulino nel territorio di San Vittore Olona, ed alcune terre ivi annesse per pertiche 24 al prezzo di L. imp. 852. Questo acquisto viene fatto da un altro suo procuratore Giovanni Cambiago di Annico essendo l'Oldrado impegnato a Genova come governatore Atto Not. Lorenzo Martignoni 1434 dicembre 31. Pergamena n. 19 Arch. Osp. Magg. Cart. 135).
Nel 1436 e' il JCC. Cristoforo Lampugnani fu Giovanni, il nipote dell'Oldrado che ormai ha casa propria in Milano in Parrocchia San Eufemia, che acquista in conto proprio un notevole appezzamento di terreno, 50 pertiche sito in territorio di Rescaldina, sulla strada fra Legnano e Rescaldina. Il terreno e' coerenziale con altri che sono gia' di taluni Lampugnani a noi noti: Beltramolo fu Oldrado (fratello dell'Uberto Lampugnani), gli eredi di Maffiolo Lampugnani e gli eredi di Filippo Lampugnani Atto Not. Antoniolo Fossati 1436 maggio 32. Perganena in Museo di Legnano Arch. Lamp. Cerro.).
 
LE ALTRE NOBILI CASATE DIMORANTI IN LEGNANO FRA IL 1400 E IL 1500
Da Memorie n. 8
 
All'inizio del 1400 troviamo dunque largamente istallati in Legnano oltre ai Lampugnani, i Crivelli ed i Vincemala o Vismara. Le tre casate si gloriavano di nobilissima prosapia, avendo dato nel secolo teste' finito, degli altri dignitari sia civili che ecclesiastici.
Se il Lampugnani avevano dato oltre ad innumeri persone di governo, una serie di Abati di San Ambrogio Dalla bellissima tavola genealogica degli Abati esistente in sagrestia di San Ambrogio in Milano, trascriviamo: Astolfo Lampugnani abate nel 1300; Beltramo II., nel 1357; Guglielmo III, nel 1379; Giulio nel 1384; Giovanni VII nel 1401; Taluno di questi fu abate piu' d'una volta.), i Crivelli oltre a persone di governo, avevano dato anche un Papa. I Vismara costituivano invece  una casta meno penetrante nelle cariche governative e piu' dedita al consorzio religioso e alle opere pie.
I Crivelli erano giunti a Legnano per estensione delle loro sedi originali di Uboldo e Nerviano. Quanto numerose fossero le loro schiere e quanto larghi i loro possessi nel nostro territorio e' ben dimostrato da un documento allegato Arch. Ops. Magg. Cart. 135 n. 17 del 1426.).
I Vismara avevano possessi in Legnano, Castellanza, Dairago ma non di tal vastita' come i Crivelli, ne' pure erano numerosi. Un membro della famiglia legnacee, Luchino Vismara fu Giacomo era stato Prevosto della Cattedrale di Vicenza dopo essere stato con ugual carica a Pavia nel periodo che la citta', in possesso dei Visconti, veniva riorganizzata a vita nuova. Era il momento in cui Ubertino Lampugnani JCC: brillava al servizio ducale, ed il fratello suo Maffiolo era mandato come Vescovo ad Alatri e poi a Messina. Questo Luchini Vismara non dimentico della sua citta' stendeva da Pavia nel 1406 un atto di donazione alla Chiesa di San Magno e San Salvatore Atto di donazione fra vivi di Luchino Vismara 1406 3 agosto Rog. Marco Marliano fu Dom. di Milano. In Arch. Museo Civ. Legnano: Copie atti di San Magno pag 7) perche' venisse eretto un altare in nome dei Santi Battista e Giacomo e Filippo e lo dotava di redditi assegnandogli vari sedimi e terre in Legnano e Castellanza.
Anche suo fratello Rodolfo che lo segui' poi a Vicenza fece donazione alla stessa cappellania di altri suoi beni in Legnano Testamento di Rodolfo Vismara 1411 24 settembre. In Arch Museo Civico di Legnano : Copie atti San Magno pag 1.) e Castellanza. Da alcuni particolari menzionati si accerta che esisteva una recente parentela tra i Vismara ed i Lampugnani. Altre casate note ed importanti avevano piede in Legnano; talune originarie da ceppi oriundi dalle vicinanze; Bossi e Landriani; altre da piu' eccentriche localita' nella zona come Terzago, Pusterla, Castroseprio; e non ultimi i Visconti.
L'importanza del centro di Legnano di cui gia' altra volta parlammo Fascicolo "Legnano" ed. Fascio Legnano 1935) risulta anche dall'essere esso sempre stato sede di notai residenti in luogo. Nel periodo che esaminiamo furono i De Canibus (oriundi Bustesi), i Lampugnani; i Vincemala; i Martignonibus, i Bossi e i Monetari. Nel corso del secolo, mentre la potenza dei Lampugnani qui' e fuori si allargava smisuratamente seguendo di pari passo le fortune della Signoria Sforza di Milano, e raggiungeva una potente dominazione del luogo, le altre famiglie del luogo restavano quasi offuscate, ma una buona convivenza generale regno' tuttavia in questo periodo.
 
OLDRADO LAMPUGNANI  Istruttore del minorenne Duca Filippo Maria Visconti e poi suo Capitano
Da Memorie n. 8
 
Nel 1402 dopo la morte dei Gian Galeazzo Visconti il ducato era stato diviso in due zone: una che, comprendendo Milano e grossolanamente tutto il territorio del ducato che si estendeva ad oriente della Citta', era assegnata al figlio GianMaria; l'altra che comprendeva Pavia ed il territorio ad occidente della metropoli, era assegnata al secondogenito FilippoMaria.
Ma essi erano assai giovani e restarono sotto tutela della madre Duchessa Caterina che governo' come reggente, appoggiata dal Consigliere Francesco Barbavara.
Come Umberto Lampugnani era gia' al servizio di GianGaleazzo, come vedemmo, cosi' l'Oldrado fu prescelto come precettore ed istruttore politico militare del giovane FilippoMaria Cod. Triv. n. 1817 pag 243.) risiedendo secolui nella reggia di Pavia, capitale del suo dominio.
Colla morte del fratella GianMaria nel 1412, diveniva vacante il dominio di Milano e delle terre annesse. Capitani di ventura, signorotti, e repubbliche confinanti occuparono terre, o cominciarono a disputare al FilippoMaria il diritto di successione, creandogli una situazione iniziale molto imbarazzante. Il FilippoMaria che nei 10 anni trascorsi dalla morte del padre si era addestrato ed aveva gia' dato buoni risultati di capacita' come uomo politico, si assoldo' il capitano Francesco Bussone, il Carmagnola, col quale, e merce' altri appoggi che aveva, riusci' nel volgere di pochi anni non solo a riconquistare le citta' che costituivano il dominio del fratello, e che erano in vario modo sfuggite, ma fece raggiungere al ducato una potenza e una considerazione che indusse ribelli e nemici a tendergli la mano amica. Naturalmente delle amicizie ottenute in siffatte condizioni non vi era molto da fidarsi e le defezioni furono un fatto frequente; anzi erano una piaga quasi insanabile dei tempi. L'Oldrado Lampugnani, capitano e diplomatico per eccellenza, visse col duca questo periodo burrascoso rendendogli grandi servigi come capitano, come consigliere, e come inviato diplomatico per trattative. Egli oltre alle buone doti per queste missioni, nutriva verso il suo Signore quella deferenza o servilita' che sono un elemento necessario per la convivenza coi despoti.
Non rifaremo qui la storia della vita militare e politica dell'Oldrado perche' fu gia' tratteggiata sia pur brevemente Societa' Arte e Storia Legnano memorie n. 2 pag. 59-60Pio Pecchiai nell'Elenco Storico dei Benefattori dell'Ospedale Maggiore di Milano 1886, dice anche che l'Oldrado fu per qualche tempo governatore di alcune fra le principali citta' dello stato, fra cui Bologna, e cghe governo' come Viceduca tutto lo Stato per alcuni anni.
) ma con abbondanza di riferimenti documentari.
Fu una vita movimentatissima corrispondentemente alle molte vicissitudini del governo di FilippoMaria. E non finisce qui perche' come ancora vedremo dopo d'aver servito il FilippoMaria per i suoi 35 anni di governo, diede ancora la sua instancabile attivita' al successore Francesco Sforza.
 
         OLDRADO LAMPUGNANO E IL CONTE DI CARMAGNOLA (1412-1425)
Da Memorie n. 8
 
Se si vuole che il carattere autoritario dell'Oldrado sia stato la causa dei dissensi che fecero allontanare il grande capitano Carmagnola dal servizio del Duca, non curandosi che era per i grandi meriti suoi che il figlio Filippo Maria Visconti aveva potuto riconquistare tutto il ducato dopo la morte del fratello Gian Maria.
Il Capitano era al servizio del Duca sin dal 1412 e sin dall'inizio era stato accolto nella famiglia ducale, essendo egli orfano. Per le doti militari che rivelo' era stato tosto innalzato al comando generale.
Ma mentre egli toccava le piu' alte vette della celebrita' militare, i consiglieri del Duca, fra i quali l'Oldrado e Zanino Riccio si appartavano da lui e lavoravano per farlo cadere.
Essi dovettero temere che la sua strapotenza potesse nuocere al duca, o alle loro mire, ed ottennero che al Carmagnola venisse sostituito un giorno, come comandante di armata il pur famoso Capitano Guido Torello.
Mandarono il Carmagnola al Governo di Genova, ma tanto fecero che egli dopo poco tempo si dimettesse esasperato di sentirsi frenato nello svolgimento delle sue attivita' ed impossibilitato a colpire i suoi detrattori perche' tanto accostati al Duca.  Nella primavera del 1425 abbandono' Milano ed il Duca andando alle sue terre, al di la' del Po, per portarsi di la' al servizio dei veneziani sempre avversi ai Milanesi, compiendo nientemeno che il giro attraverso la Svizzera ed il Trentino per raggiungere la sua nuova sede, Venezia.
Ma dopo un lungo periodo di brillanti risultati  militari, nel 1431 cadde pure in disgrazia della Repubblica Veneta e, nel 1432, ebbe troncati i suoi giorni da parte dei suoi nuovi Signori.
 
OLDRADO LAMPUGNANI E GABRINO FONDULO
Da Memorie n. 8
 
Con atto solenne del 1 gennaio 1415 il Capitano Fondulo veniva investito feudalmente da FilippoMaria Visconti della Citta' e contado di Cremona. L'atto relativo Osio Docum. Diplomatici Vol II pag 49.) porta la firma di sei consiglieri ducali; il Conte Filippo Azzelli, il conte Francesco Visconti, Guidone Torelli, Andreino da Ubertini, Magistrato Matteo de Vitudono, Antonio Bossio; di quattro segretari del Fondulo: Giovanni da Corvino, Corradino da Vicomercato, Francesco di Sordi, Bonifacio da Cremona notaio, ed infine da alcuni testi ducali fra cui Oldrado da Lampugnano, il Capitano ed uomo di fiducia di FilippoMaria Visconti.
Ma nel 1420 quando Filippo Maria Visconti ebbe un momento di strapotenza che tutti impauriva, il Fondulo di spontanea volonta' fece dedizione di Cremona al Visconti, e si ritira nella Rocca di Castelleone, il suo feudo personale Gargantini Cronologia di Milano, sotto la data 1420.).
Ma col tempo, sia che egli si pentisse del passo fatto, sia che il sospettoso Filippo Maria si fosse adombrato di sue mosse non chiare, egli ando' in disgrazia del Duca e cadde poi in un tranello che l'Oldrado Lampugnani gli tese per afferrarlo, per mandarlo da Filippo Maria B. Corio Storia di Milano.). L'Oldrado, con forte gruppo di armati faceva un giro d'ispezione nei castelli del Cremonese, quando fingendo di avviarsi a pacifico ritorno a Milano, passava da Castelleone, la rocca in cui risiedeva il Fondulo; l'Oldrado accusando di aver improvvisamente notato che il cavallo suo stava per sferrarsi lanciava imprecazioni al suo mastro di stalla; cambiava poi cavallo e mandava il suo dentro la rocca, per riferrarlo. Entrato il mastro di stalla nella rocca passava voce al Fondulo che l'Oldrado, suo compare, era poco lungi. Questi mando' subito quattro suoi famigli a salutarlo, ma poco dopo usci' egli stesso con grande comitiva e lo incontro' poco oltre il Borgo di Isso presso il fosso detto "Il Casso" e smonto' da cavallo per salutarlo. Ma ecco giungere a gran corsa un corriere del Duca latore d'una lettera per l'Oldrado in cui gli si ingiungeva di assediare Castelleone e condurre subito il Fondulo e la famiglia a Milano o Pavia. L'Oldrado ostentando  meraviglia disse a Gabrino: "compare, voi siete prigione del Duca, ma non dubitate che si trattera' di un puro sospetto e vi assicuro che non vi sara' alcunche' di male". Rispose il Fondulo: "Dio sa se sio ho alcun demerito col Duca e di cio' non mi meraviglio".
Il Capitano Perusino Piola, del gruppo dell'Oldrado, con mossa che tradiva preparazione preliminare,, con cinquecento moschettieri e cento cavalli prese la porta di Isso senza alcuna contromossa di quelli del Fondulo; e fece subito seguire altri tremilacinquecento soldati suoi che entrarono lesti in Castelleone. Entrarono poi anche Oldrado e il Fondulo.
Castelleone fu saccheggiata; fu rubata tutta la sua preziosa suppellettile di Gabrino e imprigionata la moglie sua Pomina dei Gavazzi coi due figli che furono condotti la notte stessa ad Anicco E' logico ritenere che l'Oldrado fosse gia' feudatario di Anicco se scelse tal paesucolo per la temporanea custodia del Fondulo (.) e quindi a Pavia e poi a Milano.
Un tribunale con presidente Matteo Gambara gli fece poi un processo ed il 12 febbraio 1425 sulla piazza del Broletto (l'odierna piazza Mercanti) il capo del Fondulo cadeva sotto la scure del carnefice.
Non e' manco a dubitare che altri fatti siano avvenuti belli o brutti in cui l'Oldrado abbia fatto uso della sua destrezza; la sua storia potra' venire assai perfezionata da ulteriori ricerche che noi od altri potranno compiere. Ogni sua presa di possesso di beni confiscati, come mandatario o come signore in proprio, avra' certamente un suo corollario storico che per ora non fu mai indagato.
 
OLDRADO LAMPUGNANI E IL SUO SEGRETARIO
Da Memorie n. 8
 
L'Oldrado, uomo di azione ed impegnato completamente nel governo ducale, si creo' un affezionato segretario per gli affari suoi personali, nel nipote Cristoforo Lampugnani. Questo era figlio del fratello suo Giovanni che pare fosse rimasto a Pavia dopo il trasferimento a Milano del comune padre Dott. in legge Uberto. Anche il Cristoforo era addottorato in legge Fu laureato nel 1403 a Pavia. Arch. Stor. Lomb. 1890 pag 457 confr. anche Arch. Stor. Lomb. 1893 pag 34.) ed aveva una cultura brillante che soddisfaceva all'Oldrado, il quale, se era stato precettore a Filippo Maria Visconti doveva avere pure una buona cultura, ma a carattere militare. Il Cristoforo rappresentava per l'Oldrado quindi una energia giovane uscita da quella stessa cattedra di Pavia ove prima aveva insegnato con tanto valore Uberto, suo padre.
Il Cristoforo convive coll'Oldrado, e dal 1420 in avanti diversi acquisti di proprieta' sono da loro fatti in condominio perfetto.
Il contatto che il Cristoforo aveva con gli ambienti ducali per la sua convivenza coll'Oldrado, e qualche viaggio a Savona che secolui fece nel tempo che questi era governatore di quel marchesato, lo porto' ad impalmare nel 1430 Cod. Triv. 1821 pag. doppo MU/4.) la marchesa Belida del Carretto figlia del fu Lazzarino dei Marchesi di Savona, stretta parente di quel JCC Corrado del Carretto che da vari anni apparteneva al corpo diplomatico del Duca Reg. Canc. Visc. 1426 maggio 25 n. 25.).
La relazione del duca e del Lampugnani coi Carretto si conservera' e si estendera' perche' ancora nel 1458 il mag.co Battista Lampugnani pronipote dell'Oldrado trovasi come segretario speciale del Marchese di Savona Cod. Triv. 1823 pag 212.).
Dopo il matrimonio e coll'entrata sua nei ranghi della carriera governativa, il Cristoforo si stacca di corpo, se non di spirito dall'Oldrado. Nel 1437 egli e' delegato come ambasciatore del Duca presso il Marchese di Monferrato, con un certo grado di stabilita' di dimora, come si apprende da una lettera del Marchese stesso al Duca di Savoia. Non avrebbe quindi piu' potuto essere il pronto e servizievole segretario che era stato negli anni dopo la laurea.
In ulteriori atti d'acquisto che l'Oldrado compie si serve infatti di altri parenti fidati: sono il Dottore in Legge Nob. Pietro da Lampugnano., che a stare alla deposizione sulla sua nascita verra' fatta nel 1478 va considerato come un suo figlioccio; Giovanni da Cambiago abitante in Annicco (Cremona); Scipione da Casati abitante a Milano Parr. San Giovanni alle quattro faccie.
Morto il fratello Maffiolo, che, come altrove dicemmo, viveva nel Maniero di Legnanello (oggi ricostruito come Museo di Legnano), il figlio di Maffiolo, Giovanni Andrea, ando' a vivere con l'Oldrado e ne divenne il segretario e compartecipe negli affari. Colla morte dell'Oldrado, Il Giovanni Andrea ne diventera' l'erede e l'esecutore testamentario e sulla gloriosa marmorea insegna che l'Oldrado aveva elevato sull'ingresso del castello, incidera' le iniziali G.AA. che ancor oggi vi si leggono, a conferma del possesso da lui preso del Castello e relativi beni.
 
OLDRADO LAMPUGNANI DIVIENE PADRONE DEL CASTELLO DI LEGNANO E LO FORTIFICA
Da Memorie n. 8
 
Il Castello, benche' di proprieta' dei Visconti, Duchi di Milano, era all'alba del 1400 ampiamente contornato al di la' del fossato da terreni che appartenevano alla famiglia dei Nobili Crivelli feudatari di Uboldo, da quella famiglia da cui un giorno era uscito Papa Urbano II. Ma anche nello stesso perimetro interno del fossato del Castello vi erano parecchi casolari o sedimi che era di proprieta' dei Crivelli, ad essi certamente pervenuti in seguito ai loro imparentamenti coi Visconti.
Fu anche per tale via che il Magg.co Maffiolo fratello dell'Oldrado Lampugnani, avendo sposato una Crivelli, (Giovanni figlia di Galeotto) era gia' divenuto proprietario di alcuni terreni circostanti il castello.
Poco piu' tardi l'Oldrado Lampugnani compera dal gruppo dei tre Crivelli, Rinaldo, Bernardo e Giorgio figli di Ludovico detto Lodrisio (l'atto notarile atto 1426 ottobre 8, riportato nei documenti.) segna la vendita per lire 8706) un enorme lotto di terre site in gran parte intorno al castello e nel suo perimetro, ma anche altre in territorio di San Vittore, di Canegrate e di San Giorgio per complessive pertiche 875.
Vi facevano parte, il Mulino che trovasi sotto il castello in territorio di San Vittore, la grande distesa di campi e prati irrigui sita nel piano della piatta valle dell'Olona, nonche' le vigne sistemate sulla costa di San Giorgio.
E' noto che i vigneti abbondavano sulle lievi alture che ancora delineano la valle dell'Olona intorno a Legnano mentre poco avanti essa si va spegnendo dolcemente nella pianura lombarda. Il documento informa anche dei diversi tipi di uva coltivate: uva vernazzola, uva moscatella ed altre. Da' importanza alle "vigne piantate d'uva novella", forse perche' cio' assicurava per alcuni anni piantagioni prive di malattia.
All'acquisto di una cosi' grande tenuta, l'Oldrado non aveva potuto essere presente di persona, perche' correvano periodi gravi per il Ducato. Come gia' dicemmo aveva dovuto dare incarico delle pratiche di acquisto all'amico e notaio Dott. Pietro Lampugnano figlio del fu Rizzardo (da non confondere col dott. in Legge Pietro fratello dell'Oldrado e figlio di Uberto Infatti: Uberto ebbe a figli: Pietro Dott. in Legge ;Oldrado il Capitano, Maffiolo; Giovanni, e Giorgio pure Dott. in Legge, trucidato dalla Repubblica Ambrosiana. Rizzardo invece ebbe a figli: Pietro Dott. in Legge, Cristoforo, Giovanni, Giorgio e Guidotto.Inoltre Pietro fu Uberto, abitava P.V.P.S. Maurilio mentre Pietro fu Rizzardo abitava P.C. Parr. San Nazzaro in Pietra Santa. Poi il padre di Uberto era Oldrado mentre il padre di Rizzardo era Bellino (Ops. Magg. Cart. 135 atto n. 1).
).
Brescia era stata conquistata dai veneti comandati dal Carmagnola, acerrimo nemico dell'Oldrado. Egli sentiva rimorso personale, e doveva moltiplicare la sua attivita' per preparare la riscossa. Ma ad onta dell'approntamento fatto di un corpo di 10.000 cavalli e 10.000 fanti, che fu lanciato nella primavera che segui', Brescia rimase ai Veneti per due decenni ancora.
I consorti Crivelli venditori di tale proprieta' erano i fratelli Rinaldo, Bernardo e Giorgio Crivelli del fu Ludovico detto Lodrisio, feudatari in Uboldo, dimoranti abitualmente a Milano Porta Vercellina Parr. San Pietro alla Vigna.
E' intuitivo supporre che essi vendettero tali loro proprieta' ereditate dal padre, per poter addivenire alla divisione dopo la morte del fratello Bulgaro. La loro genealogia e' riportata da un grosso volume genealogico che trovasi nella biblioteca di casa Amigazzi in Legnano.
L'esame delle coerenze indicate per i vari apprezzamenti fa notare che le pezze erano confinanti con altri beni degli stessi fratelli o di altri Consorti, il che e' sintomo di una piu' lontana origine dei frazionamenti. Troviamo infatti fra i vicini Jacobo e Maffiolo Crivelli, fratelli: Bartolomeo Crivelli; Galvagno Crivelli; Valentina Crivelli; Ettore Crivelli; Albrizio e Ambrogio Crivelli, fratelli; Antonio Crivelli. E come si vede, una vera legione di consorti Crivelli aveva steso i suoi interessi in questa zona, non meno che a Parabiago e Nerviano come risulta da molte altre fonti.
Il loro insediamento nella zona perdurera' attraverso i tempi e sino ai giorni nostri. Infrattempo avverra' anche qualche incrocio con i Lampugnani. Una eventuale ricerca sui Crivelli potrebbe chiarire ulteriormente la cosa, ma essa ha le sue difficolta', per il notevole tempo che richiederebbe l'elaborazione preliminare dell'albero genealogico dei gruppi di cui si tratta.
Ma cio' che per noi ha interesse e' il fatto che l'Oldrado con questo acquisto fa il suo primo passo di circuizione del Castello, pur essendo gia' possessore sin dal 1402 circa della Casa Magna di Legnanello come abbiamo visto.
Il castello di Legnano, ossia la parte bella, di costruzione trecentesca, e' dunque in questo momento dempre dei Visconti, Signori di Milano, mentre una parte dei sedimi minori che lo attorniano e' passata all'Oldrado Lampugnani, e dall'altra parte di sedimi e' rimasta proprieta' di Galvagno e Valentina Crivelli che vogliamo ritenere fratelli.
La parte dell'Oldrado e' certamente la maggiore se si pensa che a lui e' passato anche il vallo di fondo del Castello e la stadera a 25 braccia (che corrisponde alle nostre bilancie a ponte per carri).
Tutto cio' indica chiaramente le intenzioni future dell'Oldrado sul castello, e perche', fra una decina di anni quando Filippo Maria Visconti sentira' una volta di piu' di poter premiare l'Oldrado, gli assegnera' "in dono e soldo il castello di Legnano".
La parte che Filippo Maria potra' donare e' il grande e severo fabbricato trecentesco costruito da Ottone Visconti, che costituisce la prima meta' dell'ala di ponente. All'Oldrado spettera' di prolungare, anzi di raddoppiare tale fabbricato che si svolge da nord a sud, con un nuovo tratto di 30 metri, con vaste sale a soffitti a cassettoni e finestre a bifora nel piano superiore secondo l'elegante stile dell'epoca. Ed ando' ad abitarvi, per quanto le sue intense occupazioni glielo permettessero. Egli aveva invero da poco acquistato dai Consorti Vismara per 900 fiorini la "Domus Magna Legnanelli" come ripetutamente dicemmo e pare che sua madre vi prendesse dimora. Nel 1421 acquistava ancora dagli stessi Vismara, un altro pezzo di casa contigua alla "Domus Magna" con l'evidente intenzione di arrotondare il possesso. Ma quando nel 1426 egli fa il grande acquisto dei sedimi del castello e dei terreni circostanti, nella "Domus Magna" resta il fratello Maffiolo sposato a Giovanna Crivelli, e ne fa la propria sede mentre l'Oldrado si sistema nel castello che poi fortifichera' nel 1445 (Doc. n. 249 nell'allegato).
Morto l'Oldrado nel 1460 lasciando erede ed esecutore testamentario il nipote Giovanni Andrea, figlio del Maffiolo anzidetto, quegli prende possesso del Castello.
Vivevano in tal momento due abbiatici dell'Oldrado, ambedue di eta' minore Giovanni Antonio ed Oldrado, figli di Marco, ed e' ancora mistero il perche' l'Oldrado che tanto ci teneva che il castello avesse a restare in possesso dei suoi discendenti diretti maschi, li abbia completamente trascurati favorendo invece il Giovanni Andrea "secolui convivente ed al servizio suo" come si esprime nel testamento stesso. Nessuna menzione agli abbiatici ne al Marco, suo figlio, sebbene figlio spurio, e' fatta nel testamento del 7 gennaio 1460. Cio' ci e' assai oscuro.
 
ATTACCHI AL CASTELLO DI LEGNANO
Da Memorie n. 8
 
La prima meta' del 1400 era molto agitata per la bassa Lombardia, per le continue contese fra Signorotti e Capitani di ventura che se ne disputavano il possesso. La sorpresa, il sopruso, il sospetto e la vendetta anche ingiustificata, erano fatti quotidiani. Invece la Lombardia sopra Milano, trovandosi in un certo qual modo appartata dalle direzioni delle grandi lotte fratricide (basti pensare alle lotte con Brescia Cremona Bologna Genova) rimase piu' calma e sentiva generalmente a distanza le ripercussioni dei fatti che agitavano Milano.
Ma quando col terzo ritorno in campo di Francesco Sforza, e questa volta in conto assolutamente personale, nel 1447, i suoi movimenti toccavano tutto il territorio perifericamente ubicato intorno a Milano, e non solo quello, allora anche Legnano palpito' maggiormente dell'atmosfera agitata.. Ed il castello di Legnano pote' mostrare la sua utilita', seppure non tutte le azioni ci sono note, che ivi vi si svolsero in tali periodi.
Abbiano notizie di un attacco mossogli dal Capitano Francesco Piccinino nel periodo che egli era avverso al Conte Francesco Sforza; notizie non larghe di particolari sul fatto benche' prolisse di altri avvenimenti, e sgrammaticate nella forma, che togliamo dalla Sforziade di Gio Simonetta stampata nel 1494 cioe' 50 anni dopo i fatti. (pag. 276 t)
"Composte le cose di Vigevano il Conte Francesco Sforza raduno' gran numero di guastatori e torno' (siamo nel maggio 1449) nel milanese a tagliare i frumenti. Ma mentre che esso era a Vigevano, Francesco Piccinino Nel 1441, secondo il Parodi Pietro che fece ricerche nei documenti dell'archivio della Congr. di Carita' di Milano, era al servizio del Piccinino come condottiero quel Pietro Martire Lampugnani del ramo di Astolfo che scrisse anche la "Chronica Rerum ut plurium Mediolanensium" che va dal 1369 al 1485. Confr. Predari.) fu mandato dai milanesi a infestare il paese del Seprio, sperando che quando il Conte sentisse tal cosa, lascierebbe l'impresa di Vigevano.
Nella sua venuta, (il Piccinino??) prese senza fatica San Giorgio, castello che aveva edificato Oldrado da Lampugnano, perche' chi lo custodiva lo diede.
Poi la rocca di castiglione edificata da Branda da Castiglione Cardinale di grande autorita' nella chiesa romana, la quale il conte aveva lasciato alla guardia loro.
E con questo i varesini e quelli di Valli di Lugano, e gli altri che sono appresso al Lago Maggiore, eccetto che Franceschino Rusca, si ribellarono ai Milanesi. Ma il Ventimiglia, che alloggiava a Cantu', e molto e per lettere e per mandati lo sollecitava proponendogli etiando premi, che tornasse ai Milanesi, ma niente mai rispose. Ma fece pigliare gli ultimi mandatari e mandogli al conte, ed esso li fece impiccare.
Carlo da Gonzaga e Jacopo Piccinino cavalcarono in su quel di Pavia di qua' del Po, e presero e arresero Villantero, e tutto il paese che chiamavano Campagna gravissimamente afflissero. Ragio per cui da Pavia ogni giorno riceveva il Conte mentre era a Vigevano, lettere che soccorresseai danni dei suoi e reprimesse i nemici i quali scorrevano dappertutto. Ma il conte che intendeva che i Milanesi contavano di levarlo da Vigevano, ne si' parti' dal tal campo, ne volle ridurne le genti, perche' sapeva che presa quella terra facilmente potrebbe reprimere tutte le scorrerie dei nemici.
A seguito della aperta ribellione del Piccinino al Conte questi dichiarava che tutte le Castella che per sua eredita' paterna aveva nel Piacentino, dovessero venire a sua sottomissione. Raguno' percio' molte "cerne" con ottocento cavalli di la' dal Po, comandati da Giovanni Conte da Roma, Per Maria Rossi e Tomaso Legato bolognese, i quali ebbero ordine di assediare Castel'Arqua. Il Castello era guardato dal Marchese da Varese e da Giovanni Pazzaglia e grazie alle sue buone mura resistette per alcuni giorni, ma poi fu preso il Varese, mentre il Pazzaglia riusci' a fuggire a Fiorenzuola nel castello del Piccinini che e' a sole cinque miglia. Infrattempo, il Capitano Sanvitale che era gia' al servizio del Conte, inopinatamente passava a Fiorenzuola al servizio del Piccinino. Ma le altre Castella del gruppo si erano infrattempo sottomesse al Conte e non restava che quello di Fiorenzuola in mano ai Piccinini. Il Conte non avendo cavalli abbastanza, chiamo' il suo genero Giovanni da Tolentino il quale era al soldo dei fiorentini con settecento cavalli e fece capitano generale di tutte le sue genti e il fratello suo Alessandro che era a Pesaro. Questi venne ma non avendo bombarde, l'asasedio di Fiorenzuola duro' a lungo e si risolvette dopo una quarantina di giorni, quando gli assediati capirono che non avrebbero avuto aiuto da Re Alfonso, come il Piccinino aveva fatto credere. Si volse quindi Alessandro Attendoli alla volta di Parma per le rivalita' che Re Alfonso aveva suscitate contro il Conte e le azioni ivi durarono tutta l'estata con successo del Capitano" Il Piccinino cadde poi in un tranello tesogli da Ferdinando da Napoli. Sforziade pag. 422/428.).
Nell'edizione 1530 (pag. 279 t) della stessa sforziade del Simonetta troviamo questa descrizione non poco differente:
"Il Conte, tagliato tutte le biade,e Carlo Gonzaga, et amendue i Piccinini, tornati a Milano senza aver fatto alcuna cosa, assedio' San Giorgio, qual castello e di mura e di fossi era forte, e da molta gente melanese, ben guardato. Eranovi concorsi molti villani con bestiame e colle masserizie. Questo, poi che tre giorni fu co'le bombarde co' ogni artiglieria combattuto, quelli della terra ridotti in sommo pericolo si diedero liberamente al conte rimettendosi nella clemenza et mansuetudine sua. Et egli come principe misericordio gli conservo' da ogni ingiuria. Poi saccheggio' il Borgo di castiglione, e con le bombarde combatte la rocca, dove erani giunti dei Melanesi et il quinto giorno la prese. I Varesini impauriti, tornarono alla fede. Ruberto da San Severino, ed il Ventimiglia con quattromila cavalli andarono verso il Val di Lugano, perche' erano ostinati in non voler darsi al Duca, ai quali si aggiunse Franceschino Rusca. Il perche' Giovanni de la Noce da Crema, Capitano di quel luogo si fuggi' a Como.
I nostri volsero in preda tutta quella valle e ridussonla a divotione del Conte. Fra tanto vennero le calende di Luglio, nel qual giorno si dovevano eleggere quelli che avessero sommo magistrato. Imperocche' nei passati mesi Giovanni da Ossona per la sua temerita' et audacia l'aveva arrogantissimamente tenuto il magistrato et amministratio ogni cosa secondo il suo appetito, era tanto audacissomo sopratutti. Per la qual cosa tutti quelli che desideravano ben vivere, et massime i ghibellini, gli portarono sommo odio. Il perche' egli ed Giovanni d'Appiano usciti dal magistrato furono incarcerati.
I nuovi magistrati, benche' tenevano le parti di tutti, erano molto amici dei nobili. Essi erano: Guarniero da Castiglione, Pietro da Pusterla, e Galeotto Toscano, tutti nobili. Questi fecero molte imprese per la salute e la dignita' della Repubblica, ed erano per la maggior parte del parere che al Conte di desse l'imperio della Citta'.
Ma nessuno ardi' riferire pero' questo nel pubblico consiglio del popolo,  perche' ognuno temeva il tumulto del vulgo. Piuttosto fu commesso ad Arrigo Panigarola il quale in quel tempo faceva mercanzie a Venezia, se vada in Senato (di quella citta') e preghi quello, che essendo essi i primi d'Italia amatori de la liberta', nopn vogliamo che per loro la Repubblica Milanese sia soggiogata a Francesco Sforza. Costui, proponendogli molte promesse, fece con diligenza quanto gli era stato commesso. Imperrocche' spesso, o di segreto o apertamente era stato ammesso nel Senato, e si gittava umilmente ai piedi di Francesco Foscaro, sapientissimo Doge. E perche' era uomo callido, e sagace, alzava le mani al cielo et sospirava, piangeva, et con lunga orazione pregava che non volessero piu, ne' con genti ne con denari, aiutare il Conte. Ma che favorissero quella Repubblica che se cio' facessero, i Milanesi avrebbero in perpetuo i Veneziani come ladri.       Omissis .....I Veneziani ascoltarono cio e vi meditarono, chiedendo anche consiglio ad Arrigo. E invitarono il Panigarola a restare in Venezia per ricevere la loro decisione.
Il Conte finiva la campagna del Seprio e la sciato il Ventimiglia con mille cavalli e cinquecento fanti a Canturio, cavalco' verso il Lodigiano e il quinto giorno venne a San Angelo (lodigiano). Questo castello e' fra quello di Pavia e Lodi, posto sul Lambro, ben fortificato di mura e fossi; vi erano a guardia assai de le genti di Milano. E volendo accamparsi in questo luogo, Mannobarile coi suoi trecento cavalli dovette alloggiare di la del Lambro.
Nell'attraversare il fiume a cavallo incespico' e Mannobarile che era coperto di corazza, annego'. Benche' settantenne, la perdita di Mannobarile fu grave per il Conte per le sue grandi qualita' ed egli ne fu molto commosso.. San Angelo tuttavia dopo due giorni si dava in possesso del Conte.
Il Conte si volse poi a quella zona Milanese che e' detta la Martesana. E cavalcando nel lodigiano, ebbe avviso da Antonio Crivelli il quale era castellano della Rocca di Pizzighettone, e da Ugolino suo fratello piu' anziano, che da poco era uscito da Milano occultamente,  per venirvi, che essi volevano dargli quella fortezza. Et er questo pregavano volesse mandarvi alcuno fidato col quale trattasseno di questa cosa".
Desiderando il Conte usare celerita' in questo perche' era di avviso che l'acquisto di tal luogo gli era piu' necessario in questa guerra per indurre i milanesi alle sue volonta', inquantoche' con tale occupazione toglieva ai milanesi le possibilita' di rifornimenti di vettovaglie, trovo' conveniente di fermarsi a Lodi Vecchio per preparativi.
E mando' al Castello di Pizzighettone il suo fidatissimo Giovanni Caimi nobile milanese a ringraziare i due fratelli Crivelli ed intendersi. Siccome i piccinini tenevano nei borghi del Castello a guardia del luogo, cinquecento cavalli o e trecento fanti i Crivelli lasciarono la cura al Conte di pigliarli, onde i rurali potessero poi ubbidire tranquillamente al Conte come erano disposti.
Il Conte mando' segretamente Roberto con mille cavalli ed altrettanti fanti, di cui molti chiamati dal Cremonese, i quali al di seguente li assaltarono e li spogliarono di tutto.
Per questo, i Crivelli ebbero in dono, castella, pecunie, e da basso stato salirtono a gran ricchezze di stato.
L'opera conquistatrice del Conte prosegui' poi in altre localita' con analoghi successi.
 
 
 
OLDRADO LAMPUGNANI RIBELLE ALLA REPUBBLICA MILANESE
Da Memorie n. 8
 
Fra i promotori della Repubblica Ambrosiana era il Dott. in Legge Giorgio Lampugnani, fratello minore dell'Oldrado (vedi genealogia) poi Rolando Lampugnani (Doc. n. 250) personalita' colta ed influente, e il Princivalle Lampugnani pure dottore in legge, nipote dell'Oldrado essendo figlio di suo fratello Pietro pure dottore in legge. Anche Ambrogio Lampugnani aderiva al nuovo governo colla carica di Priore della Comunita' per la quale sedeva nell'Arengo con altri sei magistrati pari. Fra gli aderenti meno effettivi abbiamo Corrado Lampugnani che sin dall'agosto dello stesso anno (atto n. 251 del 27 agosto 1447) e' investito dai capitani difensori della liberta' di trovare degli alloggi per i villici che dall'incalzare del Veneti nel ducato venivano sbalzati dai loro borghi.
I capitani difensori avevano nominato Francesco Sforza a loro Capitano Generale; non che allora occorresse difendere l'ordinamento della nuova Repubblica, ma perche' i Veneti incalzavano da un lato e i Francesi dall'altro, ed il ducato che era gia' minato prima della morte di Filippo Maria Visconti andava verso la distruzione.
Francesco Sforza si mise all'opera un po' per il mandato avuto, un po' per i reconditi progetti che eran in cuor suo, e sagacemente e con una tenacia che tutti sanno si mise alla conquista di quanto territorialmente era gia' perduto. L'opera era dura e lunga; troppo lunga per il popolo milanese che doveva alimentare di denaro e di genti gli eserciti in campo. Venne il giorno che essi reclamarono si facesse la pace coi nemici, pur di smettere la guerra. Ma siccome lo Sforza non era di tal parere, ed i nobili lo appoggiarono, si formo' netta una scissione tra i nobili e i repubblicani.
Intanto divenno compito dello Sforza, (che aveva sempre considerato il Ducato come un diritto suo ereditario, per la sua qualita' di genero del defunto Filippo Maria Visconti) di conquistare a se' tale vasto territorio, liberandolo non solo dai nemici di fuori, ma anche da quelli interni e cioe' dai repubblicani. E quando in questa seconda fase delle operazioni dello Sforza il grande Capitano comincia a fare sentire il suo approssimarsi alla metropoli, ed in Milano un gruppo di dodici nobili si erige al potere come "difensori della liberta'" taluni dei Lampugnani che avevano gia' servito la causa della repubblica, si schierano per il nuovo partito ma subiranno poi i rigori dei repubblicani appena questi riusciranno a sbalzare via i nobili dal governo.
E' nella primavera del 1449 che diversi di essi vengono dichiarati ribelli e i loro beni vengono notificati per la confisca. Oldrado Lampugnani e' il primo della serie. Egli aveva fattivamente aiutato lo Sforza nelle imprese che svolgeva per conto dei suoi mandanti, ma non lo poteva rinnegare quando il governo repubblicano si mostro' di altro parere.
Il 19 aprile 1449 Oldrado e' dichiarato ribelle; il 17 aprile mettono contro di lui l'ordinanza di notifica dei beni onde si possa procedere alla confisca in suo danno, ed il 20 dello stesso mese il notaio camerale raccoglie le notifiche; il 30 maggio con altro proclama egli e' confernmato ribelle al nuovo ordinamento politico.
Infrattempo il Dott. in Legge Rolando, che si era volto coi nobili, era stato pure dichiarato ribelle e seguirono altri otto membri della famiglia fra cui ultimo il Dott. in Legge Princivalle il nipote dell'Oldrado Lampugnani, dichiarato ribelle il 3 dicembre dello stesso anno.
Poiche' tutti o quasi tutti, questi membri Lampugnani avevano rapporti di parentela coll'Oldrado, e ad ogni modo egli era all'avanguardia nel loro settore, non possiamo a meno di pensare in tali agitati momenti all'asilo sicuro che era per loro la corte di Legnano ed il ben munito Castello. Appena quattro anni erano trascorsi da che,  coll'autorizzazione che vedemmo, il castello era stato fortificato col fossato, col muraglione e colle torri; era giunto il  momento per l'Oldrado di raccogliere se occorresse il frutto della sua previdenza.
Ma non duro' molto alungo che Francesco Sforza compisse l'opera sua di conquista, sempre coll'appoggio dei nobili, e nel 1450 al suo definitivo ingresso a Milano l'Oldrado Lampugnani con Scaramuccia Visconti-Aicardi di San Giorgio su Legnano ed altri viene nominato Conte.
Parecchi altri membri della famiglia Lampugnani ritornano alle cariche ducali; anche alcuni che avevano servito la repubblica sotto mentite spoglie.
Accolto Francesco Sforza I° festosamente in Milano dai suoi partigiani e dal popolo affamato, si diede a sistemare la sua posizione con un governo saggio e volenteroso ma non tralascio' tuttavia il colpire duramente coloro che avevano  avuto parte nella Repubblica Ambrosiama.
Fra questi mando' alle carceri Ossona Giovanni, Appiani Giovanni e Michele d'Incino che fece rinchiudere nel castello di Monza. Dieci mesi dopo il suo ingresso in Milano, solo dopo dieci mesi, manda egli il suo Oldrado ad interrogarli:
 
Lettera del Segretario ducale al Castellano di Monza (cioe' Cicco Simonetta al fratello Andrea Simonetta)
Arch. Stato Missive Regali 3 foglio 113.
 
Castellano Modatie,
Venendo li il Magnifico messer Oldrado da Lampugnano, o mandando doi o tri delli suoi per parlare con Johanne de Ossona et compagni suoi, volemo li lassi passare essendoli tu sempre de presente ad tutto quello che se dira' fra loro.
   Laude XXI Januari 1452
       Cichus
Non sappiamo l'esito immediato di tale interrogatorio ma e' certo che gravissimi elementi non sfuggirono dalla bocca dei detenuti poiche' la loro posizione rimase ancora poi a lungo la stessa; la prigionia non muto' ne' in peggio ne' in meglio.
Invece il 20 settembre 1452, un'occasione insperata benche' lungamente attesa, per poco non permetteva loro di fuggire.
Mentre il Castellano Andrea Simonetta era uscito dalla rocchetta per recarsi a pranzo nella rocca grande, un suo famiglio traditore eun garzone, colto il momento opportuno calavano la saracinesca, alzavano il ponte della rocchetta e, rompendo usci e serrature delle carceri liberavano i detenuti. Ossona assunse le funzioni di castellano per un'uscita armata, ma il fatto fu troppo presto scoperto ed Andrea Simonetta che per fortuite circostanze pote' avere rapidamente alcuni armati inizio' l'assedio del castello. I fuggitivi, assediati, iniziarono la battaglia coi mezzi trovati all'interno, ma sia perche' la chiera fuori ingrossava continuamente sia per il messaggio che la Duchessa Bianca maria aveva loro mandato per indurli alla resa, offrendo la vita salva se cedevano la rocca di Monza, nella stessa sera si arresero, e furono immediatamente avviati a Milano sotto buona scorta.
Ma appena ad un miglio da Monza (arch. Stor. Lomb. 1878 pag 212) taluni della scorta costrinsero violentemente il domestico del castellano ad uccidere l'Ossona. Se ne dolse la Duchessa quando lo seppe e scrisse al Duca Francesco il 21 settembre 1452 che fra coloro che agirono contro le sue volonta' era Gerolamo Lampugnano figlio di Princivalle oratore del Duca e il nipote del Giorgio (sotenitore della repubblica Ambrosiana che era stato trucidato nel 1448 dai suoi stessi partigiani).
Fu strano contegno umanitario della Duchessa verso questi nobili il cui tentativo era piu' quello di unirsi ai cospiratori contro il Duca (particolarmente ad Innocenzo Cotta ed ai Veneziani), che di fuggire dalla prigione.
Si intuisce che un dramma femeva nell'animo della Duchessa desiderosa di salvarli ma anche timorosa che essi avessero a nuocere allo stesso suo stato.
Ma anche Oldrado e' ormai vecchio e comincia a ritirarsi nel suo Castello di Legnano cui sono annessi ben 2000 pertiche di terra e 2 mulini sull'Olona. Nella buona pace che ormai aveva apportato Francesco Sforza, nel ducato anche per l'opera sua stesa, gode un meritato riposo negli agi delle tante rendite di Legnano, del feudo di Trecate e della sua minore proprieta' di Anico Cremonese.
Ma non e' ancora un ritiro definitivo.
Nel 1457 lo troviamo delegato del Duca a stipulare una delega fra esso Francesco Sforza e i nobili di Correggio.
 
OLDRADO LAMPUGNANI FEUDATARIO DI OSCASALE, E SIGNORE DI FARFENGO
Da Memorie n. 8
 
Una lite era sorta da tempo fra Oldrado Lampugnani e Galeotto da Casate  circa i dominio sul feudo di Oscasale nel distretto di Cremona. I Casati milanesi e la comproprieta' su tali terre quale risulta da un documento che citeremo, deve provenire da rapporti di parentela non ancora sufficientemente definiti. Come il Lampugnani abbia raggiunto dei diritti nel cremonese, e non solo su queste terre, si puo' intuire ricordando che Filippo Maria Visconti aveva dato Cremona in dote a sua figlia Bianca Maria, la moglie di Francesco Sforza, mentre non occorre piu' ripetere che l'Oldrado dopo essere stato il fido uomo di Filippo Maria fu altrettanto sostenitore e servizievole per Francesco Sforza e che per essi compi' piu' volte nel Cremonese.
L'atto datato 1 dicembre 1455 ci informa dunque che una lunga vertenza era sorta fra Galeotto Casati e l'Oldrado Lampugnani; che morto il Galeotto era proseguita da Scipione f.q. Giovanni abitante a Milano in Parr. San Giovanni alle quattro faccie, e che le due parti, decise a regolare definitivamente i propri diritti su tali terre, chiedevano ed ottenevano dal Vescovo di Cremona "piena licenza a balio di disporre tali terre secondo gli accordi che fra di essi avrebbero preso". Con tal decisione il Vescovo di Cremona riconosceva di condiserare fuori dalla sua giurisdizione tali terre. Il che non e' poca cosa perche' il piccolo feudo di Annicco restava una piccola macchia in mezzo al Cremonese a lui soggetto.
La potenza politica dell'Oldrado e' assai lumeggiata da questo episodio.
Mancano alcuni documenti che allarghino le nostre nozioni su questo possesso dell'Oldrado, ma un successivo documento del 1460 Tog. Gio. Franc. Piantanida notaio in Cremona, 1460 ottobre 12. Negli allegati.) ci informa di una altro grandissimo possesso dell'Oldrado nella zona: ben 5000 pertiche di quei fertilissimi ed irrigui terreni siti in Zanengo e Farfengo (assai vicini a Annico), nei quali sono compresi e da lui acquisiti il castello di Farfengo, un mulino, una taverna e diversi sedimi.
 
IL CORREDO NUZIALE DI UNA SPOSA LAMPUGNANI DEL 1457
Da Memorie n. 8
 
Un documento del gruppo gia' esistente in Castello di Legnano e' straordinariamente interessante per l'elenco completo del corredo che Orsina Lampugnani, figlia del fu Giovanni e sorella del vivente Andrea, ricevette con atto notarile steso il giorno del matrimonio. Detto incidentalmente, Orsina non doveva avere altrettanta salute quanta ricchezza, se il fratello si preoccupava di prescrivere al marito la resa del corredo nel caso che certe condizionisi avverassero. Orsina solo dopo due anni muore ed il fratello Andrea rientra in possesso del ricco corredo che le aveva fatto preparare "nuovo flamengo et laborado ad laboratorio pulcerrime et damasche".
Non e' il caso di rifare qui l'elenco esatto delle "pelande" lussuose e a colori differenti, con "maniche strapontate d'ro e d'argento in lega suprafina e superaureata", col "collare ricamato d'argento superaureato fino o fatto a telaio", delle maniche separate eseguite in "zetonino vellutato di vario colore, e nuove lucente", delle cinghie in pelle, per mettere in vita, con fibbia, mazzo e spranga d'argento di buona lega e dorato, con placchetta d'argento niellata.
Poi la biancheria da camera e da sala; trinciante e forchettone con manico d'osso rosso e lama d'argento dorata pesante, bacille d'ottone, cassoni in legno dipinto o con guarnizioni d'ottone e relativi cuscini, recipienti di ottone e di peltro, poi il necessario per la pettinatura, dal mobiletto "stefania" al pettine, forbici e perfino una libbra di forcine "bistorte" di diversi colori ... Turro si puo' leggere la' stesso.
Il documento da una bella luce sul modo di vestire dell'epoca e sulle massime aspirazioni muliebri in tal campo. A questo documento grafico, fa riscontro nel Museo di legnano la bella collezzione di affreschi dei costumi dell'epoca che abbiamo salvato dalla famosa casa dei Vismara del 1475 e che in gram parte abbiamo riprodotti nel fascicolo memorie n. 3 del 1936.
Il confronto fra la descrizione minuziosa e tali figure da una idea esatta del lusso che conducevasi dalle primarie famiglie di Legnano nell'epoca dello splendore dei Lampugnani.
 
LA SUCCESSIONE DELL'OLDRADO LAMPUGNANI
Da Memorie n. 8
 
L'Oldrado, settantenne circa, aveva persuto ormai i fratelli suoi Pietro, Maffiolo, Giovanni e Giorgio, e da lungo anche il suo figlio maschiolegittimato Marco, e conviveva col nipote Gio Andrea in Milano Porta Vercellina, Parrocchia San Nicolao, rispettivamente nel castello di legnano. Con testamento depositato presso il notaio Lazzaro de Cairateche fu poi datato 7 gennaio 1460 alla sua morte, assegnava la sua successione generale, al nipote Gio Andrea, prescrivendogli alcune beneficenze a poveri, a zitelle per il corredo matrimoniale, a membri poveri delle famiglie Lampugnani, che volle fossero ricavate dai redditi delle possessioni di Trecate e di Anico Cremonese e per le quali prescrive che venga costituito un collegio erogatore costituito dall'erede predetto, dal suo fattore Pedrolo Gambara, da un anziano della famiglia Lampugnani e dai deputati del Consorzio della Misericordia di Milano.
Il castello di Legnano e redditi annessi li passa al nipote Gio Andrea Lampugnani che per censo e per atavismo continuera' la sua partecipazione al governo del Ducato.
Anche la casa in Milano a Porta Vercellina passa al nipote e l'Oldrado avra' nella chiesa della Madonna del Carmine il suo lussuoso sepolcro del quale sono conservate ancor oggi le lapidi di cui gia' parlammo in Memorie n. 2 pag 61.
Il Gio Andrea entro' tosto in possesso della pingue eredita' e pero' non tralascio' di continuare il commercio di preziosi cui era dedicato benche' grande signore.
Egli fara' anche riconfermare dalla camera Ducale le esenzioni delle gabelle che aveva goduto lo zio; e anche i suoi fratelli se le fanno confermare malgrado la protesta delle genti di Legnano perche' perdurera' il rispetto morale verso la casata che vanta il diritto avuto. Ma verranno i tempi poveri del Governo Spagnuolo a mettere un freno a tali esenzioni.
Torna qui opportuno di aggiungere che, sotto questo governo piu' volte per bisogno di denaro, era stato decretato di vendere in feudo le terre di Legnano, e le cedole relative erano state esposte all'albo delle aste. Ma i Legnanesi si opposero fieramente con petizioni firmate dai maggiorenti del Borgo fra cui figurava naturalmente una grossa schiera di Lampugnani. Uno di questi nel seporre la sua firma aggiungeva " mi riserbo tutti i diritti della mia casa" frase minacciosa e roboante.
Ma l'amministrazione spagnuola non tanto si commosse delle minaccie quanto della decisione piu' pratica presa dai Legnanesi di offrire tosto alla Camera delle Entrate una somma immediata quale "prezzo del riscatto dell'infeudazione". Uno dei lampugnani, aveva anticipato in proprio la somma di l. 6800 per tutta la comunita', coll'intesa che ne avrebbe poi esatta la restituzione con uno scomparto per le famiglie o fuochi. E che cos'era poi questo se non una tassa sulle persone emessa da un feudatario?. In tal modo Legnano resto' esente da infeudazione rinnovando il Governo Spagnuolo a ritornello piu' volte questo fatto,ogni volta che cio' piacque alla Camera delle Entrate.
 
IL CASATO LAMPUGNANI IN RIBASSO TEMPORANEO PER L'UCCISIONE DEL DUCA
Da Memorie n. 8
 
Dopo la tragica fine del Duca Galeazzo Maria Sforza nel giorno di Santo Stefano del 1476 per opera di tre nobili congiurati (Visconti - Olgiati - Lampugnani) tutti appartenenti alle rinomate famiglie Milanesi, mentre un senso di orrore aveva pervaso citta' e campagne, ed una sinistra luce cadeva su tutti i membri di tali famiglie ancorche' innocenti, il governo ducale aveva iniziato una dura revisione della posizione dei singoli Vedere l'interessantissima espozsizione storica nel volume : Bartolo Bellotti: "Olgiati" milano 1929.).
Anche i Lampugnani dovettero sottostare ad inquisizioni e vessazzioni camerali; quindi ogni ramo di essi si sforzava per tagliar corto, di dimostrare di non avere alcuna affinita' di sangue, benche' portasse la stessa parentela  dell'uccisore. Vi furono casi di ripudio della stessa parentela con stratagemmi originali anche da parte di membri autorevoli, il piu' curioso e' quello illustrato da un documento il quale si teneva a salvare tutta la casata cercando di domostrare che il ramo Lampugnani dell'uccisore non era dei Lampugnani, ma andava chiamato Litti. Lo traduciamo brevemente piu' avanti.
Il governo era stato cosi' intransigente che persino il Magnifico Princivalle, ambasciatore alla Spezia aveva dovuto lasciare immediatamente la carica, solo per essere fratello dell'uccisore Pare che Gian Andrea non fosse equalmente considerato come gli altri figli del Dott. in Legge Pietro, per esserne figlio carnale, ed anche anchilosato ad una gamba..
Il Gio Andrea Lampugnani, congiurato ed esecutore principale non aveva speciali relazioni con Legnano per quanto si consta. Egli aveva i suoi interessi sull'Abbadia di Morimondo e fu precisamente per la noncuranza che il Duca aveva dimostrato a suo riguardo nel non appoggiarlo in certe contese economiche, che su tale Abbazia egli aveva contro il Vescovo di Como, che egli gli si inimico' sino a congiungersi coll'Olgiati ed il Visconti per trucidarlo.
Il Princivalle aveva relazioni con Legnano perche' vi possedeva dei beni terrieri e precisamente intorno al castello visto che essi erano irrigati colle acque dell'Olona. La loro ubicazione fa ritenere che si tratti di una qualche parte del possesso lasciato dall'Oldrado II° che, malgrado le disposizioni testamentarie che ne vietavano la divisione, aveva gia' subito una spartizione.
Fra gli interrogatori che le autorita' eseguiva per accertare le eventuali ramificazioni dei congiurati troviamo dunque questo:
Depongono alcuni testi che "Pietro detto Lampugnano, padre di Princivalle e di quello scellerato che sconvolse l'ordine in Milano non fosse di quella famiglia, ma dei Litti, e che assunse tale cognome per un favore procuratogli dal Magnifico Oldrado da Lampugnano (Pietro e Princivalle avevano anch'essi suffissi nobiliari, ma in questo momento in cui si arriva a dubitare della loro integrita' morale gli sono omessi intenzionalmente). tali testi sono Giovanni da Lampugnano del fu Erasmo abitante in Parr. San Babila, Commissiario ducale a Novara, e nob. Giovanni da Lampugnano del fu Ambrogio abitante in Parr. San Pietro alla Vigna. Disse poi Ambrogio de Cagnoli del fu Andreolo di essere a conoscenza, per aver sentito dire dal defunto padre suo, che il sapiente dottore in ambo le leggi Pietro da Lampugnano che era del collegio dei dodici di Provvisione di Milano, nacque con riverenza, da un "petto". Infatti, mentre portavano alla tumulazione un bambino, ritenuto morto, i presenti udirono mentre si stava per calarlo nella fossa  "un petto" ed avuta la sensazione sicura che era partito dal presunto morto decisero di aprire il feretro. Constatato che il morto viveva, lo portarono a casa, ove dopo le adeguate cure riprese vita regolare, e sposatosi gli nacque poi anche il Pietro predetto. Da qui la testimonianza di mio padre che il Pietro fosse nato da un "petto". L'Oldrado Lampugnani, si interesso' tanto di questo giovane sino a farlo chiamare col suo cognome, ma egli non era dei Lampugnani, bensi' Litti.
Noi crediamo che tutta questa storia faccia assegnamento su qualche scambio di persona, fidandosi su un'omonimia quasi perfetta e sul fatto che esse erano ormai lontane nel tempo e defunte, come pure lontano era l'Oldrado. Cio' per portare in erore le autorita' inquirenti; ma il gioco non valse.
Consta da vali atti, che l'Oldrado avesse una predilezione per il I.C.C. Pietro Lampugnani che elevo' a suo segretario e collaboratore, ma questi che era figlio del fu Giovanni, non era il padre dei suoi nipoti Princivalle e dello "scellerato" Gio Andrea, il cui padre fu il J.C.C. Pietro Lampugnani f.q. Uberto.
Tale Pietro fu Giovanni non e' preso in causa dalla curiosa deposizione, mentre del Pietro fu Uberto troppi documenti confermano la legale origine. Fu dunque quella una falsa e ben originale deposizione.
Non possiamo qui dilungarci sulle vicende passate il tal periodo dalle famiglie imparentate ai nobili congiurati; a tal uopo e' di efficacia straordinaria il volume di Bartolo Bellotti "Olgiati" sopracitato, un lavoro storico che merita di essere letto dai Legnanesi.
 
OLDRADO III. E CRISTOFORO LAMPUGNANI ESILIATI IN FRANCIA
Da Memorie n. 8
 
Colla partenza di Ludovico il Moro nel 1499, esiliato in Francia per l'avvento di Luigi XII, Re di Francia, al Ducato Milanese, Oldrado e Cristoforo Lampugnani figli di Gio Andrea, padroni del castello di Legnano e fedeli sostenitori degli Sforza, subirono le sorti del loro Signore; confisca dei beni ed esilio.
Invero il loro esilio va considerato volontario, quali facenti parte del seguito che Ludovico si scelse per la sua compagnia a Parigi Il Malaguzzi Valeri in : La corte di Ludovico il Moro, da l'elenco di quattordici seguaci di Ludovico ma non vi e' segnalato Il Cristoforo Lampugnani.) ma della confisca dei beni vi sono documenti certi; la Regia Camera vendette i beni confiscati a Bernabo' Visconti figlio del Magg. Azzone, un loro zio che si era presentato all'asta.
I Lampugnani e i Milanesi dovevano sapere, o speravano in segreto, che l'avvento francese dovesse essere di breve durata: e nelle amministrazioni dello stato, l'appellativo di "Ducale" era si stato sostiuito con quello di "regio", ma l'animo era rimasto "ducale". Cosi' solo si puo' spiegare che la "Regia Camera" vendette i beni ad uno stretto parente dei confiscati; Bernabo' Visconti Non va confuso Bernabo' Visconte figlio di Azzone (Litta tav. VIII) coll'omonimo Bernabo' Visconte figlio di Francesco Bernardino, che nel 1512 si ritiro' in Francia cogli esuli. Sagramoso Visconti fratello di questi continuo' a parteggiare per gli Sforza e come capitano al servizio di Massimiliano subi' le alterne vicende, morendo esule nel delfinato (Litta tav. VIII).) era fratello della loro madre Lucrezia Visconti.
Ed infatti quando nel 1507 Ludovico ritorna sia pur fugacemente al potere, Oldrado e Cristoforo pure rientrati in Milano riacquistando i beni dal Bernabo' Visconti Atto 1507 23 novembre. Arch. Osp. Magg. Cart. 135 ) sborsando scudi 1200. L'azione di confisca non si era pero' estesa al castello di Legnano ma solo su taluni beni legnanesi; non sappiamo il perche' di cio'. Forse non tutti gli atti relativi giunsero a nostra conoscenza.
Dobbiamo ritenere che sia stato durante l'assenza dell'Oldrado nell'esilio che il castello ha sofferto l'incendio fatto appiccare dal Capitano Teodoro Trivulzio condottiero dei francesi ed acerrimo nemico dei Lampugnani.
 
LA CONTESA CIVILE DEL POSSESSO DEL CASTELLO
Da Memorie n. 8
 
I Lampugnani aventi diritto si estinguono
 
Nel 1528 moriva l'OldradoIII Lampugnani Capitano ducale, marchese e conte di Ripalta d'Adda, lasciando un sol figlio Ferdinando, sposato a Bianca Giuditta Visconti della quale diremo poi.
Ebbe la malaugurata idea di voler assicurare alla stirpe Lampugnani (previdenza sua!), il patrimonio suo materiale costituito da molti beni terrieri, e quello spirituale, costituito dal castello di Legnano. Col suo testamento del 1507 istituiva il fidecommesso dul castello e beni annessi pr il quale, il possesso doveva passare a quell'erede maschio piu' prossimo che avrebbe potuto assicurare il proseguimento della stirpe.
Una nobile intenzione lo animo' ma essa fu ed e' praticamente ineffettuabile come si vedra' tosto:
La disposizione testamentario diceva:
Nel caso in cui tutti i figli e discendenti miei maschi legittimi, nati e procreati in linea maschile, morissero, cosicche' nessun discendente  mio maschile legittimo e nato in linea maschile sopravvivesse, istituisco e sostituisco a me ed ai miei figli e discendenti maschili legittimi, come eredi universali i predetti D.D.i CRISTOFORO e NICOLA fratelli miei, ognuno di essi per meta', ed i loro figli e discendenti maschili legittimi e nati in linea maschile ancora sopravviventi, e qualsiasi di essi, in porzioni eguali, tuttavia per stirpe e non per capi.
E se uno dei D.D.i Cristoforo e Nicola morisse senza figli maschi e, come sopra, l'altro vivesse e sopravvivesse, sia che morisse con figli, sia con discendenti maschi in linea maschile, nati da legittimo matrimonio, affinche' l'eredita' e i beni miei pervengano e debbano pervenire a quello stesso dei detti fratelli miei che sopravvivera', od ai fili e discendenti suoi maschi legittimi e come sopra, e allorquando gli stessi ambedue fratelli miei coi figli come sopra fossero morti, ordino che la successione avvenga per stirpe e non per capo, cioe' come sopra detto.
E tutto cio' considerato ordino, perche' voglio, che i beni miei si conservino per i figli e i discendenti miei maschi legittimi, di legittimo matrimonio e di linea maschile procreati, ed in loro assenza pervengano nei fratelli miei ed i loro figli discendenti maschi legittimi cosicche' i legittimati in virtu' di qualunque privilegio, anche se fossero per volonta' del Pontefice o dell'Imperatore, o legittimati per susseguente matrimonio non siano compresi, salvo in caso di assenza di legittimi nati da legittimo matrimonio, nel qual caso, cioe' mancando tutti i legittimi da me discendenti o discendenti dai detti fratelli miei, possono essi venire legittimati e lo vengano in questo caso vengano compresi nella successione.
Si aggiunge la proibizione della Trebellianica e dell'alienazione agli eredi diretti ed indiretti, perche' voglio, mando e comando che i beni miei siano conservati ai figli discendenti legittimi nati da legittimo matrimonio in linea maschile ancora sopravviventi, e mancando essi, ai figli e discendenti come sopra ho detto dei fratelli miei, ed in mancanza di essi agli altri come sopra nominati.
Non e' difficile immaginare cio' che doveva succedere in seguito ad un tal testamento. Contese interminabili fra parenti.
Comincio' a sentire le conseguenze la stessa nuora, Bianca Giuditta Visconti figlia di Anton Francesco Visconti e Margherita Crivelli, che abitava nel castello di Legnano, quando pochi anni dopo, nel 1533 rimase vedova del I.C.C. Ferdinando, e priva di figli maschi pr la successione sulle linee del fidecommesso. Tutta l'assurdita' d'una tale concezione legislativa apparve nella sua drammatica realta'.
La sua lettera al governatore Cardinale Caracciolo rispecchia l'ansia del momento.
Furono tuttavia pazienti i cognati e benche' portassero i loro diritti al tribunale del Senato Milanese, solo  i rispettivi figli Gio Bernardino e Conte Alessandro entrarono in possesso dei beni e del castello di Legnano nel 1554.
Per concordato intervenuto fra le figlie del Ferdinando ed i succcessori legali al fidecommesso, il Gio Bernardino entro' in possesso del Castello di Legnano, e col Conte Alessandro ricevette 627 pertiche di terre pure a Legnano. Alle due figlie del Ferdinando predette, furono concessi 4 mulini in Legnano e 730 pertiche di terre pure in Legnano contro cessione pero' del "Sedime da Nobili" che possedevano in Milano.
Questo concordato segna la prima crepa nell'esecuzione delle volonta' testamentarie dell'Oldrado.
Ed altre ne seguirono come si vede nella tavola allegata. Sarebbe infatti un assurdo che improvvisamente un beneficiatario attuale del fidecommesso dovesse venire espropriato pr la comparsa di un ramo collaterale di un nuovo legittimo successore ai pingui beni. Il beneficiatario ereditario legale, sbalzato via da un'altro beneficiatario posteriormente procreato.
Le contese che sorsero sulle proprieta' del castello e dei beni annessi ebbero le piu' svariate complicazioni e fecero scorrere rivoli di inchiostro nelle sedi legali e fiele in petto ai litiganti. Durarono oltre 200 anni e si chiusero coll'estinguersi della Famiglia intiera avvenuta nel 1729 coll'ultino suo superstite. Questi, il Conte Francesco Maria Lampugnani I.C.C. nel 1696 era riuscito a rimuovere gli ostacoli ed a racimolare molte delle sparse unita' dell'antico lotto di terre, ed occupava ed abitava signorilmente il castello.
Morendo nel 1729 senza eredi maschi ne faceva legato all'Ospedale Maggiore di Milano unitamente a 729 pertiche di terre (Testamento 1717 30 settembre) e questo segna l'inesorabile verdetto del tempo sulla Famiglia e sul fidecommesso.
Ma non aveva pero' vinto il Conte Francesco la contesa elevata contro i Conti Corio e Dal Verme per il possesso dei 4 mulini e pertiche 500 che erano stati distaccati dal pingue lotto sil dal 1554.
I 4 mulini rstarono alla casa Corio ad atraverso i legami di sangue coi Conti Melzi (1800) dei quali fu erede Donna Barbara Melzi fondatrice della Pia Casa Melzi in Legnano, du di essi che sono del gruppo di mulini sotto il castello detto dei Melzi passarono alla Casa Pia Melzi, oggi Casa Pia Donna Amigazzi di Legnano. Ed al tempo che corre, i mulini non hanno ancora chiusa la loro onorata esistenza benche' siano ormai quasi oggetto da museo.
 
LA FAMIGLIA CORNAGGIA ACQUISTA IL CASTELLO
Da Memorie n. 8
 
I Cornaggia si erano insediati in Legnano nel 1598 col bartolomeo Cornaggia nativo da Sedriano e, come altre famiglie benestanti e nobili, possedettero il loro sepolcre nella chiesetta di San Angelo annessa al convento dei frati Minori. Ebbe a moglie Caterina Angela Custodi pure appartenente a primaria famiglia residente in Legnano. Il Bartolomeo Cornaggia commerciava con importazioni di cotone ed altro dall'estero, e con cui fece una discreta fortuna.
Nel 1748 un discendente, Carlo Cornaggia acquista dai Crivelli, il feudo sulla Castellanza, la localita' poco a nord di Legnano, col che il ramo suo si aggreghera' il titolo di Marchesi della Castellanza.
E' infine nel 1880 che il Marchese Carlo Cristoforo Cornaggia fa acquisto dall'Ospedale Maggiore di Milano, del castello con tutta la grande tenuta annessa, al prezzo di lire 124.620.
Il Cornaggia ripristino' lo splendore della bella dimora portandovi la famiglia durante la stagione favorevole.
Le grandi sale inferiori e superiori dalle finestre monumentali da cui aria in quantita' giungeva nei locali ad allietare i proprietari nei loro soggiorni di campagna, corrispondevano in pieno al gusto dell'epoca. E tale loro soggiorno duro' sino al giungere del 1990, con cui nuove mode e nuove aspirazioni convertirono le usanze dei cittadini milanesi.
La predominanza dei terreni irrigui nella proprieta' acquisita, indusse tosto i Cornaggia all'installazione di un vasto allevamento di bovini da latte e la riproduzione a poco a poco, in seguito anche alla rinuncia della Famiglia a godere del castello come soggiorno estivo, invase tutto l'immobile e divenne la sola ragione della sua conservazione.
Le stalle vennero ampliate sino a contenere 50 grossi capi di bovini; adeguati fienili sistemati e ... il castello stesso ridotto a piccoli locali ceduti in affitto ai contadini al prezzo di Concordato l 100 annue cadauno.
Tutti sanno in quali condizioni si svolgono i grandi esercizi agricoli specialmente quando il proprietario non e' in luogo.
Apparente miseria, e' la nota predominate nell'ambiente. Quindi trascuratezza e luridume; assenza delle riparazioni piu' elementari. Si lasciano vuoti dei locali per non fare la spesa di ripristinare il tetto che si sfascia.
Si demolisce qua' e la', allo scopo di recuperare qualche mattone che occorre altrove.
Si lascia cadere cio' che deve essere sorretto, pur di non spendere per acquistare calce e mattoni.
Simile e' lo stato odierno della corte del castello che vide tanti splendori.
 
GLI ABITATORI PRO TEMPORE DEL CASTELLO
Da Memorie n. 8
 
Dopo tutto il predetto non occorrerebbe piu' dire che ha abitato il castello; furono i Lampugnani.
La comsulsazione dei documenti ci permette tuttavia di segnarli nominalmente a partire dall'Oldrado Lampugnani II°. (4.2) perche' prima appare pressoche' impossibile ottenere dati storici sul possesso del castello. Cio' per le molteplici distruzioni degli archivi piu' antichi milanesi.
Ci limitiamo quindi, all'esame dal 1426 in avanti, epoca in cui l'Oldrado acquisto' tutto il complesso di case e casupole che contornavano il fabbricato principale, il quale invece apparteneva ai Visconti Signori di Milano, come abbiamo detto: Gli abitatori furono dunque:
1) Capitano Oldrado Lampugnani detto il Magnifico, padrone effettivo di tutto il castello dal 1437 in seguito alla donazione della costruzione signorile trecentesca a lui fatta dal Duca Filippo Maria Visconti. Lo gode sino alla sua morte 1460, in convivenza prima col Dott. I.C.C. Cristoforo Lampugnani (4.3) fu Giovanni (5.9), e poi coll'altro nipote Conte Gio Andrea (5.16) fu Maffiolo.
2) Conte Gio Andrea predetto, consigliere ducale, sposo a Lucrezia Visconti figlia di Azzone, riceve nel 1460 il castello in lascito testamentario dallo zio Oldrado II°, e lo gode sino alla sua morte nel 1488.
3) Capitano e Conte Oldrado III° Lampugnani, (6.12) figlio del precedente, camerario ducale, amico e fedele seguace di Ludovico il Moro, conte di Ripalta d'Adda, feudatario di Trecate, fu' Podesta' di Portovaltravaglia e di altre localita', Governatore di parma, Senatore (1499), godette il castello in proprio dal 1488 al 1507, anno in cui all'atto di partire per l'esilio di Parigi come fedele amico e seguace di Ludovico il Moro, fece testamento a favore del figlio unico Ferdinando (10 novembre 1507). Egli torno' poi a Milano nel 1508 dopo la morte di Ludovico ma avvinghiato agli Sforza, segui' l'agitata sorte di Massimiliano. Ebbe a moglie la patrizia Agnese Visconte e mori' nel 1528. Durante il possesso suo, nel castello erano installate diverse famiglie che dobbiano ritenere sue affini: Il notaio Beniamino Bossi fu Francesco I Bossi possedevano anche una casa in Legnano, in via Gigante odierna, al n. 2 nella quale si sono trovati vari affreschi che sono tuttora in luogo con stemma dei Bossi di cui e' esposta una riproduzione nel Museo Civico.) che vi teneva il suo ufficio notarile; il Magistrato Daniele Caimi fu Gio Pietro pronotario, col figlio Gio Pietro pure pronotario, ed ambo al servizio del notaio predetto, nonche' il magistrato Bernardo Ricci fu Lorenzo.
4) Conte Ferrando o Ferdinando I° Lampugnani, (7.7) figlio del predetto Oldrado III°, ebbe la successione compleata dal padre sin dal 1507 e godette il castello sino alla sua morte nel 1533. Ebbe a moglie Bianca Visconti figlia di Anton Francesco, patrizia milanese Litta tav XI da cui si rileva che essa e' una diretta discendente del Gaspare Visconti fratello del Lodrisio che fu compartecipe alla Signoria di Milano nel 1330.) e per la vita da signore che condusse dissipo' non solo la dote della moglie, ma parte dei beni del castello. Morto il Ferdinando 1628 senza figli maschi, i rami aventi diritti  partirono alla riscossa, ma la vedova pote' tenere il castello ed anche passarlo alle figlie quando essa sorvolo' a nuove nozze. Anche durante il godimento del Conte Ferrando, abitava nel castello il notaio Bossi predetto nonche', due notai al suo servizio, Magistro Gio Andrea Crivelli fu Battista e dno Serrandi Crivelli fu magn. Danesio, oltreche' dno prevosto Gio Antonio da Giussano fu dno Francesco e dno Gio Antonio Crivelli figlio del dno Serrandi predetto.
5) Abusivamente, come gia' detto, le figlie del predetto Ferrando, cioe' Lucrezia Lampugnani sposatasi poi col Conte Ottaviano Cusani e Ottavia sposatasi poi Conte Francesco dal Verme, tennero il possesso del castello alcun tempo sino a che a seguito di sentenza sfavorevole del fidecommesse dovettero lasciarlo (1554) al collaterale legale.
6) Il Conte Alessandro Lampugnani figlio del fu Nicolo' e marito a Lucia Gamboloita, godette il castello dal 1554 alla sua morte 1577 non senza vivaci contrasti coi parenti e pretendenti. Sua figlia, contessa Isabella, moglie del conte Pietro Maria Rossi di San Secondo resto' brevemente ancora nel castello ma morta nello stesso anno 1577, il marito e i figli tentarono di conservarselo. Ma mancato poco dopo il padre, i figli perdettero la causa contro la schiera dgli aventi diritto; subentro' quindi:
7) il J.C.C. conte Ferdinando II° (9.11)  nel 1605 e lo tenne fino alla sua morte nel 1638. Questi ebbe a moglie la patrizia Ludovica Arese. La successione del castello procede poi per qualche tempo regolarmente da padre in figlio maggiorasco.
8) Il Capitano Francesco Maria I° Lampugnani (10.6), figlio del predetto, marito di Francesca Vismara, gode il castello con il fratello Conte Giuseppe (10.5) dal 1638, ma egli muore presto, nel 1644, lasciando due maschi sotto tutela del fratello. Nel castello trovasi in una nicchia a muro la statua a mezzo busto di un capitano che con molta probabilita' lo raffigura, Essa puo' essere stata eseguita da parte del Francesco Maria ultimo detentore del Castello, in onore al nonno suo, che era appunto stato capitano della Fanteria e dei cavalli.
9) Il conte Giuseppe Lampugnani, gode il castello come tutore dei figli del predetto, sino alla sua morte 1658.
10) Conte Oldrado IV (11.1) J.C.C. e Ferdinando Maria III° (11.0), fratelli e figli del Capitano Francesco Maria I°, godono il castello dal 1658. Morto presto il Ferdinando III°, il possesso resta fino al 1683 unico e solo al conte Oldrado IV°, sposato alla patrizia Lucrezia Cambiaga di Francesco. Gli succedono i figli:
11) Conte e J.C.C. Francesco Maria II° Lampugnani e fratello Gio Andrea II° (12.0). Questo secondo pero' fa donazione della sua parte al fratello il quale gode quindi da solo il castello sino alla sua morte, nel 1729. Questi, uomo di ingegno e di attivita' si pose il compito di radunare quelle parti dei beni aviti che coll'andar del tempo si erano distaccati per manovre di ogni genere. Ottenne il suo scopo (1695) ma, rimasto senza figli dalla moglie Maddalena Figini e poi vedovo, fece donazione testamentaria di tutto, castello e beni annessi all'Ospedale Maggiore di Milano alla sua morte, avvenuta nel 1729 come detto. A cosi' insigne donatore l'Ospedale Maggiore fece tosto fare ritratto a piena persona che e' conservato nella quadreria dell'Ospedale. Il Conte Francesco Maria II° (12.1)  elevo' in affresco su un muro del castello il suo stemma simile a quello di un sigillo suo che qui riproduciamo. Egli fu anche Console di Legnano. Alcuni documenti di tale sua gestione sono conservati presso l'Amministrazione Cornaggia Medici in Legnano, ed e' vivo desiderio nostro che essi vengano definitivamente passati sotto la tutela dell'archivio Civico Storico da noi gestito nel Museo.
 
 
 
 
 
 
 
Indice di Raccolta del castello
 
 
 
 
Origini
Il Castello di Legnano
NUOVI DOCUMENTI SUL CASTELLO
ORIGINI DEL CASTELLO DI LEGNANO
LA DENOMINAZIONE "CASTELLO DI LEGNANO"
I PASSAGGI SOTTERRANEI FRA IL CASTELLO DI LEGNANO E I LUOGHI VICINI
DESCRIZIONE DEL CASTELLO DI LEGNANO
         Il fabbricato principale trecentesco
         L'arredamento mobile del castello
OTTONE VISCONTI, LEGNANO E CASTELSEPRIO
         Episodi della lotta di Ottone Visconti e i Torriani
         Legnano e la battaglia di Parabiago
I LAMPUGNANI A LEGNANO E ZONA AGLI ALBORI DEL 1400
LA FAMIGLIA DI UBERTO E OLDRADO LAMPUGNANI
L'AVVENTO DELLA FAMIGLIA DELL'OLDRADO A LEGNANO
LE ALTRE NOBILI CASATE DIMORANTI IN LEGNANO FRA IL 1400 E IL 1500
OLDRADO LAMPUGNANI  Istruttore del minorenne Duca Filippo Maria Visconti e poi suo Capitano
OLDRADO LAMPUGNANO E IL CONTE DI CARMAGNOLA (1412-1425)
OLDRADO LAMPUGNANI E GABRINO FONDULO
OLDRADO LAMPUGNANI E IL SUO SEGRETARIO
OLDRADO LAMPUGNANI DIVIENE PADRONE DEL CASTELLO DI LEGNANO E LO FORTIFICA
ATTACCHI AL CASTELLO DI LEGNANO
OLDRADO LAMPUGNANI RIBELLE ALLA REPUBBLICA MILANESE
OLDRADO LAMPUGNANI FEUDATARIO DI OSCASALE, E SIGNORE DI FARFENGO
IL CORREDO NUZIALE DI UNA SPOSA LAMPUGNANI DEL 1457
LA SUCCESSIONE DELL'OLDRADO LAMPUGNANI
IL CASATO LAMPUGNANI IN RIBASSO TEMPORANEO PER L'UCCISIONE DEL DUCA
OLDRADO III. E CRISTOFORO LAMPUGNANI ESILIATI IN FRANCIA
LA CONTESA CIVILE DEL POSSESSO DEL CASTELLO
         I Lampugnani aventi diritto si estinguono
LA FAMIGLIA CORNAGGIA ACQUISTA IL CASTELLO
GLI ABITATORI PRO TEMPORE DEL CASTELLO
 
 
 
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